L’insostenibile transizione sostenibile!

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Franco Bernabè, presidente di Acciaierie Italia, è durissimo riguardo la transazione energetica nel nostro Paese: “Chiunque aveva responsabilità politica avrebbe dovuto riportare il dibattito alla razionalità, invece di farsi trascinare dall’onda mediatica di (Greta) Thunberg. Invece di pianificare il benessere di lungo periodo dei loro Paesi, i politici di oggi vanno dietro ai social media”. L’intervista a Bernabé viene pubblicata da La Stampa il 12 Luglio 2022. Ed è probabilmente una delle testimonianze più significative di questo periodo di transizione da un punto di vista energetico. Sia perché va completamente in controtendenza con il sentire comune della popolazione europea (più che mai sensibile a certi temi) e sia perché, in realtà, mette l’accento sul fatto che non abbiamo un piano realmente sostenibile e a lungo termine. 

Né noi italiani, né gli altri! 

Quello che è successo con il gas russo è l’emblema di questo: sappiamo tutti delle sanzioni dell’Europa alla Russia. Secondo Bernabé “dal 2015 gli investimenti in nuovi progetti sono stati drasticamente ridotti dall’opposizione alle fonti fossili e L’Europa ha fatto i conti senza l’oste. L’industria europea ha impiegato 50 anni per sostituire petrolio e carbone con il gas. La Commissione Ue, non facendo i conti con la complessità del progetto, ha pensato che in soli 10 anni si potesse sostituire il gas con le rinnovabili”. 

Cerchiamo in tutti i modi di ricorrere a un cambiamento ma non siamo ancora attrezzati per questo. La società in cui viviamo, poi, ha bisogno di approvazioni, leggi, incontri, confronti. I procedimenti sono lunghi e farraginosi. Gli incidenti di percorso sono molteplici. Criticità, queste, che ritroviamo anche nell’industria dell’automotive.  

La Commissione Europa aveva un obiettivo: arrivare al 2030 con 30 milioni di veicoli in circolazione a zero-emissioni. 

Aveva. Poi c’è stato il Covid. Poi ancora la guerra. 

A maggio, su Repubblica, Graziella Marino scrive: 

Giorgio Barbieri, senior partner e North & South Europe Automotive leader della società di consulenza Deloitte, sostiene che la transizione verso la mobilità ‘green’ è seriamente ostacolata dal nuovo scenario geopolitico emerso dalla guerra, che ‘’sta già avendo importanti conseguenze sulla finanza globale e su tutti i costi dell’Industry’’.

Barbieri sottolinea la forte dipendenza dell’industria europea dagli approvvigionamenti russi ed ucraini di alluminio, palladio e neon, elementi essenziali per la produzione di microchip e semiconduttori.

Attualmente nel nostro Paese circolano 200.000 auto elettriche. 

Parliamo del 4,3% delle immatricolazioni totali. 

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ha stabilito che entro il 2030 dovranno essere 6 milioni i veicoli elettrici sulle strade italiane.

Ce la faremo ad arrivare a questo obiettivo? 

Ma c’è un’altra domanda, forse ancor più necessaria: saremo in tempo? 

Hanno fatto il giro del mondo le immagini del canale Instagram Lifegate sul crollo del ghiacciaio della Marmolada. Sui siti dei quotidiani già si parla di una nuova ondata di caldo anomalo, che potrebbe raggiungere picchi MAI VISTI. 

C’è una correlazione fra come usiamo l’energia e il cambiamento climatico? 

È evidente che si. Tanti sono i dati che lo dimostrano. 

Avremmo tanto bisogno di un cambiamento quasi radicale, una sorta di reset, un nuovo inizio, ma sappiamo perfettamente che non è possibile, e allora cerchiamo un modo per tappare i buchi. Ma andando avanti di questo passo potremmo arrivare al nostro appuntamento col destino del tutto impreparati. 

Il cinema e la serialità hanno più volte sensibilizzato sulla nostra inefficacia nel fronteggiare il presente. A tal proposito noi de “La Città Magazine” vi proponiamo un bellissimo film da vedere su Netflix: “Don’t look Up”. 

Un altro film interessantissimo è “Before the flood”: come voce narrante troviamo sempre Leonardo Di Caprio, che da anni si batte per la salvaguardia del pianeta. 

A nostro avviso è da vedere anche “I am Greta”, sulla controversa figura di Greta Thunberg. Vi avvertiamo: sono film che parlano di cambiamento climatico, e lo fanno in modi e generi totalmente diversi. 

Il cinema da sempre è un veicolo per farci venire nuove idee. 

E magari anche questa volta potrebbe ispirarci e guidarci verso nuovi orizzonti. 

Marco Cassini

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