Siamo figli delle stelle?

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Tanti anni fa, quando ero poco più che un bambino, accadde il famoso “allunaggio” dei tre astronauti americani che ci fecero rendere conto che “atterrare” stava ad intendere un “mettere i piedi per terra” ma che i piedi potevano essere poggiati su altre superfici… non necessariamente solo lunari, ma casomai di Marte e, chissà, tra qualche decennio, di Venere.

L’aspirazione dell’Uomo di esplorare sempre più da vicino lo spazio, è stata sempre un qualcosa di irrefrenabile.

In fondo gli Osservatori Astronomici sono nati da questo bisogno profondo di sapere se nell’Universo eravamo noi, uniche specie viventi o se, in qualche sperduta galassia, forse anche al di fuori del sistema solare o addirittura della Via Lattea, poteva essere contemplata la eventualità di altre forme di vita.

La fantasia dei ragazzi è stata, per molto tempo, resa ancora più fertile per via di presunte forme viventi (gli UFO, gli ominidi, gli alieni, i marziani): quale motivazione più pressante, allora, se non quella di andare a progettare spedizioni per mandare persone della Terra ad incontrare altre forme intelligenti di vita?

Tornando alla esplorazione dello spazio, mettiamo indietro di poco le lancette dell’orologio della Storia e ci accorgiamo che Teramo in fondo è stata sempre in posizione avanzata in questo settore, se si considera che  Vincenzo Cerulli, astronomo e matematico, si costruì, tra il 1890 ed il 1893 su una collina prospicente la città (su un terreno di sua proprietà) un osservatorio dotato di telescopio che poi, nel 1917 divenne proprietà dello Stato per sua donazione e che prese il nome di Collurania perché da quella postazione fu individuata e localizzata una stella sconosciuta che avrebbe preso la denominazione di “Urania” .

Noi oggi sappiamo che le stelle, per inviare la propria luce sulla terra, impiegano degli anni, al punto che può capitarci di osservare punti luminosi nel firmamento, senza escludere che quelle formazioni stellari potrebbero essersi già estinte, proprio in virtù del lungo tragitto impiegato per far giungere a noi.

Sono scoperte affascinanti, rappresentano consapevolezze che ci rendono meno distante la volta celeste e che hanno motivato sempre più persone che gravitavano nelle stazioni spaziali, a tentare l’ingresso in orbita per tempi programmati a seconda delle spedizioni. L’Italia ha sempre ben figurato in quanto nelle capsule spaziali internazionali hanno trovato alloggio vari personaggi di cui ricordiamo Paolo Nespoli negli anni precedenti e Samantha Cristoforetti che è pienamente attiva in queste spedizioni programmate da più nazioni.

Possiamo allora senz’altro dire che lo spazio suscita tuttora un fascino particolare, perché sprigiona un bisogno che l’uomo ha sempre coltivato: quello del volo e l’anelito a staccarsi il più possibile dal suolo terrestre.

Casomai poi per vedere il nostro pianeta da un’altra prospettiva. 

In fondo, la canzone di Alan Sorrenti ben individua la continua volontà degli uomini di superare l’immobilismo…perché non si fermeranno per niente al mondo, senza storia e senza età, eroi di un sogno…ci incontriamo per poi perderci nel tempo… 

Ernesto Albanello