Si è sempre disegnato sui muri

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L’arte non può essere un problema di supporto, ma il supporto può essere tema di contestazione e ribellione.

Pensiamo alle performance di grandi artisti come Marina Abramovic’ che ha portato all’estremo il concetto di “supporto dell’arte” usando il suo corpo umano in maniera disumana. 

Si è criticato tutti di lei negli anni, ma come si impedisce ad un’artista di fare arte a suo modo usando il suo metodo?

L’espressione umana è difficile da fermare. Come una migrazione o un flusso di corrente l’arte ha una partenza prestabilita ma una fine libera da coercizioni.

Ma spostiamoci e parliamo un po’ di pitture rupestri in Abruzzo. I siti dove è possibile trovare queste manifestazioni sono diversi. Prevalentemente disegnate a carboncino rappresentano, in maniera molto semplice e stilizzata, figure umane.

Nella nostra regione, non lo direste mai, il rapporto con “le rocce” è molto stretto. Vi sono ancora siti in cui si svolgono pellegrinaggi per andare a strofinare parti del corpo su pareti o supporti di pietra, utili, si credeva, alla guarigione o al benessere di diverse malattie. Un esempio è la pietra di San Paolo nella riserva dei calanchi di Atri (TE) ma anche la culla di Sant’Onofrio nell’omonimo eremo a Serramonacesca (PE). Tradizioni antichissime sopravvissute attraverso il cristianesimo che ci raccontano il fenomeno della litoterapia. Per questo le pareti di roccia non erano solo ottime tele per esprimere esigenze ma anche vere e proprie entità intrise di proprietà benefiche. 

La pittura rupestre comunica immediatamente, si trova li, dove chi passa la può vedere, ne può godere, la può capire, ma non è proprio in un luogo aperto a tutti, di solito si trova in montagna, grotte o cavità. Va cercata, scoperta, sudata, questo la rende magica, catartica, ricreativa, maestra dell’umano.

Nel corso del tempo la pittura o l’incisione è stata vietata in luoghi sacri o pubblici, proprio perché il bisogno di “lasciare il segno” dell’essere umano poteva, su aree e monumenti, diventare molesto e deturpante.

Ma come comportarci oggi? Come ogni manifestazione dell’umano è impensabile fermare o abolire l’arte di strada, in qualunque forma essa si presenti. È scontato parlare di controllo e contestualizzazione, ma forse non così tanto. 

Tutto ciò che è sacro verrà deturpato e tutto ciò che viene deturpato verrà risantificato. È un ciclo, per questo bisogna chiedersi come cercare di evitare il più possibile queste manifestazioni. A mio parere educando, alla cultura, all’amore verso ciò che si deturpa e al rispetto per i luoghi, anche quelli che non sentiamo nostri. Se si investisse sull’educazione (cosa molto complessa, articolata e lunga) tutto sarebbe più facile e semplice. Notato l’ossimoro?

Dott.ssa Andrea Di Giovanni

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