Donne che amano i libri

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Il pregiudizio di una bibliofilia tutta al maschile

A gennaio 2020, in occasione della quarta edizione del Salone della Cultura di Milano, Maremagnum.com, il marketplace italiano del libro antico e usato, organizzava una conferenza dal titolo Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile. Al tavolo, quattro professioniste, provenienti da differenti settori del mondo del libro antico e moderno, discutevano sulla figura della donna nel campo della bibliofilia.

Un tema delicato perché, per quanto possa sembrare strano, ancora oggi è piuttosto diffuso il pregiudizio che l’amore per i libri sia materia prettamente maschile, come sosteneva già nel 1930 il giornalista Holbrook Jackson nel suo lavoro sul collezionismo librario intitolato Anatomy of Bibliomania. È naturale, scriveva, come lo è «la crescita della barba». Una tesi, quella di Holbrook, che non era nuova a chi frequentava l’universo bibliofilo e che di certo non scandalizzò i suoi lettori dell’epoca. D’altronde, già dal secolo precedente, il parigino Octave Uzanne (1851-1931), scrittore e febbrile bibliofilo, aveva ampiamente spiegato nei suoi scritti perché, secondo lui, la donna è nemica del libro. E proprio con il pensiero di Uzanne si apriva la discussione della conferenza milanese, moderata da Chiara Nicolini, attualmente Capo Dipartimento Libri della Pandolfini Casa d’Aste, ma che ricopre anche altri ruoli, sui quali torneremo più avanti. Le altre relatrici: Cristina Balbiano d’Aramengo (restauratrice e legatrice di libri), Laura Bartoli (professionista della comunicazione digitale), Noemi Veneziani (blogger e bibliofila).

La Nicolini racconta che, sebbene i tempi siano cambiati e le disparità lavorative tra i due generi si siano quasi del tutto livellate, tra i collezionisti e i librai antiquari serpeggia ancora un certo scetticismo nei confronti dell’interesse delle donne per la bibliofilia. Come se l’eco delle parole di Octave Uzanne non avesse smesso di risuonare alle loro orecchie. Per capirci, e in estrema sintesi, questo il pensiero dello scrittore francese, ben spiegato nel capitolo Les femmes bibliophiles del libro Les  zigzags d’un curieux (1888): denuncia le donne produttrici d’arte a scopo remunerativo o volutamente “femminista”; scrive che la donna è nemica del libro perché interessata soltanto alla bellezza estetica di questi oggetti, più che al valore artistico del loro contenuto o della loro veste esteriore; incolpa la donna di essere gelosa del rapporto d’amore che il marito instaura con l’oggetto libro. Insomma la donna, per Uzanne, non è in grado di comprendere e apprezzare il libro come oggetto di culto. Il parigino, tuttavia, tiene a precisare che non si tratta di misoginia, e che la sua ostilità verso il pubblico femminile riguarda soltanto un’eventuale intromissione di quest’ultimo nel mercato bibliofilo del libro antico e di pregio. La donna deve occuparsi degli affari di donna e dedicarsi cioè ai temi a lei più congeniali: moda, orpelli, gestione della casa e, in tema di libri, dedicarsi solo alla lettura di romanzi d’evasione. Il collezionismo, quello “serio”, deve rimanere dominio degli uomini. È buffo, perché poco più avanti lo stesso Uzanne riconosce che alcune donne francesi del passato, principesse e nobildonne, colte e altolocate, hanno lasciato pregevoli biblioteche e collezioni private. Ma qui, Uzanne, si rende conto della contraddizione e si appresta a correggere il tiro, affermando che il merito per la scelta dei testi è di qualcun altro, qualcuno di sesso maschile.

Chiara Nicolini si sofferma proprio su questo punto, evidenziando che di donne non si parla, ma che di loro, in realtà, la storia della bibliofilia è piena. Ne snocciola una lunga lista, donne che nel passato si sono distinte nel mondo delle lettere, dell’editoria, della bibliofilia. 

Ne cito tre:

  1. Christine de Pizan (1364-1430) che fece della scrittura una professione. Diresse uno scriptorium e diventò editrice di se stessa (il concetto è simile a quello del nostro self-publishing di oggi). Tuttavia, in quanto intellettuale laica e donna, visse come “straniera” in un paese di “chierici”, poiché presentarsi in pubblico in qualità di femme de lettres era motivo di scandalo.
  2. Caterina de’ Medici (1519-1589) che fu da tutti ammirata per la sua vasta cultura. Parlava e scriveva correntemente l’italiano, il francese e il latino, e bazzicava piuttosto bene anche il greco. La sua biblioteca personale conteneva fino a 2118 libri su vari argomenti, dal campo umanistico a quello scientifico, a dimostrazione della sua grande curiosità intellettuale: manoscritti rari, testi di storia, di matematica, teologia, filosofia, alchimia, astronomia, medicina, geografia, di musica, scienze e storia dell’arte.
  3. Madame de Pompadour (1721-1764) che influenzò le arti, la moda, il teatro e la musica, dettando lo stile della prima metà del Settecento. Fervente sostenitrice delle idee dell’Illuminismo, fu mecenate degli enciclopedisti, permettendo che l’Encyclopédie continuasse a essere stampata.

L’elenco potrebbe continuare, a lungo, spingendoci fino ai nostri tempi. È bene sottolinearlo, perché l’atteggiamento, seppur in forma minore, è ancora lo stesso: di donne che amano i libri, e che per la cultura hanno fatto tanto e tanto ancora fanno, si parla poco. È come se lo slogan fosse “Prima gli uomini” e poi, se avanza tempo, se c’è spazio, “anche le donne”. Il divario è avvertito con più prepotenza nel mondo del libro antico.

Nota bene: non è che l’editoria moderna sia messa meglio, però è più facile, forse per la risonanza a livello mediatico, sentir parlare di scrittrici ed editrici. Ma, diciamo, che è una tendenza moderna degli ultimi anni.

Apro una parentesi per raccontare un aneddoto a titolo di esempio: nel 1997 (quindi non si sta parlando di secoli fa), l’editore londinese della Bloomsbury pubblica un libro destinato a trasformarsi in un successo mondiale: Harry Potter e la pietra filosofale di J. K. Rowling. Attenzione: non Joanne, solo J. Perché? Da un’analisi di mercato appariva chiaro che il lettore medio avrebbe acquistato più volentieri un romanzo scritto da un uomo anziché quello di una donna. Ripeto, siamo nel 1997! In copertina e frontespizio, zac, si uccide l’identità femminile per creare un velo di mistero e vendere di più. Pura strategia di marketing, però il dato è preoccupante se si riflette con attenzione sul fatto che solo vent’anni fa il ruolo femminile in campo autorale era ancora sottomesso a quello maschile.

Tornando invece a quel sentimento bibliofilo, che si sintetizza nello slogan Amor librorum nos unit, adottato dall’ILAB-LILA, l’organizzazione mondiale alla quale si può consociare qualsiasi libreria antiquaria che ne faccia richiesta (e abbia superato dei criteri di selezione), voglio nuovamente tirare in ballo la figura di Chiara Nicolini. Il suo entusiasmo e l’amore per il libro l’ha portata negli anni ad avvicinarsi all’Aldus Club, l’Associazione Internazionale di Bibliofilia, fondata a Milano nel 1989 da Mario Scognamiglio e presieduta nel tempo da nomi di rilievo come Leonardo Sciascia, Umberto Eco e Gianni Cervetti (anche qui, per il momento, nessuna donna). Nel ruolo di Segretaria dell’Associazione, carica che ricopre da alcuni anni, Chiara non ha mai smesso di porre l’attenzione su due temi: i giovani e le donne. Quando nel 2017 giunge dalla città di New York la notizia che la Libreria antiquaria Honey & Wax ha annunciato un premio consistente in un riconoscimento di 1000 dollari, per la più mirabile collezione di libri costituita da una giovane donna che non abbia ancora compiuto il 31esimo anno di età, a Chiara si accende una lampadina. Perché non replicarlo in Italia? Un’occasione per incoraggiare il sentimento bibliofilo tra i giovani collezionisti. Nel 2019 Chiara promuove, tramite l’associazione di cui fa parte, il Premio Aldus Club, a cadenza biennale, e fissa la vincita a 1500€. Il Premio viene esteso anche ai maschietti, ma l’attenzione per il ruolo femminile rimane vigile, è pur sempre il cavallo di battaglia. Attenzione, però, la collezione non deve essere un accumulo di libri messi insieme a casaccio: presentando un elaborato, si deve argomentare il fil rouge che tiene unita la biblioteca privata (completata o in corso). L’iniziativa riscontra un ottimo successo e oggi il Premio Aldus Club si appresta alla terza edizione.

Quello di Chiara Nicolini è solo un esempio delle molte figure femminili che compongono il mondo della bibliofilia, e delle quali sarebbe bene, invece, prendere nota. Sono tantissime: libraie, legatrici, restauratrici, collezioniste, bibliotecarie, scrittrici, archiviste, consulenti, ecc.

Ciò che deve avvenire è una rivoluzione paradigmatica del concetto di libro antico come oggetto di culto prettamente maschile. Il cambiamento di pensiero si verificherà quando, entrando in una libreria antiquaria, oltre ai legni degli scaffali e all’inconfondibile odore di carta antica, non darete per scontato di essere accolti da un canuto signore, ma da una donna, magari una giovane libraia che ha raccolto la sfida di una bibliofilia che si pensava fosse tutta al maschile.

Marco Bosio

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