Si tratta di una rivalità fra le due piattaforme che devono misurarsi e confrontarsi con la cosiddetta “vita reale”.
Instagram ha una maggiore fidelizzazione che ha saputo guadagnarsi nel tempo perché la sua presenza nei social è di dieci anni, a differenza con Tik Tok che è relativamente giovane ma ha molta presa su un pubblico giovanile in fascia di età 18/21 anni.
Cosa sta accadendo, soprattutto in questo periodo in cui la campagna elettorale sta andando nel vivo, almeno adesso che sto scrivendo?
Che i capi dei diversi partiti, senza sapere assolutamente nulla della “filosofia” che sottende questo genere di comunicazioni, hanno cercato di scimmiottare i giovani, pur essendo lontani anni luce a quella condizione giovanile che loro avevano attraversato una quarantina d’anni addietro.
Anch’io, del resto, avendo un’età più vicina a determinati “influenzatori” che ai giovani di oggi, non ho gli elementi per esprimermi a fondo.
Posso solo dire che nei miei anni giovanili, esisteva un diverso modulo di influenzatore che aveva il nome di “opinion leader”: vogliamo esaminare la differenza fra i due modelli?
L’Opinion Leader (che sopravvive anche oggi) era il giornalista della cosiddetta “terza pagina”.
Si trattava della pagina “colta” in cui “l’opinionista” si faceva una personale idea su un fatto di attualità o su un accadimento ed esprimeva il suo punto di vista con dovizia di particolari e di argomentazioni.
L’influencer è invece una figura che “si” propone come modello da seguire, quindi intende creare nell’interlocutore un sistema di attrazione per indurlo a seguire i suoi gusti, le sue tendenze, i suoi stili allontanandolo, per quanto possibile, da una sua autenticità che crea smarrimento al contrario di una emulazione che solidifica emotivamente una condizione di sicurezza.
Le consegue, dunque, sia colloquiando attraverso instagram che mediante tik tok abbiamo a che fare con piattaforme che sviluppano un mondo che è certamente lontano dalla vita reale.
Anche se, a questo punto, giova riflettere su cosa sia una vita, intesa come reale. Le persone se interagiscono fra loro, eterodirette da modelli e schemi che non corrispondono a loro, finiscono per farsi percepire come soggetti “ibridi”.
Il percorso su cui si collocheranno, sarà quello che li renderà “plasmabili e modellabili”.
L’influencer, a questo punto, non dovrà fare altro che “rinforzare” le propensioni dei soggetti, frutto di quei modellamenti già impostati a “monte” che finiscono per estraniare le persone da loro stesse.
Sicuramente pensare, interagire, ascoltare attendendosi a ciò che la piattaforma stabilisce sia più consono al soggetto, rappresenta una strategia “alienante” e quindi dannosa alla percezione di sé del soggetto.
La risposta dunque è mobilitare una agenzia della comunicazione che operi in contrasto alla sopra ricordata linea di condotta che vuole rendere le persone, sempre più manipolabili ed esecutive rispetto ad un “disegno” che dimostra un proposito di asservimento. Ci riusciremo? Soprattutto, c’è una volontà, in tal senso, a livello istituzionale?
Dr. Ernesto Albanello





