Alla ricerca del bollino perduto

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Sono anni ormai che le scuole italiane hanno aperto le loro porte ai pilastri della grande distribuzione, come Coop, Conad, Esselunga, attraverso la promozione di slogan del tipo “facciamo insieme un regalo alla tua scuola”.

La tua classe non ha una lim?

Manca un modem router Wi-Fi?

Avete bisogno di tablet o di notebook touch?

Non c’è problema ci pensa la grande distribuzione!

E così il ministero dell’istruzione, attraverso una vera e propria operazione di marketing, ha steso il tappeto rosso ai colossi del consumismo, facendo impazzare tra gli studenti la moda dei bollini.
Chi vive la scuola, come me, lo sa, lo ha visto: ogni mattina, ancora prima del buongiorno , ancora prima dell’appello, file di bambini ansiosi e orgogliosi di consegnare alle maestre il proprio “bottino di bollini”.

Il meccanismo è molto semplice e funziona più o meno così: facendo acquisti per importi superiori ad un certo tot in un punto vendita di una catena della grande distribuzione, si acquisiscono punti o bollini che il consumatore può destinare a una scuola, quella, in genere, dove vanno i propri figli.
L’istituto a questo punto può avere accesso ad un catalogo predisposto dal supermercato stesso in cui scegliere tra materiale didattico, cartoleria, materiale informatico e in cambio la scuola che aderisce all’iniziativa ospita materiale promozionale del supermercato.

Queste iniziative hanno sollevato un acceso dibattito, persino i fundraiser si sono sentiti chiamati in causa e lo hanno fatto evidenziando una presunta complicità governativa che, a loro avviso, avrebbe lo scopo di favorire una vera e propria forma di autofinanziamento da parte delle scuole che poi, sarebbe miseramente fallita, in quanto i vantaggi in termini di fatturato e fidelizzazione per le aziende sarebbero stati notevoli, mentre quelli per la scuola e i genitori, al contrario, davvero minimi.
Ad oggi, invece, non sembra registrarsi malcontento da parte delle famiglie o delle associazioni dei genitori.
Io, che sono mamma, ma anche insegnante, mi sento di dire che organizzare eventi per raccogliere fondi da mettere a disposizione della scuola, costa fatica, impegno e “un fegato così”!
Chiedere a ogni famiglia di raccogliere punti è assolutamente più semplice, più immediato e costa molto meno.

E poi non si può negare che i premi di alcune raccolte, soprattutto quelle che puntano sulle tecnologie avanzate, servono davvero.

Quindi, come dire, ben venga anche una certa dose di pragmatico realismo, che potrebbe addirittura definirsi puro spirito di sopravvivenza ma che in fondo in fondo non guasta!

C.T.

 

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