La scelta non è tra violenza e nonviolenza, ma tra nonviolenza e non esistenza.

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Il Presidente russo Vladimir Putin ha avviato l’operazione militare in Ucraina ha esortato le forze di Kiev a consegnare le armi e “andare a casa”, mentre l’Europa condanna all’unanimità un atto “ingiustificato e ingiustificabile”.

La notizia dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe militari russe ha lasciato tutti sgomenti. Si apre di fronte ai nostri occhi di cittadini del XXI secolo uno scenario mai visto: bombe e carri armati, mezzi militari che sembravano appartenere a un’epoca passata, definitivamente conclusa. Ci hanno sempre insegnato l’ingiustizia della guerra, il non-senso della guerra, motivo per cui assistere a questi avvenimenti oggi appare ancora più inspiegabile. In passato il mondo sarebbe già entrato in un clima di guerra totale che giustificherebbe l’uso dell’appellativo “terza guerra mondiale” per indicare il clima di sospetto e paura in cui si sta vivendo. Le guerre si possano classificare in giuste e ingiuste: le guerre giuste sarebbero quelle combattute in nome di un ideale di indipendenza o libertà, mentre quelle ingiuste sarebbero mosse da una volontà aggressiva, da spiriti di vendetta e da mire imperialistiche. La maggior parte di noi ritiene che il ricorso alla violenza e alle armi non possa essere mai giustificato, anche in quei casi in cui sembrerebbe motivato da una giusta causa. La violenza innesca sempre altra violenza e la guerra non porta mai alla pace: al contrario, la via che si dovrebbe sempre seguire per risolvere le conflittualità dovrebbe essere quella del dialogo e della comprensione reciproca. L’aggressione russa all’Ucraina cambierà l’assetto geopolitico dell’EuropaAl momento la Nato fa quello che può, e cioè rafforzerà il fianco est dell’Alleanza. Presi di mira obiettivi militari, esplosioni, piani di evacuazione. «È una guerra nel cuore dell’Europa. Tra i giornalisti e gli analisti di tutto il mondo si sta provando a dare una spiegazione al comportamento di Vladimir Putin, che evidentemente stava preparando da tempo l’invasione russa in Ucraina, nonostante fino a qualche giorno fa stesse tenendo apparentemente la via diplomatica. Per la prima volta dai tempi della guerra fredda sono stati mobilitati dalle super potenze misure nucleari, si tratta dell’ultimo tassello di un conflitto fatto di parole e provocazioni che è sfociato in un attacco della Russia all’Ucraina, richiami alla calma da parte delle istituzioni internazionali, cresce la paura della popolazione, soprattutto nelle aree interessate. Questo, aggiunto alla distanza geografica dagli attuali scenari di tensione, ci rende abbastanza indifferenti al tema. Anche stimolati dai media, si stia facendo registrare un certo acuirsi della tensione in Italia tradotto, una guerra nucleare è improbabile – come molti analisti hanno tenuto a sottolineare nelle scorse settimane – ma non impossibile. In realtà, al di là di queste valide considerazioni, c’è un altro motivo per cui il nostro Paese potrebbe in qualche modo ritrovarsi implicato in un’ipotetica guerra nucleare. E cioè il fatto che sul nostro territorio sarebbero dislocate una settantina di testate nucleari americane – fatto mai confermato dal Ministero dell’Interno, ma ribadito a più riprese da diversi analisti, organi e politici italiani e internazionali. Gli arsenali nucleari, in caso di una guerra totale, sono tra gli obiettivi più caldi perché colpirli significa ridurre la capacità di offendere del nemico e della sua alleanza.  In Italia, invece, non si sa come andrebbero le cose, c’è una sorta di sindrome del segreto di Stato e si immagina che in caso di coinvolgimento al conflitto ci sia un minimo di piano da questo punto di vista, essendo noi dotati di armi nucleari e facendo parte di un’alleanza che si fonda anche su una strategia di attacco nucleare. 

 Cercare di comprendere le culture diverse dalle nostre è il passo fondamentale per vivere in armonia. Normalmente, l’uomo ha paura dell’ignoto: ci spaventa ciò che non conosciamo. Solo con la conoscenza e il dialogo tra le popolazioni, anche molto diverse tra di loro, si potrà arrivare ad un mondo in cui nessun essere umano è sottomesso da un altro.

Maria Ragionieri

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