Dalla Nascita dei Murales all’ingresso in Galleria: I mille volti della street art

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Passeggiando tra le strade dei quartieri di Roma, Palermo, Bologna, ma anche Atene o Tel Aviv non si può fare a meno di notare che l‘architettura e la street art facciano ormai capo ad una stessa matrice.

Nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti con il graffitismo, la street art si pone come movimento di protesta. Il suo messaggio principale è quello di rottura delle regole e affermazione dei propri ideali. Dagli anni Ottanta in poi, il graffitismo non è più solo sinonimo di protesta sociale e politica, ma si trasforma anche in arte. Oggi, infatti, è ampiamente riconosciuta come espressione artistica e i suoi portavoce sono conosciuti a livello mondiale. Prendiamo ad esempio Banksy, lo street artist britannico che grazie alle sue immagini ha fatto dell’arte politica la sua firma, Keith Haring, Blu o Jean-Michel Basquiat. Impossibile non aver sentito almeno uno di questi nomi.

Le tecniche della street art sono molteplici, non ne esiste una univoca alla quale si attengono tutti gli esponenti di questa espressione artistica. Esiste il pencil, una mascherina sagomata che viene usata per replicare in maniera veloce le immagini grazie al colore, il poster, più economico, che permette di riprodurre opere in serie o singole, il murales, che sfrutta le facciate intere dei palazzi.

Proprio tramite quest’ultima tecnica, interi quartieri di città hanno subito una vera e propria riqualificazione.

Basta fare un giro nel quartiere Ostiense di Roma o nel quartiere Sperone di Palermo per rendersene conto. Zone che un tempo erano simbolo di degrado, oggi sono diventate mete turistiche. Prendiamo ad esempio Tor Marancia a Roma. Negli anni Trenta, questa zona era caratterizzata da baracche situate su una zona paludosa e insalubre, la tubercolosi mieteva tantissime vittime e i servizi igienici erano inesistenti. Inoltre, per via della sua collocazione, Tor Marancia era soggetta ad allagamenti e inondazioni. Non propriamente un quartiere da visitare.

Con il boom economico nel dopoguerra, le condizioni di vita migliorano, sebbene rimane sempre una zona di case popolari e con una reputazione scura. Fortunatamente le cose oggi sono cambiate. Il progetto Big City Life avviato nel 2015 ha portato alcuni artisti famosi da tutto il mondo per realizzare le loro opere sulle facciate dei palazzi del quartiere. E quindi è proprio in uno di questi palazzi che è possibile ammirare il meraviglioso “Bambino Redentore” dello street artist Seth, omaggio agli abitanti del quartiere, oppure lo splendido “Rinnovamento, maturità” di Gaia.

Ma Tor Marancia non è ovviamente l’unico quartiere ad essere stato sottoposto ad una riqualificazione urbana. È solo uno dei tanti che la street art ha riportato alla luce creando quel bellissimo connubio tra architettura ed arte.

Non sono più solo l’arte classica o moderna a fare da padrone dentro le mura dei musei. La street art gode degli spazi aperti e dell’immaginazione dei suoi artisti.

Ma può anche succedere che la street art venga portata in galleria e privatizzata. Eclatante il caso dei murales di Blu a Bologna che nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2016 decide di cancellare e coprire con della vernice grigia molte delle sue opere presenti in città. Questo perché alcuni di questi murales erano stati letteralmente staccati, tramite una particolarissima e delicatissima tecnica, per essere esposti nella mostra “Street Art  – Banksy & Co.: L’arte allo stato urbano” organizzata dalla fondazione privata Genius Bononie. Un gesto che evidentemente ad un artista come Blu non è andato a genio. La natura della street art è quella di essere fruibile nelle strade e quindi di perire con il tempo, non di resistergli all’interno di musei e gallerie. 

E questo è il grande divario tra arte classica e street art. L’una destinata a vivere nei secoli, l’altra a perire.

C’è chi, però, l’arte del graffito la porta direttamente in galleria, creando un connubio tra arte classica e graffitismo. È il caso degli artisti spagnoli Pichi & Avo che nello loro prima personale alla Underdogs Gallery di Lisbona hanno presentato una grande installazione di dipinti, disegni, sculture e un murale del dio Poseidone realizzato nella stazione ferroviaria di Santa Apollonia, creando una nuova idea di mostra in grado di unire lo spazio espositivo interno con quello esterno, la sala con la strada.

Lo scopo dei due artisti è quello di creare un dialogo tra gli archetipi della tradizione classica e il writing, in un connubio tra la ricerca del bello, dell’ordine e della simmetria della scultura ellenica e l’aspetto performativo della street art, secondo una visione originale e innovativa.

Che sia un ulteriore sviluppo della street art? Questo non lo sappiamo. Sappiamo, però, che è un’arte in continuo mutamento, sempre pronta a sorprenderci e a farci scoprire enormi, bellissimi murales proprio dietro l’angolo, nella nostra città.

Roberta Conforte