Santa pazienza!

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La pazienza nella storia è sempre stata celebrata, a ragione, come una delle virtù fondamentali dell’uomo: ad esempio il cattolicesimo e il buddismo la esaltano come componente fondamentale dell’essere umano e anche dell’entità superiore che ci governa. Anche la vulgata popolare esalta tale virtù, attraverso gli innumerevoli proverbi che dalla notte dei tempi ce l’hanno come protagonista.

Quello su cui vorrei porre l’attenzione invece è l’organicità della pazienza all’interno di uno stile di vita, perciò la visione di essa come un ingranaggio (fondamentale) di un apparato ben più articolato quale è l’esistenza umana: considerarla come una virtù che vive di vita propria in realtà eliderebbe una parte importante del suo valore aggiunto.

Cosa fa una persona paziente? Riflette, non reagisce emotivamente, attende che il tempo faccia il proprio corso, ma dopo di ciò, cosa dovrebbe fare? E’ lì che si annida una parte importante dell’essere paziente.

L’esercizio di attesa e di elaborazione di informazioni, di criticità e, magari, di eventuali conflittualità deve scaturire in azioni successive che mettano a frutto l’esercizio stesso. Ognuno di noi dovrebbe avere consapevolezza del livello della sua pazienza, prima di tutto per trovare sempre la capacità di metterla a frutto in situazioni critiche, successivamente per utilizzarla come un catalizzatore per esaltare altre peculiarità di sé stessi.

Avere la pazienza di assorbire un momento conflittuale, ad es., permette di gestire un confronto successivo con la stessa controparte, partendo da una posizione di maggiore forza: l’ascolto e l’acquisizione di informazioni durante una fase concitata di confronto permette una replica più efficace, avendo mantenuto calma e pazienza.

Compiere un viaggio con un ritmo meno veloce, avendo la pazienza di attendere un po’ di più per l’arrivo, permette come minimo di avere tempo per sé stessi per riflettere su temi che la vita frenetica che conduciamo non ci permette. Più materialmente, il viaggio paziente e meno veloce permette di scoprire dettagli dei posti che si attraversano: immagini, odori, suoni…

Attendere di acquisire ed analizzare tutti i fatti e i numeri necessari per prendere una decisione importante porta ad una drastica diminuzione delle probabilità di insuccesso (ovviamente non all’azzeramento); le condizioni al contorno devono però permettere di pazientare, perché in situazioni in cui è indispensabile rapidità di azione, ovviamente quest’ultima detta i tempi dell’azione stessa.

Devo però sottolineare che la pazienza viene a volte brandita come una scusa per non decidere e assumersi le conseguenti responsabilità, oppure per mantenere uno status quo o una confort zone che si teme di perdere. In più di un’occasione ho visto varie persone comportarsi in questo modo: è proprio degli esseri umani temere i cambiamenti o temere il nuovo, che però porta sempre con sé nuovi stimoli e, magari, permette di aguzzare la vista su degli scenari che fino ad allora risultavano offuscati. Se poi certe persone preferiscono l’immobilismo, personalmente li lascio al loro destino zavorrato e proseguo il mio percorso: in fondo, chi è causa del suo mal pianga sé stesso…

Un paradosso della pazienza è che ne si acquisisce sempre di più con l’avanzare dell’età, quando in effetti si ha sempre meno tempo a disposizione. L’irruenza giovanile non contempla la pazienza, la maturità invece ne fa una compagna quotidiana, proprio quando il suo ingrediente fondamentale, il tempo, diminuisce inesorabilmente: come si risolve il dilemma?

Ad ognuno di voi, amici di lettura, la ricerca della soluzione: la mia magari la condividerò in un prossimo pezzo al riguardo…

Gerardo Altieri