Educazione civica e attenzione per il prossimo: un percorso d’amore

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Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te.”

La cura, Franco Battiato 

Ci vuole arte per conservare il cuore, trattarlo con cura e tenerlo delicatamente vicino.

Il cuore sta in ogni cosa, piccola e grande, si adatta, segue i cambiamenti, muta.

Il compito è quello di non lasciarlo andare ma trattenerlo e non dargli modo di evadere, fuggire, ritrarsi. 

Si accovaccia in un corpo come nelle cose, quelle care, non riusciamo a separarcene.

Portatore di luce e mistero ci infonde di una grazia che fa volare, innalza e rinforza.

Ci vuole coraggio per proteggerlo quando la paura assale e sembra che proprio niente ce ne scampi. 

L’attenzione alla salvaguardia è innata, giunge spontanea in chi questo sentimento lo produce naturalmente e non si lega alle cose, non le usa, ma le sfiora custodendole.

Lo studio insegna, consiglia, forma, ma sa indicare la porta giusta da aprire? Preservare il patrimonio artistico, storico e culturale è la priorità ed è vero, ma accarezzare un volto, tendere una mano ha altrettanto rilievo nella vita. 

Produrre un bene tale da poter distribuire a chi ne ha bisogno è come mettere un tetto sulla testa di qualcuno. 

L’educazione civica va di pari passo con quella sociale: contestualmente conduce all’amore.

Non si può pensare alla conservazione architettonica senza ritenere rilevante che vi dimoreranno delle vite, le stesse che percorreranno strade, attraverseranno ponti, solcheranno mari. Le stesse che affideranno figli, confideranno, elargiranno, pagheranno. 

Si ha bisogno del giusto metro, della giusta considerazione, ci vuole attenzione.

Sarebbe opportuno avere zelo nel compiere azioni: gettare mozziconi accesi, inquinare l’ambiente, sprecare acqua, cibo.  Basterebbe rivedere i comportamenti perché l’educazione ad un maggior bene comune inizia da noi. 

Pagare lo scotto di ciò che la società produce è disdicevole soprattutto se a pagare sono gli innocenti. Ci vuole coscienza e comunità, più unione e maggior attenzione, quelli che non ne hanno perché aridi di cuore, dovrebbero riflettere e pensare che a volte il mondo va a rovescia e passare dall’altra parte è un attimo.

Avere cura di un amico in difficoltà, di un anziano solo, di un animale abbandonato, di un popolo esiliato, di chi è vittima di abusi è uguale all’avere cura della terra sulla quale camminiamo, della città in cui viviamo, della casa che ci accoglie.

Chi pensa che esistono le diversità pensa male, in fondo siamo uguali e legati, chiudere gli occhi e ignorare i legami, segni che ci uniscono a cose e persone, genera pensieri scadenti.

Il riguardo verso chi rappresenta la forza lavoro, a chi produce, investe e rischia è altra forma di attenzione, significa rivolgere cura non solo a chi crea ma anche a chi di quelle produzioni vive. Anche questo designa l’aiuto, anche questo vuol dire dispensare cose belle; mettere alle strette invece, può innescare una reazione a catena talmente forte da far crollare ciò che era saldo, ma addosso a chi? 

Si salverà solo chi era preparato, chi sapeva già di dover usare un paracadute.

Siamo cittadini di un mondo che vuol far credere di essere ciò che non è, ognuno tuteli se stesso, ognuno si difenda, cerchiamo tutti di restare a galla.

Abbi cura di te. 

Il cuore parla una lingua sempre diversa e sempre uguale. Non tutti la conoscono ma tutti la possono imparare.”

 Maria Zaccagnini

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