Personalmente ho contribuito sinora in modo abbastanza limitato alla ripresa del settore turismo e non so se lo farò di più quest’anno perché non mi sento ancora completamente a mio agio nei posti affollati (e anche perché ho una seconda, splendida casa): per fortuna sono un’eccezione tra i connazionali, ma qualche we lungo mi ha fatto riassaporare il gusto del viaggio di piacere, ovviamente in macchina…
Guardo il trend dei mezzi di trasporto utilizzati in Italia e vedo che l’utilizzo di aerei, treni e navi non ha ancora raggiunto il livello del 2019, invece il chilometraggio medio fatto in auto è quasi lì: che gli italiani si siano (ri)convertiti all’auto? Appena dopo il primo lockdown, giocoforza lo hanno fatto perché era il mezzo più sicuro con cui muoversi, ma anche adesso continuano a mantenere questa preferenza: ne è la riprova il fatto che il traffico autostradale nel 1° trimestre 2022 è inferiore del 7% rispetto al 2019, ma i treni ad alta velocità hanno invece ancora un calo del 40%, al pari del traffico aereo, mentre l’utilizzo del trasporto pubblico locale è ancora del 20% inferiore (fonte MISE).
Erano ormai un lontano ricordo i tempi in cui ci si muoveva in autostrada per andare in vacanza, con la macchina stracarica di persone e bagagli (anche sul tetto), mentre ci eravamo abituati negli ultimi anni a ritrovarci accalcati alle stazioni o negli aeroporti: sia chiaro, non credo che rivedremo le scene degli anni ’70 o ’80 (anche perché facciamo meno figli e le macchine sono più grosse e spaziose, perciò niente portapacchi sul tetto…), ma ho la sensazione che i miei viaggi on the road saranno un po’ più affollati.
Mi cavo subito il dente: lo so che in termini ambientali questa non è un’ottima notizia, ma non ci dimentichiamo che il trasporto privato contribuisce per una percentuale molto bassa all’inquinamento ambientale e all’incremento della CO2 in atmosfera: il grosso è fatto dalla produzione di energia e dalle fabbriche, soprattutto in Cina e in India, dove le regole anti-inquinamento sono, come dire, meno perentorie.
Torniamo a noi: assumendo che il prossimo periodo estivo vedrà il ritorno alle vacanze “normali”, con che spirito e con quali aspettative le vivrete? Le esigenze di molti di noi sono cambiate: il lavoro in remoto ha ridotto il desiderio di allontanarsi tanto dai nostri uffici, perché li frequentiamo molto meno, inoltre per chi non lavora nella propria città di origine, questa forma lavorativa è un’opportunità per tornarci più frequentemente.
Molto probabilmente è da questo che deriva una parte della già conclamata diminuzione del traffico aereo (e del 75% delle crociere), che spesso ci portava verso mete esotiche e molto, molto lontano dal luogo di lavoro: quest’anno probabilmente in tanti riscopriremo il gusto del viaggio presso mete più familiari, con usi e costumi che sono i nostri, ma che cambiano in ogni regione o provincia. Forse ritorneremo al vero relax, frutto anche di una vacanza senza lo sforzo di parlare in una lingua diversa dalla nostra e senza doverci adattare ad abitudini diverse: andate a cena in Svezia alle 9 di sera e, con un immenso garbo, vi diranno che siete fuori di testa, oppure provate a trovare un vero ristorante nel sud-est asiatico che non abbia, come aromi, una intera piantagione di aglio e di cipolle.
Magari inizieremo a non ritrovarci tutti insieme nello splendido Salento o in Sardegna o sulle Dolomiti: forse un po’ più liberi da stereotipi, alcuni di noi vorranno (ri)visitare le loro terre di origine, oppure finalmente realizzare la reiterata promessa di rincontrare gli amici con cui si è cresciuti. Le mie vacanze sono già state spesso dettate dai fini appena descritti: sono state fantastiche!
Tutto ciò però mi fa pensare che vi sto stimolando a fare vacanze in automobile: come ho scritto prima, mi sa che i miei viaggi on the road saranno più affollati…
Gerardo Altieri





