Bullismo e cyberbullismo? No, basta!

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Giovani che hanno bisogno di tornare a credere nelle relazioni

Sapete cos’è il bullismo e perché se ne parla tanto oggi? 

Il bullismo è il frutto della società liquida di Bauman, è la sedazione dei sentimenti, è la violenza sottile del rendere invisibile la vittima, fino a spegnerne la vita dentro e a volte anche istigando al suicidio…

Perché, tanta attenzione al tema? Perché stanno crescendo in modo esponenziale gli atteggiamenti che uccidono la sana socialità, distruggendo le relazioni, sempre più povere di generosità e gentilezza, rendendole aspre e aride.

Il rapporto UNICEF 2020 e l’indagine del Ministero della Salute sul bullismo e il cyberbullismo denunciano la gravità della situazione e l’abbassamento all’età, in cui i giovanissimi iniziano ad aggredire, molestare, offendere i coetanei e non solo…

Com’è accaduto tutto questo?

Immersi nella cultura del vincente a tutti i costi, della competizione che giustifica ogni gesto, purché esprima forza, abbiamo dimenticato il bisogno umano fondamentale: amare ed essere amati!

Siamo stati ingannati dall’idea del successo facile, dell’agire senza scrupoli, e abbiamo offerto così modelli distorti ai giovanissimi, che hanno imparato presto a cercare di affermarsi con stile arrogante e scappare dalle responsabilità, quando gli errori commessi richiedevano una riparazione, negando perfino a se stessi la gravità del comportamento persecutorio messo in atto.

Anzi, a volte si attribuisce la piaga del bullismo alla debolezza di carattere della vittima, che incapace di reggere la pressione, “fa molto rumore per nulla!”.

Addirittura, si pensa che l’atteggiamento di ridicolizzare la vittima sia una strategia per fortificarla, rispetto alla sensibilità esagerata che dimostra, e permettere che si inserisca così nel gruppo dei pari, imitandone i comportamenti ruvidi e volgari.

Come sono lontani dalla realtà di oggi i comportamenti simpatici dei ” bulli e pupe” degli anni ’50!

Per fortuna, esiste chi reagisce ai bulli in modo civile e costruttivo, come David Fabbri di diciassette anni che è stato nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella, per aver risposto in modo creativo e intelligente alle azioni dei bulli, che lo avevano preso di mira per anni per la sua dislessia.

David è diventato animatore nelle scuole del dibattito sul bullismo con la sua testimonianza, che resta un esempio di resilienza e di maturità.

Il bullismo non va confuso con il litigio, anche se a volte coincide con la violenza fisica: nel litigio, lo scontro non è parte di un progetto di persecuzione, nel bullismo è proprio una reiterazione di comportamenti cattivi e di danni procurati anche alla dignità della vittima.

La legge del 2017 per il contrasto al cyberbullismo e gli aggiornamenti alle linee guida del 2022 dimostrano l’attenzione del legislatore al fenomeno della violenza in rete, ma i casi continuano, perché l’odio sociale alimentato dai social permette, purtroppo, quella visibilità che i “leoni della tastiera” vanno cercando come riscatto alla loro mediocrità.

Smettiamola!

I giovanissimi hanno bisogno di credere nelle relazioni, perciò diamo esempi di amicizie disinteressate e di legami veri, perché queste risorse sono il miglior argine alla solitudine, che poi è il terreno fertile su cui si radicano bullismo e cyberbullismo!

Chi vive relazioni sane non rischia di diventare protagonista di storie di bullismo, perché ha chiari i punti di riferimento nella vita, e sa che può uscire dalle crisi con il sostegno delle persone giuste: diamo tutti attenzione allo stile della comunicazione e ai comportamenti scorretti che rileviamo, senza scivolare nella rassegnazione e nell’indifferenza e lo scenario cambierà!

Paola Giorgi

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