Energia, green deal, benessere e progresso: la legge universale della “copertina corta”

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Antoine-Laurent de Lavoisier, il padre della chimica moderna, dimostrò che “in natura, nulla si crea e nulla si distrugge” ma tutto si trasforma. Non ci sono “magie” in ciò che ci accade intorno, che sia spontaneo o indotto, che sia opera dell’ingegno umano o di coincidenze più o meno fortunose; al massimo, si potrebbe parlare di “illusionismo”, nella misura in cui chi ha maggiori conoscenze e competenze riesce a fare cose che per tutti gli altri hanno dell’incredibile, dello straordinario, del “magico”, appunto.

Anche nel secondo principio della termodinamica, la legge di Lavoisier trova riscontro, nel momento in cui si definisce sostanzialmente “impossibile” creare macchine termiche con un rendimento del 100%, ossia di riuscire a trasformare tutta l’energia in lavoro senza dispersioni né scarti (rendendo così impossibile la completa reversibilità dell’operazione e il sogno di generare una fonte di moto perpetuo).

Mia nonna, in modo più semplice ed empirico, ha postulato (senza attribuirsi mai la maternità della “legge” enunciata) che nella vita, a ciascuno di noi, viene data una “copertina” e questa potrà essere più o meno lunga ma, in ogni caso, non sarà mai così lunga per nessuno da permettere di coprire contemporaneamente tutto il corpo. Motivo per cui, in misura diversa a seconda della copertina che abbiamo, saremo sempre e comunque “tutti” costretti a scegliere, di volta in volta, quale parte del corpo lasciare scoperta, a raffreddarsi un po’.

Il mondo che ci circonda è una parte del tutto in cui siamo immersi e funziona, da miliardi di anni, secondo le tre leggi sopra riportate (e molte altre ancora). Ora, si potrà sempre costruire macchine più efficienti, diventare più bravi a creare “magiche illusioni” o provare ad allungare un po’ di più la copertina di tutti, ma resteranno i limiti assoluti e naturali che caratterizzano, in maniera unica e inderogabile, il nostro habitat. Troppo spesso, in un simile contesto, dove l’incertezza e l’entropia sono le uniche reali “certezze”, si gioca con l’illusionismo davanti ad un pubblico di bonari spettatori, talmente “bonari” che non servirebbe scomodare nemmeno il miglior David Copperfield, risultando sufficiente il gioco delle tre carte per stupirli.

E proprio come il gioco che vede protagonisti astuti (quanto dozzinali) imbonitori e stupìti (quanto stucchevoli) polli da spennare, le politiche figlie del “green deal” sembrano caratterizzarsi per rapidi e astuti spostamenti, nel tempo e/o nello spazio, delle loro conseguenze. A volte, in maniera forse più ragionevole e corretta, arrivano a ridefinire le scale di priorità delle persone e delle società civili, ma pur sempre spazzando almeno una manciata di polvere sotto il classico tappeto, sempre più corto e stretto, al pari della copertina di mia nonna. Il più delle volte, però, in modo spudoratamente “commerciale” (nella peggiore accezione possibile pescata dai peggiori stereotipi della categoria del venditore), si preferisce la via dell’omissione di informazioni oppure si sceglie di garantire solo il posticipo dei problemi imminenti e prossimi a diventare ingestibili, senza farsi troppe domande su quello che ne sarà, dei rimedi e degli strumenti oggi pubblicizzati, nel futuro dei nostri figli. 

Non so voi, ma anche senza scomodare la fisica, la matematica, la chimica e, perché no, la geografia astronomica, io mi ero già fatto un’idea chiara del mondo con la storia della copertina corta e, in base a quella saggia consapevolezza, provo a guardare sempre all’intero e mai al particolare. Soprattutto quando davanti a me c’è un tizio con un tavolino e tre carte coperte. 

Cassandro Ripitt

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