L’unicità della persona è sotto assedio: non permettiamo sia sopraffatta

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Ormai ci sono rimasti gli attori comici, che tra una gag e l’altra, lanciano grida di allarme per segnalare che stiamo incanalandoci, non si sa quanto consapevolmente, lungo un piano inclinato che sembra inesorabilmente puntato verso il basso.

Ricorderete tutti Drusilla Foer, quella raffigurazione di signora toscana di circa settant’anni che lancia messaggi molto incisivi riguardo alle crescenti mutilazioni dei diritti fondamentali della persona che vengono sistematicamente attuate, ma nascoste dietro il paravento che è “per il bene” del popolo, in quanto lo si protegge affinché “il diritto fondamentale, quello della salute” sia salvaguardato e tutelato, in quanto senza quello, verrebbe meno la nostra stessa identità.

Gianluca Gori, l’attore e regista teatrale che ha in Drusilla il suo alter ego, dà una rappresentazione del processo involutivo che sta ormai diventando egemone e si sta appropriando dei cervelli di tutti noi che, ormai, si sono modulati nel sistema binario della tecnologia informatica, mutilando quindi ogni spinta creativa ed ogni pensiero divergente della persona, che è proprio del “sistema stellare” della mente. Stiamo incamminandoci in una oscurantista epoca che ricorda il periodo più buio del Medio Evo?

Non credo che sia assolutamente improprio questo accostamento.

A darci “manforte” in questa drammatica previsione è la profezia di George Orwell, secondo cui entro il 1984 saremmo stati controllati da chi detiene il potere in ogni ambito della vita privata.

Pensate oggi quanto, questo lugubre presagio abbia un riscontro talmente aritmetico da non contemplare obiezioni.

La socialità, la bellezza, la cultura sono oggi percepite dai più come delle “esigenze accessorie”, non già dei diritti inalienabili della persona.

Stiamo scivolando in modo irreversibile a quanto Herbert Marcuse con il suo “L’Uomo ad una dimensione” aveva illustrato in modo magistrale, facendo in quel caso riferimento (eravamo nel 1969) alla “macchina capitalistica” che per aumentare i profitti e minimizzare le perdite, induceva il consumatore, a sentirsi percettore di un gusto “unico” verso i “beni di consumo”.

In questo modo si sarebbe venuto a determinare un allineamento tra “la macchina della produzione” e la “fruizione del destinatario finale”.

Oggi assistiamo ad un progressivo processo di involuzione democratica che sta praticamente dimostrando che il rispetto della opinione altrui è ormai un patetico retaggio del passato.

Cosa è rimasto della celebre frase, attribuita a Voltaire ma in realtà espressa dalla scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere? “. Praticamente nulla, ma se ci pensiamo bene, in essa dimorava il fulcro della democrazia, in quanto attraverso il confronto delle idee, veniva a modellarsi una “terza idea” che era il frutto del “discernimento” e quindi della capacità critica del pensiero soggettivo.

Una prospettiva “aberrante” per le oligarchie al comando che vogliono che le donne e gli uomini del pianeta siano docili e servili molto più che nei sistemi totalitari, in quanto si è giunti ad una operazione ancora più raffinata nella sua crudeltà: rendere unidimensionale la persona, senza che sia consapevole di essere ridotta a “paladina del pensiero unico”.

Ernesto Albanello

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