Il Tempo tra concezione antica e moderna

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Il dio che guardava passato e futuro

Nel calendario romano il mese di gennaio era quello dedicato al dio Giano. Una divinità provvista di due volti agli estremi della testa capace di guardare contemporaneamente sia al passato che al futuro.

Antico re del Lazio e padre del dio del Tevere, Tiberino, fonda la civiltà sul colle Gianicolo.

Giano accolse Saturno, padre di Zeus da lui spodestato, diventando protettore del Lazio e antico fautore dell’età d’oro del Latium vetus.

I miti parlano sempre per significati profondi. Il nuovo anno inizia guardando al vecchio passato e al prossimo futuro.

Nell’antichità, come oggi, l’uomo si è sempre fatto domande sullo scorrere del tempo e sul significato che ha per sé e per la terra. Ovviamente l’osservazione della natura evidenziava un piano ciclico del tempo, quello delle stagioni, ma allo stesso tempo vi era la vita legata agli esseri viventi come piante e animali, dove si nasce, si cresce e si muore.

Tempo ciclico ed inesorabile, concezione adottata dalla grecità o passato, presente e futuro, tempo radicato nella cultura giudaico cristiana.

Poli opposti e conviventi nella nostra attuale cultura, sinonimo di riflessioni umane profonde e incredibilmente durature.

Ora il tempo viene studiato in fisica: sappiamo che è una dimensione e che ha dei comportamenti diversi a livelli macro e microscopici.

Ma cosa ci insegna davvero il tempo?

Questa è una delle tante domande che accompagna la vita di archeologi e storici da sempre. Più che lo studio di esso inteso come ricerca scientifica, spesso è bene fermarsi sul suo significato meno umano possibile.

Una massima l’abbiamo imparata in questo ultimo anno: l’uomo, dal tempo, non impara nulla.

L’immediatezza del vivere, questo eterno presente, rende la società inetta, piatta e priva di possibilità di crescita intellettuale.

È inutile ripetere ancora quanto sia fondamentale essere curiosi e apprendere con umiltà e, ancora, quanto sia fondamentale la vera cultura per la progressione del genere umano.

Vi dico soltanto che, la nostra concezione di tempo non è l’unica esistita e non è l’unica giusta.

Passato, presente e futuro sono una concezione. Una, non la sola! Il passato non è male, e il presente non è sforzo per migliorare un futuro che promette chissà cosa.

Scardiniamo il pensiero, non per cambiarlo o demonizzarlo, ma per uscirvi e trovarne di nuovi.

Scoprirete che la serenità deriva da un presente intriso di passato che vede al futuro come una piacevole, ma non assoluta, eventualità.

Dott.ssa Andrea Di Giovanni

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