Artisti dannati e falsi d’autore

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Da sempre vive la convinzione che un artista, per essere riconosciuto in quanto tale, debba essere povero e dannato. Se pensiamo alla vita di artisti come Van Gogh o Modigliani, non risulta difficile confermare questa teoria, in quanto il loro valore, anche economico, è stato riconosciuto successivamente alla loro dipartita. Van Gogh, infatti, morto a soli 37 anni in circostanze misteriose, se n’è andato lasciando un numero considerevole di disegni e dipinti la cui fama viene riconosciuta solo successivamente. Diverso il caso di Amedeo Modigliani, morto anche lui giovanissimo all’età di 35 anni. Dopo aver passato la sua seppur breve vita all’insegna dell’alcool e della sregolatezza ha raggiunto il successo desiderato. Ma la sua già instabile salute fisica minata dalla tubercolosi non è stata clemente e lo ha portato via sul più bello.

Due vite diverse, stesso destino: perire miseramente.

Sfatiamo, però, un mito: l’artista non è sempre uno spiantato scappato di casa e non è sempre una persona che vive per la sua arte. Tiziano, ad esempio, vantava non solo la fama, ma anche un cospicuo patrimonio personale. Michelangelo, oltre ad essere uno degli artisti più noti, è stato anche un abile accumulatore di denari. E’ vero che molti degli artisti provenissero da famiglie già benestanti, fatta eccezione per pochissimi altri come Renoir, ma è altrettanto vero che nel passato esistevano regole ferree e tabelle di prezzo per il pagamento delle commissioni. Queste ultime in particolare indicavano precisamente quanto dovesse essere ricompensato un artista per il lavoro svolto: più figure comparivano nel dipinto, più aumentava il compenso.

Si capisce bene come il valore economico sia sempre stato fortemente legato alla realizzazione di un’opera. Le meravigliose tele che oggi adornano stanze museali e palazzi in tutto il mondo, non sono state tutte realizzate per puro piacere personale, ma più banalmente per ricompensa. D’altronde anche gli artisti in qualche modo dovevano sopravvivere.

Esattamente come oggi.

Il fattore economico è imprescindibile da quello artistico, e questa convinzione ha fatto sì che il valore artistico diventasse puro strumento di quello economico.

La conferma di questa strumentalizzazione ci viene data da una banconota da 10 £ stampata privatamente nel 2004 dall’artista britannico Banksy venduta all’asta per 3.000 €. Il solo fatto che una banconota falsa sia firmata da un nome noto come quello di Banksy ha portato su di sé talmente tanta attenzione da acquisire un notevole valore economico.

La banconota, facente parte di una serie di stampe distribuite durante la serata di anteprima della mostra del Ghetto di Babbo Natale di Banksy nel 2004, presenta il ritratto della Principessa Diana al posto di quello della Regina e la scritta “Banksy of England” al posto di “Bank of England”. Il retro presenta il ritratto di Charles Darwin e l’affermazione: “Non fidarti di nessuno”. 

Che sia una mera provocazione? Trattandosi di un artista come Banksy è molto probabile. Un semplice pezzo di carta firmato da lui ha acquisito talmente tanto valore da essere addirittura entrato a far parte della collezione del British Museum nel 2020.

Beh, possiamo affermare che si tratti di un vero e proprio falso d’autore con un considerevole valore economico.

Roberta Conforte

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