Ieri sera abbiamo fatto tardi, anzi sarebbe più giusto dire che stamattina abbiamo fatto presto, visto che siamo andati a letto alle 5.00. Poche ore di sonno prima del risveglio, dal momento che oggi c’è da preparare un Capodanno speciale come non mai. Non solo è il primo giorno di un altro “nuovo anno”, ma stavolta dobbiamo festeggiare il primo giorno di una nuova era. Da oggi, l’umanità non sarà più un problema per il pianeta Terra, o almeno, il pianeta Terra, così come lo abbiamo maltrattato per decenni, non rappresenterà più una minaccia per l’esistenza della razza umana. Già negli ultimi vent’anni, la riduzione delle emissioni dei gas serra di quasi il 60% rispetto ai livelli del 1990, ci ha dato una misura del miglioramento delle nostre condizioni di vita e dell’habitat nel quale, grazie agli sforzi di tutti, potremo continuare a condurre un’esistenza piena e prolifica. Da oggi, però, siamo in pace con il mondo. Siamo finalmente in grado di non nuocere all’ambiente e, come prima conseguenza, non faremo del male a noi stessi e ai nostri fratelli umani, in qualunque parte del pianeta essi vivano. Da oggi, basta paure su cambiamenti climatici, sbalzi di temperatura, innalzamento di mari e oceani, imprevedibilità meteorologica e eventi naturali distruttivi. E se anche qualcosa continuerà ad accadere, almeno sapremo con certezza che non è dipeso da noi, dai nostri comportamenti irresponsabili, dal nostro egoismo sconfinato, dalla nostra ingordigia insaziabile. Da oggi, tutto andrà bene e addirittura, da domani, il governo mondiale e i grandi gruppi che gestiscono l’economia e la finanza del globo sproneranno loro stessi e l’intera umanità ad un nuovo e ancora più ambizioso obiettivo: passare dalla neutralità climatica alle emissioni negative. Il pianeta Terra avrà finalmente, e con gli interessi, la possibilità di tornare a “respirare”. E grazie al nostro “impatto negativo”, potrà ricominciare a donare a tutti i suoi abitanti, uomini, animali e vegetali, frutti più rigogliosi e habitat più accoglienti. Sono fiero di aver vissuto gli ultimi 30 anni della mia vita tra impegni sempre più stringenti e sacrifici che nemmeno avrei potuto immaginare nella mia giovinezza a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Anni belli e carichi di aspettative, progetti e obiettivi, ma purtroppo anche di tante menzogne, perché niente di quello che ci avevano insegnato a desiderare poteva realizzarsi senza rappresentare un processo entropico e distruttivo, che si auto alimentava. La vita, la bella vita, non era compatibile con la sopravvivenza.
Avevamo cominciato a capirlo già agli inizi del ventunesimo secolo che le cose non sarebbero potute andare come ce l’eravamo immaginate, con i problemi economici nazionali legati al debito pubblico sempre più alto e insostenibile, fortunatamente attenuati con il passaggio dalla “volubile” lira al più solido e concreto euro. Per non parlare poi dell’era delle pandemie, quando le prime forme di restrizioni, alle quali non eravamo abituati ancora, ci sembravano ingiuste e violente, frutto di capricci o di chissà quali disegni maligni. E invece, proprio grazie a quegli anni di allenamento forzato, abbiamo imparato. E abbiamo capito. Da un virus all’altro, da una crisi all’altra, passando da veri e propri attacchi al nostro futuro e alla nostra sopravvivenza (come dimenticare la Guerra Euro-Asiatica del 2022-2023 con la quale abbiamo sfiorato l’apocalisse nucleare), dopo qualche anno anche i governanti di tutto il mondo hanno capito che non c’era più posto per i personalismi e i nazionalismi, e che era giunto il tempo di vivere come un’unica grande comunità globale. Grazie ai progressi della tecnologia e alla digitalizzazione di ogni cosa, inclusa la “moneta” divenuta elettronica e assegnata a ciascuno in funzione del mero esistere in armonia e in giudizioso atteggiamento con il resto della popolazione, ci siamo potuti riunire sotto un’unica grande bandiera costituita da tanti colori quanti erano quelli appartenuti alle bandiere degli Stati “dismessi” nel 2034, alla vigilia della costituzione della Confederazione Mondiale, oggi al suo quinto mandato e che sarà guidata per quattro anni dalla rappresentanza della Lega dell’Est, nella logica dell’alternanza tra le forze politiche delle tre Grandi Aree del pianeta.
Troppi ricordi e troppe emozioni per un vecchio di 88 anni suonati. E pensare che… Driiiiiiiiiin Driiiiiiiiin Driiiiiiin… Che succede? Cos’è? Ah, è la sveglia! Ma che ora sono? Anzi che giorno è oggi? Che palle, è lunedì. Aprile è appena iniziato e già non lo sopporto. Ci mancavano solo la neve e il freddo, con gli alberi da frutto già in fiore! Sarà l’ennesima occasione per farci triturare le scatole con il clima, l’ambiente e “la primavera più fredda degli ultimi 250.000 anni”. Ci credo che metà delle persone che conosco sono raffreddate e influenzate! Una volta, le influenze finivano a metà marzo. Ma adesso, da quando è arrivato il Covid, non c’è più una regola. O meglio, il Covid è la nuova regola. Meno male che almeno hanno tolto di mezzo quei tamponi molecolari che, amplificati com’erano, rilevavano pure l’ultimo virus parainfluenzale preso in pubertà e toccava isolarsi dal mondo per due settimane. Senza neanche stare male o avere sintomi!
Che periodo assurdo! In Ucraina si sta svolgendo la più strana guerra di sempre. Qualcuno, anche in tv (ed è tutto dire), inizia a capire e a spiegare che questo conflitto sembra sempre di più una “guerra per procura”. Che è palese che chi ha interessi economici e geopolitici spudorati, con il culo al caldo ben lontano dalla guerra, sta sobillando gli animi e delegando a poveri innocenti (e raggirati) il compito di indebolire i propri avversari. E con questo clima da preludio di Terza Guerra Mondiale, noi abbiamo ancora Speranza & Co. che ci parlano di mascherine e green pass! “Scusi devo entrare nel bunker antiatomico, posso? Certo, ma solo se ha il green pass rafforzato e due mascherine FFP2!”.
Cioè, domattina potrei svegliarmi in un’Europa messa “a ferro e fuoco” dai nostri “alleati” ingordi ed egoisti, o peggio in pieno “inverno nucleare”, e dovrei stare qua a preoccuparmi di differenziare i rifiuti, andare al lavoro a piedi o in monopattino e non potermi fermare neanche a prendere un caffè al bar senza l’ansia di dovermi far scansionare il QR code del green pass? Quasi quasi, me ne torno a letto e mi rimetto a dormire. Dove ero arrivato con il mio sogno? Ah sì, ero troppo vecchio, a 88 anni… Arrivarci a 88 anni!
Cassandro Ripitt





