Pensa positivo o Pensa creativo? Ognuno scelga la propria strada

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Quanto più acquisto esperienza, tanto più mi accorgo che l’uomo è la causa del proprio dolore o della propria gioia.” Mahatma Gandhi 

Parlare di un problema non aiuta a risolverlo ma lo cronicizza, ragionare cercando di trovare una soluzione, farlo tornare continuamente analizzandone i particolari, scomporlo e ricomporlo, non fa ottenere altro che risultati scadenti.

La tempesta di news pesanti non aiuta a risollevare anima e spirito, anzi li affossa mescolandoli a molteplici emozioni, a tratti devastanti, prodotte in molti casi solo dalla divulgazione che arriva da più fonti. 

La notizia brutta fa odiens, scatena gli ascolti, va di moda.  Purtroppo i fatti esistono, accadono come sempre successo in ogni era, da differenza è nel mezzo che li diffonde. 

Il progresso ha portato anche questo, la corsa alla notizia, l’accaparrarsi l’esclusiva per sbatterla in prima pagina a discapito dei protagonisti scatena sentimenti profondi, di disfatta, per chi sta dall’altra parte.

Notizie buone dove siete? Perchè vi hanno nascoste? Per quale motivo di cose belle non si parla quasi mai? Qualcuno ci vuole cattivi? Il messaggio di “essere positivi” a questo punto diventa una presa in giro enorme, quasi intollerabile. Ci stanno dicendo di essere positivi di fronte alla catastrofe mondiale, dovremmo dunque accettare di non poter cambiare una virgola restando immobili ma pensando che, in fin dei conti, stiamo bene così. 

Sarebbe inutile rimettersi in gioco, perciò le azioni estremiste sono da non incoraggiare, troppo pericolose, qualcuno potrebbe addirittura pensare di poter essere in grado di distinguersi. 

Se invece si sostituisse pensa positivo con pensa creativo? Si innescherebbe una bella reazione, non più il sottostare a canoni  dettati da certa società piegata a velate regole, ma una reazione di non sottomissione, una disobbedienza. 

Le difficoltà vanno trasformate in momenti di crescita, l’attenzione va spostata su questo aspetto: trarre vantaggio da un momento di impasse. 

Di fronte al capovolgimento che c’è stato negli ultimi anni, economico e sociale, non si può restare a guardare assorbendo tutto, ogni pillola che ci viene fornita ci fa restare attoniti, incapaci di agire. C’è bisogno di insorgere dentro, ognuno vinca la propria battaglia interiore rimettendo in discussione quello che fino a oggi, era indiscutibile.  Abbiamo disegnato tatuaggi sulle cicatrici e siamo andati avanti, arresi allo stato delle cose. Pensare positivo è proprio quell’arrendersi e dire che avere autostima significa star bene quando, invece, affermarlo vuol dire “mi accontento di essere così come sono”, la vera rivoluzione sta nel mettere il “non” davanti alla frase, dirsi “è tutto sbagliato, ricomincio da capo” e ragionare con la propria testa senza interferenze esterne.

Capovolgendosi cielo e mare invece di annegare imparò a nuotare!” Andrea Magno 

Il risultato che avremo dipenderà da dove abbiamo deciso di collocare i pensieri, se dal lato creativo o da quello positivo. “Pensa creativo” è il claim da adottare perché solo creando si può uscire dal vortice che mangia le risorse. Molti sono gli esempi, le belle storie, di chi ha completamente stravolto la vita ricominciando da un’altra parte, con mestieri nuovi, risorse segrete nascoste in uno spazio molto profondo. Tante iniziative ben riuscite, belle notizie da divulgare, da promuovere, da declamare con edizioni speciali, approfondimenti, programmi speciali, da postare su ogni social, da raccontare per strada, da scrivere sui muri e riferire alle folle. Perché questo non accade? Forse è più comodo parlare di odio, annientando le personalità? Tagliare i fili del burattinaio sarebbe cosa buona e giusta, proclamando l’amore e la speranza, aprendo la porta all’atto più rivoluzionario di tutti i tempi, la creazione.    

Anche se in realtà la casa dove abitiamo è sicura, se pensiamo che non lo sia noi soffriamo. La nostra reazione dipende esclusivamente da quello che pensiamo.” Carl Gustav Jung

Maria Zaccagnini

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