Pensavo fosse un bonus…e invece era un attestato

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Oggi, più che mai, sembra che il motore immobile del mondo siano le contraddizioni. Non solo quelle di comodo e consuete, che siamo abituati a sorbirci, ad esempio, sotto campagna elettorale. Quelle dei partiti dei lavoratori che si ricordano di parlare di aumenti salariali, di mensilità aggiuntive, del riconoscimento del valore di alcune professioni con conseguente adeguamento di stipendio ai livelli medi dell’Unione Europea o della parità salariale tra donne e uomini, sempre e solo in campagna elettorale. O quelle dei partiti liberali e liberisti che si ricordano di parlare di impresa, sviluppo, crescita, flat tax e libero mercato, sempre e solo in campagna elettorale. Salvo poi adeguarsi ed appellarsi, tutti, alle contingenze, agli indici dei mercati finanziari e alle richieste dell’Unione Europea per frenare gli entusiasmi e lasciare tutto invariato o, addirittura, in peggio.

L’era del covid ha aggiunto occasioni e argomenti ulteriori, e molto delicati, per dare sfogo a questa “fucina delle contraddizioni”. Con la politica sempre in prima fila, hanno dato il meglio di sé gli “espertoni” televisivi, in buona compagnia di giornalisti, opinionisti e tuttologi a vario titolo, così come le persone comuni, sballottate tra una vera è propria epidemia di (dis)informazioni e una povertà intellettiva, di spirito e di valori, frutto di un “lavoro” decennale di chi ha tutto l’interesse ad avere a che fare con un popolo dimesso e distratto, disinteressato e indolente, anziché sveglio, prestante, proattivo e coinvolto.

Le tensioni geopolitiche, gli allarmi climatici, le morìe di vacche e, probabilmente, l’estinzione degli ultimissimi unicorni a Fantasilandia, non hanno fatto altro che confermare questa tendenza, a mio avviso pericolosissima, che vede la contraddizione tout court, fino al pieno stravolgimento di posizioni prese e dichiarazioni espresse, come una nuova frontiera dell’essere, una sorta di status symbol da inseguire, coltivare ed affermare, per essere “felici e vincenti”. In tutte le cose e in tutti gli ambiti della società contemporanea.

Tra le tante contraddizioni del presente, soprattutto se lette con qualche decennio di storia sulle spalle e con un minimo di capacità di visione del prossimo (e lontano) futuro, mi urta particolarmente vivere di contraddizioni in campo ambientale, climatico e delle energie. Parola d’ordine, teorica quanto assoluta: sostenibilità. Parola chiave, in pratica e molto relativa: confusione. Risultato finale: chiacchiere e distintivo. 

Questa mattina, aprendo la posta elettronica, ho trovato una email in arrivo dal mio fornitore di energie con oggetto: “Complimenti per aver deciso di evitare la CO2 sui tuoi consumi del 2021”. Senza grandi aspettative (sono in piena “età del cinismo”), ho iniziato a leggerla immaginando, in fondo ad un “pippotto” sul bene che abbiamo fatto all’ambiente scegliendo la tariffa “100% Energia Pulita”, una pacca sulla spalla e uno sconto dello 0,005% sui consumi futuri. E, invece, mentre i costi energetici vanno alle stelle, erodendo importanti quote del bilancio di famiglie e di imprese italiane, con prospettive cupe e scenari da razionamenti e forniture a intermittenza, quello che ti arriva è un “attestato di merito”, da stampare e da tenere in bella evidenza in ufficio, a testimonianza della tua qualità di “bravo cittadino” e delle innumerevoli tonnellate di CO2 (0,4533 per l’esattezza) che hai evitato di generare nell’ultimo anno. Così, oltre a pagare a peso d’oro la corrente, mi tocca pure fare pubblicità gratis all’azienda in questione. No, la pubblicità gratis anche no.

Sandro Scarpitti

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