Le differenze di reddito esistenti nelle diverse aree del Paese e il peso più importante della povertà nel Mezzogiorno fanno presupporre che il fattore prezzo continua a essere importante nella decisione dell’acquisto di un bene alimentare. L’importanza della Grande Distribuzione Organizzata come canale di commercializzazione di beni alimentari nel Paese è ancora al disotto dei valori medi europei ma sta sperimentando importanti fenomeni di crescita, anche se con notevoli differenze territoriali. Tuttavia, se si osserva il fatturato del settore alimentare nelle diverse tipologie dei canali distributivi negli ultimi dieci anni in Italia, questo rileva che la quota delle vendite alimentari attribuibile al tradizionale si è notevolmente ridotta, mentre le quote di mercato dei supermercati e degli ipermercati sono aumentate, trainate soprattutto dalle vendite negli ipermercati, i cui valori si sono raddoppiati tra il 1996 e il 2005. In conclusione, la GDO in Italia è in una situazione di evoluzione nonostante la forte presenza della vendita al dettaglio soprattutto nel Mezzogiorno, tuttavia anche in quest’area del Paese si sta diffondendo abbastanza velocemente la più generalizzata tendenza verso un nuovo tipo di domanda orientata sempre più verso prodotti con un alto contenuto nutrizionale e salutistico ha stimolato una serie di campi tecnologici direttamente interessati, quali la biotecnologia e la genomica. Il 2020 è stato un anno eccezionale per il settore italiano e non solo per la grande distribuzione organizzata, ma dopo la bolla dell’anno pandemico il ritorno alla normalità porterà a margini calanti in un contesto sicuramente non facile, la buona notizia per la GDO è che i consumi fuori casa non torneranno velocemente ai valori pre-Covid. L’epidemia è destinata a cambiare la geografia del commercio, con la possibilità concreta di avvicinarlo ai bisogni dei consumatori, recuperando anche il patrimonio delle botteghe di vicinato, quelle che resistono, a patto che accettino le sfide. “Anche nella grande distribuzione stanno crescendo i formati di prossimità, utili anche per la consegna a domicilio. Covid-19 potrebbe anche accelerare la crisi dei grandi centri commerciali. Perché se andranno in crisi i negozi di retail di beni non alimentari, da soli gli ipermercati non ce la faranno. Bisognerà ripensare totalmente questi spazi, il dopo sarà da scrivere, rimettendo in discussione l’assetto di intere aree commerciali oggi in fase di sviluppo. Ripensare al concetto di punto vendita, con più servizi, dove la spesa di generi alimentari potrà diventare accessoria”. La ripresa, essendo graduale, condizionerà ancora le spese domestiche che continueranno ad assorbire quota parte dei consumi in precedenza effettuati fuori casa, anche per effetto della diffusione dello smart working, che contribuirà a mantenere una buona parte dei consumi alimentari in ambito domestico.
Maria Ragionieri





