Che la ricchezza e il denaro siano valori fondamentali per un destino di successo lo si può comprendere facilmente volgendo lo sguardo indietro nella storia dell’uomo e anche delle Nazioni. Ma quelle che Leopardi definiva “magnifiche sorti e progressive” hanno avuto conseguenze pesanti sulle condizioni del pianeta che ci ospita, come di alcuni nostri simili che lo abitano. Si parla spesso di nascere dalla parte giusta – nel senso di fortunata – del mondo. Anche per ridurre queste disparità è stata pensata prima e viene attuata oggi l’Agenda 2030 che si compone di 17 macro obiettivi di sviluppo sostenibile, a cui aggiungere ben 169 sotto-obiettivi associati. Sono 5 i pilastri su cui si fonda questo piano: le 5 P, e cioè, persone, pianeta, prosperità, pace e partnership (nel senso di collaborazione).
Non è quindi un caso che il primo SDG n.1 si intitoli: “Sconfiggere la povertà” e si ponga l’obiettivo di “Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo”. Una sorta di obiettivo architrave che esplora le diverse dimensioni della povertà e le sue cause: disoccupazione, esclusione sociale, disastri, malattie. E oggi per esserci passati anche pandemie. Il 10% della popolazione mondiale vive ancora in condizioni di estrema povertà, soprattutto nell’Africa subsahariana. Fattivamente si deve mirare a garantire ai poveri e ai vulnerabili la protezione sociale e l’inclusione, ad aumentare l’accesso ai servizi di base e a sostenere le persone danneggiate dai cambiamenti climatici e dagli eventi estremi, dagli shock sociali ed economici e dalle catastrofi naturali.
Scorrendo gli SDGS arriviamo al n.8 – quello dedicato a “Lavoro dignitoso e crescita economica”, per capire come sia necessario “Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile”. È chiaro come aumentino le opportunità, anche attraverso un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro più dignitoso per tutti. Che spesso vuol dire incrementare le possibilità economiche di molti. A livello globale, i trend mostrano come la produttività del lavoro sia aumentata e il tasso di disoccupazione diminuito. Sono necessari ulteriori progressi per aumentare le opportunità di occupazione, in particolare per i giovani, ridurre l’occupazione informale e le disuguaglianze del mercato del lavoro. In primis la disuguaglianza retributiva di genere. La differenza di reddito tra uomini e donne si attesta al 23% a livello globale: potrebbero volerci atri 68 anni per raggiungere la parità retributiva. Il tasso di partecipazione femminile al lavoro è del 63%; per gli uomini si sale al 94%. Senza contare che per le donne si aggiungono assistenza non retribuita e lavoro domestico.
Se poi ci si concentra anche sul 12esimo SDG – “Consumo e produzione responsabili” – si comprende come garantire modelli sostenibili di consumo e produzione sia un modo per provare a restituire in ritardo all’ambiente parte di ciò di cui lo abbiamo privato. Si può fortemente incidere sullo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari e ridurre le perdite di cibo nella produzione. Oppure spingere per la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti; ridurre il loro rilascio in aria, acqua e suolo, per minimizzare gli effetti negativi su salute e ambiente.
Poi ci sono le azioni quotidiane che possono aiutare a contrastare la fame nel mondo e quindi permettere a tutti di vivere dignitosamente. Non solo riducendo lo spreco di cibo in casa, ma scegliere prodotti di stagione e da produttori locali. Sostenendo sia le associazioni del terzo settore impegnate concretamente, che il mercato equo e solidale.
Angela Oliva





