Onestà e vecchi merletti

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Non sono di quelli che si ergono ad anima pura e immacolata: anch’io qualche volta nel passato ho sbagliato e ho detto qualche bugia (perché anche quella è disonestà) oppure ho approfittato di servizi e privilegi non dovuti (parliamo di accessi in vip lounge o roba del genere, non crediate…), posso però fieramente dire che non ne ho mai fatto uno stile di vita, tutt’altro.

Ma cosa spinge certi popoli (ad iniziare da quello italico) a non seguire le regole della corretta convivenza e cercare vantaggi non dovuti?

Credo che l’invidia sia il primo motore di questa degenerazione sociale . Vedere il vicino di casa, o il collega d’ufficio o il compagno di calcetto che ha più possibilità materiali delle nostre ci porta a due tipi di stimoli: il primo, quello sano, è di cercare delle vie per migliorare la propria condizione economica attraverso lo studio, la ricerca di un nuovo lavoro o di forme profittevoli di investimento, il secondo è quello di trovare scorciatoie per raggiungere gli stessi livelli delle persone di cui sopra. Laddove le regole morali prevalgono, il primo tipo di stimoli è quello assolutamente vincente e il secondo è pubblicamente stigmatizzato: ne è un esempio la Scandinavia, dove ho lavorato per più di un anno, e posso dire senza tema di smentita che la fiducia e l’onestà sono i pilastri fondamentali di quelle società

Da noi invece il secondo tipo di stimoli è ben presente (anche se, per fortuna, non dappertutto prevalente): non ne faccio (solo) una questione di corruzione, ma di un molto più diffuso lassismo nel rispetto delle regole basi della quotidianità. Sto parlando della mancata richiesta dello scontrino del caffè, dell’occupazione dei posti riservati sui mezzi pubblici, del parcheggio in posti riservati, salendo poi verso contributi pubblici non dovuti (primo tra tutti il reddito di cittadinanza, che avrebbe dovuto “sconfiggere la povertà” e invece ha infoltito l’esercito dei truffatori), arrivando alla corruzione vera e propria.

E’ avvilente constatare tutto questo, perché in Italia non ci mancherebbe proprio niente per vivere nel pieno rispetto delle regole di convivenza sociale: non dobbiamo combattere per la sopravvivenza alimentare o sanitaria, come in altre nazioni, ma ad esse facciamo compagnia in questa classifica a delinquere

Nella classifica dell’indice della percezione della corruzione di Transparency International siamo al 42° posto nel mondo, sotto la media europea e a livello di nazioni molto meno sviluppate della nostra in termini di PIL. In questa classifica negli ultimi 10 anni c’è stato un miglioramento della nostra performance, ma tanto lungo è ancora il cammino che dobbiamo percorrere per ridurre la distanza che ci divide dai best in class, cioè gli scandinavi.

Che fare? Prima di tutto responsabilizzare le famiglie nell’azione maieutica verso i propri figli, in seconda battuta riportare la scuola ad essere il luogo dove la meritocrazia diventi il principale peso di valutazione delle nuove generazioni (quella che una certa parte di sindacati ha chiaramente detto di rifiutare senza mezzi termini), ultimo ma non ultimo, irrogazione delle sanzioni. Purtroppo quando viene toccato il portafogli, l’italiano medio diventa estremamente sensibile e cambia le sue abitudini, pur se estremamente radicate: l’introduzione dell’obbligo delle cinture di sicurezza e il divieto di fumo nei luoghi pubblici ne sono un esempio.

Un ultimo punto, estremamente importante, è la conoscenza e l’applicazione della legge relativa al whistleblowing da parte di tutti i lavoratori (legge 165/2001 in ambito pubblico e 231/2001 in quello privato, entrambe rafforzate dalla legge 179/2017). Gli atti di corruzione vanno debellati prima di tutto denunciando questi fatti: le leggi sopracitate, con l’ulteriore rafforzamento del 2017, tutelano chi informa i preposti di questi fatti. Questa si chiama educazione civica!

Io non mollerò mai, non accetterò mai lo status quo: ho troppo rispetto per me stesso per poter accettare questa situazione, quindi, soprattutto con i giovani, porto avanti la mia azione maieutica. E voi? 

Gerardo Altieri

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