L’esempio di Renzo Piano e l’importanza dei luoghi della cultura

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Era il 2006 e la città di Roma era in uno dei suoi momenti migliori. Il sindaco Walter Veltroni, che adesso si accinge a girare il suo primo film di fiction, svolge un lavoro importante insieme ai suoi assessori: immissione di 70 nuovi bus a metano per la città, Tevere più navigabile e l’idea di una Festa del Cinema. A Roma! Molti penseranno: beh? E cosa c’è di strano? È Roma, la capitale del cinema. Del cinema sicuramente, ma su fronte festival l’Italia è sicuramente una delle nazioni più importanti quando parliamo appunto di festival cinematografici. È nota a molti, ma non a tutti, la storia di Giffoni, un piccolo paese nel cuore della regione Campania, che col tempo è diventato uno dei più importanti festival al mondo. E poi, come non citare il ben più noto Festival di Venezia: un’istituzione. Quindi quando Walter Veltroni azzardò la proposta di fare una festa del cinema a Roma, tutti cominciarono a dire che non era una buona idea, e che si sarebbe verificata una competizione fra Venezia e Roma che non avrebbe portato del bene a nessuno. 

A Roma, però, avevano già pensato a questo: non doveva essere una competizione fra festival, perché Roma voleva ospitare una grande festa. Tra festa e festival c’è una bella differenza, non trovate? 

Per consolidare questo progetto stravagante ed originale venne scelto un luogo che oggi è la più grande icona moderna capitolina: il Parco Della Musica. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, l’Auditorium Parco Della Musica è stato progettato da Renzo Piano ed è stato completato il 21 Dicembre del 2002. Parliamo di uno dei più grandi progetti, forse il più grande, dagli anni ’60: una città della musica e delle arti in generale. Queste le parole di Renzo Piano: “l’Auditorium non è soltanto un impianto musicale; c’è anche una piazza, c’è Santa Cecilia, c’è gente che ci lavora, ci sono dei negozi, bar e ristoranti. Funzioni tutte che affidano a questo progetto l’importante funzione di rendere urbano questo luogo che ha bisogno di urbanità. I luoghi della cultura, d’altronde, come quelli della musica, hanno la naturale funzione di fecondare il tessuto urbano, sottrarre la città all’imbarbarimento e restituirle quella qualità straordinaria che ha sempre avuto nella storia. Strumenti musicali, quindi, immersi nel verde di un parco della Musica che scende da Villa Glori, avvolge i grandi liuti dell’Auditorium, i due gioielli dello stadio Flaminio e del Palazzetto dello Sport e si spinge fino a viale Tiziano regalando alla città di Roma un grande parco di venti ettari abitato dalla Musica”. 

Entrando in questo luogo si ha la percezione di essere di fronte a tre enormi astronavi aliene, i cui materiali sono in perfetta sintonia con Roma e la sua storia. Camminando in questo luogo e in queste sale, si ha la sensazione che la cultura della musica e del cinema possano davvero cambiare il mondo. 

È in questo contesto che, nel 2006, si svolge la prima edizione della Festa del Cinema di Roma. Sarà così per tutte le edizioni a seguire. Qui viene presentato “The Departed” con Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio in sala. Io c’ero. Fu un tripudio di applausi, ma anche di strane risate da parte di un pubblico che non era ancora abituato a quel ritmo cinematografico: nel film di Scorsese, infatti, i personaggi assieme  alla storia corrono in modo quasi nevrotico. Aveva già capito, il regista di Gangs Of New York, che il cinema doveva rinnovarsi, alzare i ritmi, cambiare le sue regole. 

Era il periodo prima della crisi del 2008. Era il periodo in cui nessuno parlava di cinghiali e rifiuti a Roma, nessuno parlava di Roma come della Capitale della disorganizzazione e del caos. Era il periodo degli autobus a Metano come alternativa ai mezzi più inquinanti. Era il periodo, insomma, in cui c’era una sana speranza che la città simbolo dell’Italia potesse migliorare sempre di più. Un’illusione. 

Lo sconforto che attanaglia il cuore quando si arriva nella Capitale nel 2022 è paragonabile solo a un pugno nello stomaco troppo forte per rialzarsi subito. A distanza di quasi vent’anni, Roma sembra peggiorata dal 2006, l’anno in cui l’Italia vinse il suo ultimo mondiale di calcio. 

Oggi la città sembra quasi in stato di abbandono. La Festa del cinema di Roma continua ad essere una meravigliosa ispirazione, ma l’aria stantia che aleggia intorno alla Capitale potrebbe frenare anche questo. 

Il Parco Della Musica rimane sempre il bellissimo posto che era nel 2006, ma ha sicuramente bisogno di attenzione, prima ancora che di manutenzione. E qui l’italiano medio commette sempre l’errore di costruire cose nuove, prima ancora che dare attenzione a quelle già esistenti. Sta succedendo con lo Stadio Meazza a Milano, è già successo allo Stadio Flaminio a Roma. Esistono strutture dello scorso secolo che possono avere miglior vita, se anziché immettere cemento e mattoni in un territorio già falcidiato dalla speculazione edilizia, come è quello dell’Italia, provassimo invece a rimettere in piedi ciò che già c’è. 

È evidente che il cemento muova soldi, puliti e sporchi. Ma di questo passo il rischio è ritrovarci cattedrali del deserto in città invivibili rispetto ai nostri cugini europei. 

Il Parco Della Musica è l’esempio perfetto di come evitare tutto questo. 

E se potete, quest’anno fate un giro alla Festa del Cinema di Roma. Dopo aver superato l’incuria della Stazione Tiburtina, i vostri occhi potranno illuminarsi di fronte alla bellezza del cinema e al Parco della Musica di Renzo Piano. 

Marco Cassini

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