Il Classico del museo classicheggiante all’aperto di Roma è stato integrato dai colori sgargianti e dai messaggi importanti della street art che hanno reso la metropoli romana un vero e proprio museo a cielo aperto dei graffiti. La diffusione dei murales, così come di graffiti o scritti e disegni multicolori, è ormai realtà che interessa e affligge città grandi e piccole.
Durante la seconda metà degli anni Novanta il graffitismo subisce una dirompente esplosione, che porta ad una smisurata proliferazione dei pieces sul tessuto urbano: ciò avviene soprattutto grazie all’invenzione di una particolare bomboletta spray per mano della Montana Colours, un’azienda nata nel 1994 dal progetto di un writer spagnolo che si pone l’obiettivo di creare uno strumento utile e specifico per chi voglia praticare il graffitismo. Come risultato, nascono le prime industrie specializzate nella produzione di oggetti appositi per l’arte di strada, mettendo in tal modo a disposizione dei writer attrezzature che consentono una realizzazione meno laboriosa e maggiormente rapida. Se da una parte è possibile assistere ad un avanzamento nell’equipaggiamento generale del graffitismo italiano, dall’altra tale fenomeno underground vive un profondo cambiamento, specialmente poiché i primi pionieri iniziano a frequentare il mondo accademico e lavorativo lasciando, in tal modo, un vuoto produttivo che viene riempito da una nuova generazione di writer che si sente “abbandonata” e che deve ripercorrere le stesse tappe dei primissimi graffitari, avendo tuttavia a disposizione un numero maggiore di informazioni ed ulteriori elementi culturali: sembrerebbe proprio che, grazie all’impennata della musica rap e dei video i giovani nell’ultimo decennio degli anni Novanta si interessano nuovamente a tutto quello che ruota attorno alla suddetta cultura musicale, dal modo di vestire caratterizzato da modelli oversize fino alla pratica del writing. Nonostante il fenomeno in questione si evolva dal punto di vista artistico e persista nell’affiliazione di giovani ragazzi, cresce anche il malcontento nei confronti delle sue manifestazioni, giudicate da alcuni vandaliche e deturpanti degli spazi comuni: difatti, mentre in precedenza la cittadinanza accetta la presenza dei lavori sul tessuto urbano poiché in loro riconosce l’impellenza propria dei giovani di esprimersi, a causa del continuo incremento di tag e pieces, siffatte manifestazioni iniziano ad essere percepite in modo negativo, causando altresì la nascita di campagne e manifestazioni anti-graffiti. . Nel contempo alcuni accademici cominciano ad analizzare e studiare il graffitismo, in modo tale da potervi assegnare una qualche collocazione istituzionale: è proprio questo il paradosso che caratterizza l’arte di strada nel corso del tempo, ovvero il fatto che da un lato si cerchi di demonizzarla e sopprimerla mentre dall’altra si miri ad istituzionalizzarla. Quando si prende in esame il graffitismo italiano, bisogna tenere conto che la sua evoluzione sul territorio della penisola non ha avuto un seguito strutturato, condizione che potrebbe essere dipesa dalla numerosità di stili e tecniche già in essere quando il Graffiti Writing è approdato in Italia. Partendo da questo presupposto, per quanto riguarda la prima fase di esplorazione, conoscenza ed espansione del graffitismo italiano, è interessante e quasi imperativo considerare singolarmente le tre città che più di tutte sono state promotrici e sperimentatrici: Milano, Roma e Bologna.
Maria Ragionieri





