Nell’Antico Testamento, il libro del Siracide insegna: “Amicus fidelis protectio fortis; qui autem invenit illum, invenit thesaurus” (Sir 6, 14-15) e con questa affermazione sapiente, nota come “Chi trova un amico, trova un tesoro” vuole indicare una strategia da realizzare, per essere felici!
Evidenze scientifiche dimostrano il valore resiliente dell’amicizia: nel 2011, a Montreal, in Canada, gli accademici Ryan E. Adams, Jonathan Bruce Santo e William M. Bukowski hanno monitorato per quattro giorni un gruppo di ragazzi e ragazze tra i 10 e i 12 anni, chiedendo loro di scrivere una specie di diario giornaliero, mentre veniva misurato il livello di cortisolo, un ormone che sembra dipendere dallo stress: ebbene, la presenza di un amico accanto nei momenti di difficoltà riduceva sensibilmente gli effetti negativi!
Le amicizie come tutte le relazioni autentiche scavano in profondità e non ammettono mezze misure, come accade nel romanzo di Monica Hesse “La ragazza con la bicicletta rossa”: durante l’occupazione nazista dell’Olanda, la giovanissima protagonista Hanneke, che lavora con il mercato nero, è coinvolta da un’anziana cliente nella complicata ricerca di una ragazza ebrea. Le indagini di Hanneke porteranno il lettore a scoprire, dietro al mistero della scomparsa della giovane ebrea, una grande storia di amicizia tra due coetanee: la leggerezza di una delle due ha provocato una tragedia, che sarà riscattata a caro prezzo!
Ecco, credo che questo sia un po’ il senso
della vera amicizia: rimane inalterata nel tempo, perché permeata dalla fedeltà e dall’impegno nella riparazione delle ferite, causate dalle debolezze umane!
Mi viene in mente, l’episodio del tradimento di Pietro nella notte, in cui Gesù subisce il processo davanti al Sinedrio degli Ebrei: a differenza di Giuda, che vinto dalla disperazione si toglie la vita, Pietro davanti allo sguardo non giudicante di Gesù impara a pentirsi, e ricomincia a seguire il Suo Amico, condividendone tutto!
Non è quello che accade sempre, dopo una crisi, tra gli amici? Certo, non sono esperienze facili, perché richiedono di saper gestire parole e atteggiamenti, a differenza delle relazioni evanescenti.
Anche il desiderio di socialità, dopo l’esperienza delle restrizioni, dovrebbe insegnarci a coniugare eventi e valori, persone e attenzioni, altrimenti gli incontri rimangono solo dei diversivi che lasciano vuoti e depressi: basta pensare a tanti anziani, che dopo una vita dedicata solo al lavoro, si lamentano di non avere amici, per non aver costruito negli anni relazioni autentiche, ma solo formali, come semplici conoscenti! L’amicizia è un dono, ma non è dovuto al caso, piuttosto alla volontà di essere accanto, andando oltre le differenze!
La povertà di amici fidati è grave come la mancanza di mezzi: questa dimensione va recuperata nella cura dei rapporti umani, che sono la migliore garanzia per il futuro, la vera arma contro paure e incertezze!
Paola Giorgi





