Molti si lamentano perché le città italiane sono imbrattate di scritte (stilisticamente brutte). A volte si tratta di frasi denigratorie nei confronti di qualcosa o qualcuno. Altre volte si tratta di firme: nel mondo dei writers questo avviene per rivendicare un proprio stile o per manifestare la propria presenza. È il caso di 1UP, writer che è stato in grado di apporre la sua firma in luoghi davvero impervi nelle più grandi metropoli europee. E quando si parla di luoghi impervi nelle metropoli intendiamo grattacieli, snodi della metropolitana, tetti eccetera. Solitamente sono luoghi che vengono visti spesso dai pendolari o da chi vive nelle città. Se qualcuno becca i writers sul fatto, beh, sono guai. Ecco perché nessuno conosce la vera identità di 1UP. È probabile che si tratti di un collettivo. 1UP è stato anche a Milano e questo è sicuro. C’è, ancora adesso, un murales nei pressi di Via Tertulliano 76, dove è disegnata una enorme scritta: ONE UNITED POWER.
Da qui, appunto, la sigla 1UP.
Qui nel 2019 venne organizzata una mostra dedicata a 1UP. È probabile, dunque, che i creatori della mostra siano entrati in contatto con qualcuno che a sua volta conosceva 1UP.
Questo è solo uno dei tanti esempi di quelle firme che a un passante sembrano solo degli scarabocchi, ma che in realtà rappresentano un mondo che ai più è sconosciuto.
Peccato che molte delle firme lasciate in giro dai writers siano più dei colpi mal riusciti di egocentrismo che altro. Tanti scrivono il loro nome d’arte per farsi un po’ di pubblicità. E il risultato lo conosciamo bene: palazzi storici e meravigliosi che con le scritte diventano inguardabili e periferici.
Sembra incredibile ma una bombola spray può davvero fare la differenza fra centro e periferia in una città.
Lo sanno bene dalle parti di Vienna. Il centro storico, a differenza di Roma o Bologna, è curatissimo e sembra che i writers occasionali siano meno invogliati a imbrattare con una firma. Tanto lo sanno che, tempo un mese, quella scritta sarà cancellata e al suo posto tornerà a troneggiare il colore unico del palazzo.
In Italia la questione è diversa. Roma, che purtroppo non se la sta passando benissimo in termini di decoro urbano, dagli anni ’80 è sempre stata falcidiata da scritte e murales molto improvvisati.
Il discorso, però, cambia totalmente quando i murales sono realizzati da professionisti in gamba, o quando è il comune stesso di una città a mettere a disposizione alcune pareti per creare qualcosa di grandioso.
Di esempi così ce ne sono parecchi. Sempre a Milano, in zona Corvetto, la famosa sopraelevata che arriva fino a Piazza Bologna da Rogoredo è stata disegnata benissimo. Nonostante ciò in comune stanno pensando di abbattere la strada.
Come a dire: un buon murales non basta per nascondere il “brutto”.
Che poi è quel che è successo di fronte alla Stazione Tiburtina a Roma.
Togliendo la sopraelevata, ex snodo per la tangenziale Est, ecco che sono spariti anche i murales abusivi. Come mai?
C’è una regola non scritta per i writers. Ma è una regola: disegnare dove non si potrebbe. È un po’ come una piccola perversione: entro in un luogo dove non potrei entrare, ci lascio la mia firma artistica, me ne vado prima ancora che le forze dell’ordine possano accorgersi di me e la cosa mi elettrizza.
Se non c’è un luogo proibito da conquistare, non c’è murales.
Questa, più o meno, è una delle tante cose che può passare nella testa di chi nella notte se ne va in giro con la bomboletta.
In un contesto come quello italiano, pieno di città storiche ed edifici che richiamano turisti da tutto il mondo, il tema delle scritte sui muri potrebbe essere trattato molto più seriamente. D’altro canto, parliamo comunque di un’arte, che andrebbe sviluppata senza necessariamente associarla all’abusivo.
In Italia diversi sono i comuni che hanno permesso a bravissimi writers di esprimersi. Il nostro consiglio è quello di fare un giro a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo. Qui alcuni fra i migliori artisti metropolitani hanno creato cose straordinarie sui muri storici della cittadina. È stata un’operazione culturale di grande livello. Il perfetto equilibrio per un’arte che nulla a che vedere con chi ama scrivere il proprio nome su di un muro senza alcun permesso e senza alcun senso. Oltre ad essere illegale è anche brutto. E di roba brutta, il nostro Paese, ne ha vista già abbastanza.
Marco Cassini





