Ben prima della feroce invasione russa in Ucraina, al solo pronunciare la parola “energia” veniva mal di testa, figuriamoci adesso…
La strategia della produzione energetica è diventata di costante attualità dopo l’incidente occorso nella arcaica centrale di Chernobyl, sull’onda emotiva del quale in Italia fu inopinatamente indetto il referendum sull’energia nucleare e, più in generale in Europa, partirono le discussioni su come si sarebbe dovuta produrre l’energia nel futuro.
Provo a fare ordine, scrivendo delle principali fonti e della dipendenza da paesi esteri. Tutti i dati citati derivano dal rapporto ENERGIA GSE – 2020.
L’86% dell’energia elettrica che consumiamo lo produciamo in Italia, il restante lo importiamo principalmente dalla Francia e dalla Svizzera (che producono con le centrali nucleari). Oltre il 40% della produzione domestica deriva da fonti rinnovabili (sole, vento, idroelettrico, biomasse e geotermico): di questa quota, nel 2020 il 41% è stato di origine idroelettrica, il 21% solare, il 17% biomasse, il 16% eolico, ecc. In pratica, tra solare ed eolico, in Italia si produce solo il 25% di energia elettrica totale consumata. Il 59% di energia prodotta con fonti NON rinnovabili è generato in grande maggioranza dagli impianti turbogas. Ciò vuol dire che il 43% del totale dell’energia utilizzata in Italia è prodotto col gas: il 40% di questo gas ce lo vende(va) la Russia e il 30% l’Algeria. Come vedete, la variabile geopolitica è un convitato di pietra ingombrante.
Guardando al futuro, l’auspicio generale è quello di aumentare le fonti rinnovabili, così ridurremmo sensibilmente la produzione di CO2: a tal proposito le principali fonti su cui l’UE spinge(va) sono il solare e l’eolico. Qui nascono altri problemi: chi produce la stragrande maggioranza dei pannelli fotovoltaici? La Cina: 8 delle prime 10 aziende mondiali produttrici di pannelli sono cinesi. In pratica ci slegheremmo dalla Russia e ci faremmo legare da Xi Jimping: siete proprio sicuri di volere ciò? Per ciò che riguarda l’eolico, la ventosità italiana non è esattamente quella del nord Europa, per giunta di imprevedibile intensità, perciò non ci si può contare in modo costante: la conferma arriva dal fatto che tra 2019 e 2020 la potenza eolica installata è aumentata del 2%, invece l’energia effettivamente prodotta è diminuita del 7,2%.
La mia opinione è che la strategia futura debba basarsi sullo sfruttamento ulteriore delle biomasse, sui termovalorizzatori e riaprire velocemente il dossier energia nucleare: solo in un secondo tempo, e a fronte di indipendenza di forniture di pannelli da Paesi non esattamente affidabili, potremmo incrementare la produzione di energia solare.
Biomasse e termovalorizzatori: la materia prima ce la produciamo da soli, perciò non avremmo difficoltà di sorta, inoltre la costruzione e l’avvio della produzione energetica non richiede tempi lunghissimi e l’esperienza di tanti altri Paesi europei al riguardo è quali-quantitativamente confortante. È che parlare di escrementi animali e di rifiuti non fa molto chic: magari è per questo che nei salotti green si parla poco di queste fonti energetiche? A Roma addirittura preferiscono pagare per esportare l’immondizia e guai a parlare di termovalorizzatore (che un ben determinato gruppo di capziosi ignoranti continua a chiamare impropriamente inceneritore: evidentemente preferiscono creare sempre più discariche).
Centrali nucleari: ci vogliono quasi 10 anni per costruire una centrale e iniziare a produrre energia, ma più rimandiamo, peggio è. Le nazioni meno colpite dalle conseguenze della guerra attuale sono proprio quelle in cui ci sono le centrali: ovviamente in questo gruppo non è compresa la Germania, caduta come l’Italia nella trappola del populismo antinucleare, anche se stanno tornando sui loro passi. Aggiungo che tre delle nazioni con cui confiniamo (Francia, Svizzera e Slovenia) hanno il nucleare e ci vendono energia elettrica, inoltre nell’estremamente remoto caso di incidente, le radiazioni non verrebbero fermate dalla polizia di frontiera…
Tutti questi discorsi sono fatti senza tener conto dei nimby, sennò sarebbe troppo facile e ci annoieremmo…
Gerardo Altieri






