Non ci resta che mangiare… Magari!

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Mangiare, o meglio mangiare bene, assaporando ogni boccone con gli occhi socchiusi e le labbra increspate in un sorrisetto malizioso di godimento, è uno dei piaceri della vita. Indubbiamente. E quanto più il nostro gusto si è arricchito, nel corso della vita, di sfumature e di esperienze, capaci di ampliare la gamma dei sapori graditi e apprezzati, tanto più si riesce ad amplificare e prolungare il piacere della degustazione, in una sorta di orgasmo tantrico culinario.

Secondo questo quadro, quale età potrebbe essere la più indicata per arrivare a cotanto piacere se non quella della piena (e anche passata) maturità? Un’equazione quasi matematica, quindi, che come tale si risolve favorevolmente e facilmente, se… ahia… c’è un “se”! Ed è un “se” scontato, vista la metafora prescelta ed ha un nome: l’incognita “x”. Ergo, per “x” diverso da “diabete”, “pressione alta”, “colesterolo”, “intolleranze a tappeto” e affini, l’equazione fila liscio come un treno alta velocità nella tratta Milano – Parigi.

Qualcuno potrebbe lamentarsi, e con tutte le ragioni del caso, considerando una vera e propria presa in giro questa situazione per la quale proprio quando avremmo tutti gli strumenti per apprezzare e godere come non mai dei piaceri della buona cucina, la “natura” ci manda le sue “piaghe” e ci mette un freno pure a quest’ultimo baluardo della sensualità corporea. È sempre quindi la solita storia della “natura matrigna” di leopardiana memoria o, piuttosto, ognuno ci mette anche del suo per aggravare il corso degli eventi cellulari e sistemici, meglio noto come “invecchiamento fisico”?

No, no, tranquilli: adesso non parte nessun pippotto salutista con tanto di “stili di vita sostenibili”, attività motoria come elisir di lunga salute, varie ed eventuali condite da perle di saggezza (vegetali, possibilmente) e un pizzico di yoga meditativo. Che il “troppo stroppia” lo impariamo dalla mamma al primo eccesso che la manda in bestia (solo che, in quell’occasione, ce la mette giù un po’ più facile da capire, tipo “il gioco è bello quando dura poco”). Tanto vale ricordarsene anche quando ci sediamo a tavola. O no? “Chi è senza peccato, scagli la prima… forchettata”! Quante volte l’ingordigia ha preso il sopravvento sul mero piacere e la quantità ha fatto passare in secondo piano la qualità? Quante volte abbiamo avuto “gli occhi più grandi della pancia” (salvo poi far lievitare anche la pancia per essere all’altezza della situazione)?

Allora, forse, quello che può aiutarci a mantenere nel tempo la possibilità di continuare a godere almeno di questo meraviglioso dono dell’evoluzione risiede proprio nel concetto prima citato di orgasmo tantrico. Il segreto, infatti, di questo tipo di orgasmo risiede nella “continenza sessuale”, vale a dire nella capacità di trattenersi e di arrivare al piacere finale senza disperdere l’energia vitale. Assaporare senza fretta e senza la spasmodica smania di portarsi a casa tutto il “menù completo”, insomma. La parola d’ordine per noi anzianotti, quindi, è una ed una sola: “continenza”. Che però, alla nostra età, è molto più facile a dirsi che a farsi.

Alvise Brugnaro