Economia circolare e pensioni: l’uovo di colombo! O no?

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Negli ultimi dieci anni, con un’accelerazione notevole dal 2018 in poi, si sono moltiplicate le opportunità di “emigrare” all’estero, in luoghi piacevoli, sicuri e situati a poche ore dalla “Madre Patria”, per i nostri pensionati. In particolare, le sirene del benessere, o quanto meno della “meritata dignità” sulla via del tramonto, hanno cominciato a bisbigliare alle orecchie di quelli che, con le pensioni italiane, in Italia fanno la fame, o poco meglio, tra mille difficoltà e zero concessioni al piacere e al tempo libero. Che si tratti delle Canarie o della Croazia, del Portogallo o dell’isola di Malta e finanche della lontana Thailandia, la questione resta la stessa: il potere di acquisto della pensione che si rafforza in terra straniera, così come la tassazione ridotta ne aumenta, al contempo, l’importo disponibile.

Quello che, finora, ha limitato la portata di una vera e propria (potenziale) migrazione di massa è sicuramente il fattore “determinazione”, vale a dire quella forza d’animo e quella grinta che ognuno deve avere in sé per affrontare un cambiamento, qualunque esso sia, figuriamoci per lasciare luoghi e persone care, entrare in un nuovo habitat, con usi, culture, lingue e regole sociali diverse. Tanti, quindi, dopo aver accarezzato questo sogno, hanno ripreso terra con i piedi e, crucciati e frustrati, si sono rimessi a combattere con le difficoltà della vita conseguenti alle proprie ristrettezze finanziarie. 

Per fortuna, l’Unione Europea ha finalmente preso sul serio, all’interno delle sue politiche strategiche del Green Deal, la promozione ed il sostegno allo sviluppo di un modello economico di tipo “circolare”. Basta con la visione post-industriale della linearità dell’economia e delle abitudini dei suoi cittadini-consumatori: prendi le materie prime, produci, utilizza e, poi, getta. Stop alla società dei consumi (anzi, di più… sfrenatamente consumistica) capace solo di generare montagne di rifiuti, che poi tanto rifiuti non sono! Nuove parole magiche, che suonano dolci alle orecchie di chi sa cogliere le opportunità al volo, cominciano a riecheggiare nei discorsi delle persone tanto quanto dalle casse di risonanze mediatiche: condivisione, prestito, riutilizzo o riuso, riparazione, ricondizionamento, riciclo. Ma anche car sharing, bike sharing e mono pattini elettrici “pubblici” come se piovesse, fanno parte della logica dell’economia circolare.

In barba ai furbacchioni dell’obsolescenza tecnologica programmata e di quelli che “a signo’, me sa che fa prima a comprarne una nuova che a ripara’ questa”, alle grandi campagne del settore automobilistico, per “passare al nuovo” per essere all’avanguardia e per rispettare di più l’ambiente con i motori elettrici o eco qualcosa “euro 6.5 e oltre” e alle case di moda che con le loro “nuove collezioni” ti costringono a rifarti il guardaroba almeno due volte all’anno, oggi si può cogliere la grande occasione offerta dall’economia circolare per risparmiare, fare e avere di più, consumare e inquinare di meno, il tutto senza passare per un accattone o un taccagno (o anche entrambi). Finalmente, quindi, una buona notizia per i pensionati italiani, che dopo una vita di fatica e di sacrifici e l’idea malsana di lavorare onestamente senza perseguire carriere e percorsi preferenziali che li avrebbero portato a pensioni d’oro con anche solo 4 anni di “duro lavoro”, devono fare i conti con 1.000 euro al mese (quando va bene) e tutte le spese da coprire, prima di potersi permettere qualcosa per se stessi.

Certo, qualche perplessità e qualche preoccupazione questi “anziani” potrebbero avercele, rivolgendo lo sguardo verso figli e nipoti che, chissà, da questa rivoluzione economica potrebbero ricavarci un pugno di mosche senza nemmeno la prospettiva, già fantascientifica, di ricevere un giorno anche solo una misera pensione. Figli e nipoti immersi in un sistema produttivo e commerciale ancora erede dell’economia lineare e che, nel mondo del riuso, del ricondizionamento e della riparazione, potrebbero fare fatica ad avere, ancora, una posizione e un posto di lavoro, quanto meno remunerativo e duraturo come quello attuale. 

Forse, il trucco è far entrare in questa logica “circolare” anche le persone, e non solo i beni economici. Anche perché, in fondo, anche la manodopera e il personale, in genere, sono fattori produttivi. Motivo per cui, basterà pensarli come qualcosa da riutilizzare, ricondizionare, riciclare e poi, ma solo per la parte veramente inutile e in eccesso, da scartare ed eliminare. Cari anziani, iniziate a pensare bene come “riciclarvi” in questa nuova ottica, e a mantenervi attivi, validi e funzionanti, affinché possiate essere riutilizzati più a lungo possibile. Sempre che non decidiate, più coraggiosamente ma più saggiamente, di spostarvi sulle spiagge della Giamaica.

Alvise Brugnaro