Denaro e ricchezza non sempre coincidono

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Partirei dalla riflessione su quanto possa nuocere alla salute dell’individuo la mancanza di denaro.

Non però il denaro come tale, ma il riconoscimento sociale che deriva dal possesso del medesimo.

Anche su questo però occorre fare dei distinguo. Ci sono soggetti che godono di cospicue rendite, ma sanno di non valere al pari delle risorse di cui dispongono.

Anzi: la non necessità di dover accedere a percorsi lavorativi o imprenditoriali, pone quel soggetto in una sorta di inerzia mentale, in quanto è privo della necessaria motivazione, forse perché un progetto non l’ha mai coltivato.

In fondo, se approfondiamo il discorso, arriviamo alla conclusione che il denaro si traduce nel dimensionare il personaggio che detiene un patrimonio, come valevole, ma per convenzione sociale.

Mi viene da pensare che negli USA si fondano club a cui aderiscono e diventano soci, persone il cui unico comun denominatore è il conto in banca. Allora c’è il club dei due milioni di dollari e poco importa se a farne parte sono titolari di trivelle per l’estrazione del petrolio, proprietari di mandrie di bovini o docenti universitari e conferenzieri. Quello che li unisce è il fatturato annuo di due milioni di dollari.

Casomai se i club avessero soggetti con disparità nella disponibilità economica ma con marcate convergenze di interessi, potrebbero essere dei sodalizi con scopi condivisi, come attività filantropiche o progetti in cui tutti potrebbero sentirsi maggiormente coinvolti.

Mi viene da pensare ad una massima in relazione alla quale “il denaro è un ottimo servo ma un pessimo padrone”. Che vuol dire? che con il denaro si possono attuare dei progetti che coltiviamo fin da quando eravamo bambini e quindi la disponibilità economica ci permette di attuare dei sogni. Per esempio, non lo so se Diego Della Valle aveva in animo da tempo di destinare parte del suo surplus per il restauro dell’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come “il Colosseo”, ma sta di fatto che dalle sue tasche sono usciti venticinque milioni di euro per questo intervento (denaro, ottimo servo). Un altro imprenditore, Lapo Elkann, il cui nome ci ricorda la famiglia Agnelli e quindi la Presidenza della FIAT, oggi FSA, vede associato il suo nome ad una vita piuttosto sregolata ed all’assunzione di droghe, raffinate quanto si voglia, ma sempre sostanze che procurano dipendenza (denaro, pessimo padrone).

Un altro imprenditore, Brunello Cucinelli, titolare di una grande azienda produttrice di cachemire, nel momento in cui quota in borsa la sua impresa, ottiene una plusvalenza di cinque milioni di euro che non trattiene per sé, ma distribuisce ai suoi milleseicento dipendenti.

Un ricordo che non può essere trascurato è quello a Steve Jobs, che nel 2011 morì all’età di 56 anni. Stava lasciando una fortuna di sette miliardi di dollari. Le sue ultime parole furono: “mi rendo conto che tutto il riconoscimento e la ricchezza che ho non hanno senso di fronte alla morte imminente. Ho soldi per assumere il migliore per qualsiasi compito, ma non è possibile assumere qualcuno per farsi carico della mia malattia. I soldi possono farci ottenere tutte le cose materiali, ma c’è una cosa che non si può comprare: la vita. Quando sono cresciuto ho notato che un orologio di 300 dollari ed uno di 3000 dollari, avrebbero entrambi segnato la medesima ora. La vera felicità non deriva dalle cose materiali ma dall’affetto che ci danno i nostri cari. Quindi spero che tu capisca che quando hai amici o qualcuno con cui parlare, è lì che trovi la vera felicità. Ricorda ancora che in qualsiasi fase della vita tu ti trovi, ringrazia sempre, goditi le piccole cose e apprezza gli amori di coloro che ti sono al fianco: il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi amici…in modo che quando arriverà il giorno in cui il tuo sipario si abbasserà, tu possa portare con te la vera ricchezza di questo mondo”.

Ernesto Albanello