Io accetto l’universo

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Dalla Pangea alla deriva dei continenti, dalla circumnavigazione dell’Africa alla scoperta dell’Australia, dalle basi scientifiche in Antartico ai satelliti in orbita. Il concetto di spazio è relativo, quello di distanza ancora di più se si pensa che sono già partite le selezioni per individuare i primi uomini che colonizzeranno Marte chissà quando in futuro. Un viaggio di sola andata verso il pianeta rosso è sempre meno fantascienza, anche se percorrere la tratta Milano-Venezia in treno rispettando i tempi è ancora oggi utopia. Per gli astronauti deve essere traumatico tornare sulla Terra dopo una missione nello spazio: guardare l’orizzonte e tornare a soffermare lo sguardo su qualcosa deve essere una novità, abituati come sono a scrutare con gli occhi l’immensità dell’universo. Da lassù si assapora tutta la limitatezza del mondo e da quaggiù si ammira l’infinità del cielo stellato. Trovarsi su un’isola atlantica o tra le dune del deserto africano, tra i ghiacci artici o, perché no, nella foresta pluviale e rendersi conto che c’è molto di più oltre l’atmosfera, oltre il sistema solare, oltre la Via Lattea, dà un senso di vertigine da cui è difficile riprendersi.

Non ci sono passeggeri sulla nave spaziale Terra. Siamo tutti parte dell’equipaggio.” “La Terra è la culla dell’Umanità, ma non si può vivere per tutta la vita nella culla!” “Noi non viviamo, in realtà, sulla cima della solida terra ma sul fondo di un oceano d’aria.”

Quando l’uomo si soffermò a contemplare il cielo, il suo mondo interiore di paure, di inquietudini, di angosce per una vita aspra e precaria, si arricchì di una dimensione nuova, quella della riflessione e della consapevolezza di esistere al centro di qualcosa di arcano e misterioso, che chiamò universo.

Tra i molteplici benefici della ricerca spaziale, diversi scienziati e giornalisti hanno citato le numerose ricadute che le tecnologie impiegate nelle missioni hanno nella vita di tutti i giorni sulla terra. I sostenitori della ricerca spaziale sono concordi nel ritenere che lo sviluppo delle tecnologie per lo spazio condizioni positivamente anche il progresso della nostra società.

Le ricadute pratiche della ricerca spaziale si manifestano nelle più svariate applicazioni tra cui nuovi materiali, nuove leghe di metallo, nuove strumentazioni e così via. Chi sostiene i progressi dell’ingegneria aerospaziale riconosce dunque che la ricerca spaziale è uno straordinario impulso per continuare a sostenere lo sviluppo dell’uomo sulla Terra e nello spazio. Come affermano infatti diversi autori, i programmi spaziali hanno contribuito a migliorare la vita sul nostro pianeta da tutti i punti di vista, attraverso la risoluzione di numerosi problemi tecnici e lo sviluppo di nuove tecnologie essenziali per l’uomo.

I   grandi investimenti economici, grossi rischi e obiettivi quasi impossibili della ricerca spaziale condizionino positivamente il progresso della nostra società. Innanzitutto, la ricerca spaziale ci protegge dagli asteroidi.

Nel settore spaziale stiamo assistendo a una crescita molto rapida delle attività economiche e all’ingresso di soggetti e capitali privati. Di fatto, il mondo dello spazio sta cambiando, di conseguenza, stanno cambiano le prospettive, le opportunità ma anche i rischi. Tutto ciò sia a livello internazionale sia per il nostro Paese, che in questo settore ha una tradizione di eccellenza e obiettivi ambiziosi per il futuro.

La space economy, quindi, non è solo affare statunitense anzi nel Pnrr per le tecnologie satellitari e l’economia spaziale sono previsti 1,29 miliardi di euro: gli investimenti saranno dirottati sulle infrastrutture satellitari per il monitoraggio digitale a tutela del territorio e in generale nell’economia dello spazio e nelle tecnologie emergenti. “Allo spazio – si legge nel piano nazionale di ripresa e resilienza – è ormai ampiamente riconosciuto il ruolo di attività strategica per lo sviluppo economico, sia per il potenziale impulso che può dare al progresso tecnologico e ai grandi temi di ‘transizione’ dei sistemi economici.” Non a caso esiste un piano strategico “Space Economy” l’iniziativa promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la definizione della politica nazionale nel settore spaziale. Il piano si propone anche come primo esempio di piano attuativo della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente, rispondendo alla richiesta della Commissione Europea di programmare i fondi strutturali sulla base di una strategia unica integrata, dalla ricerca alla produzione. “La situazione della space economy assomiglia un po’ a internet vent’anni fa. Internet era un’infrastruttura pubblica che è stata resa accessibile ai privati, lo spazio era un settore di ricerca e alta tecnologia essenzialmente pubblico, oggi è largamente privato”, gli ultimi 5 anni sono cominciati a crescere gli investimenti di venture capital, negli Usa come in Europa. L’Italia in tutto questo scenario è assolutamente ben posizionata: “siamo nella sesta posizione al mondo. Abbiamo una legacy e una leadership. A livello europeo superiamo la Francia e la Germania in questo ambito questo è dovuto al fatto che attraverso il tessuto industriale, si pensi all’automotive si arriva ad una filiera spaziale completa:si producono cioè motori, benzine, sistemi di bordo, elettronica, stazioni di terra, impianti di comunicazione e ricezione basti pensare anche, ad esempio, a grandi aziende come Leonardo o Avio.

Il fondo Primo Space sia del settore upstream che downstream, ovvero in tutta la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, arriva fino alla generazione di prodotti e servizi innovativi. “È un mercato che sta esplodendo questo non significa che entrarci è semplice. Si può investire in aziende pubbliche quotate, ma accade raramente. Attraverso il venture capital si investe in aziende private nella fase iniziale di sviluppo”. Ma la space economy sbarca a Piazza Affari e lo fa con un fondo d’investimento a gestione passiva che replica l’andamento di un paniere di titoli. “Tutta questa spinta privata riduce i costi di lancio e amplia l’accessibilità. Il governo e i ministeri fanno bene a puntare su questo settore. L’Italia, infatti, può giocarsela a livello internazionale, partendo da una situazione di partenza molto vantaggiosa”, bisogna continuare a spingere, a investire, a innovare per creare un sistema di aziende, più si riesce a spingere e investire, più si può diventare protagonisti. Questo settore richiede di sviluppare sinergie fra pubblico e privato e creare  sistema.

Thales Alenia Space Italia ed Officina Stellari che progetta e produce telescopi ground based  e space based  di altissima precisione hanno anche firmato un ampio accordo di cooperazione industriale per condividere conoscenze, asset industriali e competenze specifiche, mirando allo sviluppo di soluzioni, applicazioni e prodotti nelle aree di comune interesse, nel pieno rispetto dei rispettivi domini industriali e delle operazioni commerciali proprietarie in essere. Stanno cominciando a diventare operativi grandissimi sciami di nano satelliti, che essenzialmente sono strutture di telecomunicazione. Sopra la nostra testa stanno andando in orbita migliaia e migliaia di fotocamere e radar, sensori di tutti i tipi che estraggono i dati poi usati in svariati business, dall’agricoltura alle assicurazioni e le frontiere sembrano davvero infinite: si pensi alla startup LyteLoop, che tramite la fotonica consente di occupare meno spazio, almeno sulla Terra e di consumare meno energia ed elettricità, non è necessario l’impianto di raffreddamento, con costi più bassi.

Per quanto riguarda la Blue Economy, a tal proposito risulta importante considerare anche gli impatti economici derivanti dai cambiamenti climatici, dai rifiuti oceanici e dalla plastica, nonché il costo delle misure necessarie per limitare tali impatti. Al fine di proteggere l’ecosistema, le Nazioni Unite hanno recentemente adottato 17 Sustainable Development Goals (SDGs) da raggiungere entro il 2030. Lo sviluppo sostenibile, cioè la capacità di soddisfare i bisogni attuali della società senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri comprende tre dimensioni: economia, ambiente, società, è possibile effettuare alcune considerazioni in merito al fenomeno della Blue Economy in Europa. Attraverso i dati riguardanti i settori tradizionali ed emergenti, la relazione permette di comprendere non solo la dimensione che attualmente la Blue Economy riveste in Europa, ma anche il potenziale futuro. A tal proposito si è parlato anche di fenomeni quali protezione dell’ecosistema, cambiamenti climatici, impatti sugli oceani derivanti dalle materie plastiche. È chiaro dunque che si tratta di un argomento vasto, che comprende più settori e coinvolge, in linea teorica, tutti i Paesi dell’UE anche se in misura diversa in relazione alle dimensioni delle economie marittime nazionali. Adottando questa prospettiva, sembra dunque che la Relazione della Commissione si inserisca in un più ampio contesto di dialogo tra Stati con l’obiettivo di intraprendere percorsi condivisi nell’applicazione dei concetti relativi alla Blue Economy. Individuando i settori tradizionali ed emergenti si intende quindi indicare ai vari Stati quali sono le attività legate all’economia del mare che, sostanzialmente, possono trarre beneficio dall’utilizzo di metodologie sostenibili proprie della Blue Economy. Inoltre, attraverso una grande quantità di dati raccolti ed elaborati, la Relazione consente di comprendere non solo quali sono i settori strategici, ma anche quali sono le dimensioni che presentano questi settori. Come ultimo aspetto, è utile sottolineare l’importanza della Relazione anche per le attività di ricerca e confronto internazionale sul tema. Disporre di documenti che riportano in maniera approfondita la situazione consente infatti agli studiosi di comprendere in modo più approfondito l’argomento valutando le possibili direzioni da intraprendere nel futuro, con l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile delle aree costiere e delle attività connesse.

Ecco, è questo il motivo principale per cui esploriamo lo spazio: la curiosità, la voglia di conoscere che è intrinseca nell’essere umano, l’Ulisse che è in ognuno di noi e che è sempre alla ricerca di nuove domande a cui dare risposta.

Maria Ragionieri

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