Immaginate una notte buia e senza vento, senza nuvole e luna, nel bel mezzo di una valle. Il fuoco del bivacco acceso si abbassa e ci si avvia all’ora del sonno. Ci si stende, vicino ai propri compagni di viaggio, su stuoie di foglie secche intrecciate e ci si copre con calde pelli di animali. E si guarda il cielo, sembra talmente immenso che ci si può perdere senza muoversi, quasi cade addosso per quanto è nitida quella infinita moltitudine di punti luminosi. Tanto densa da creare una grande strada nel cielo.
Bene ora che siamo arrivati fino a qui con la fantasia possiamo iniziare con la scienza. Quella che nasce dalla passione, dagli occhi riempiti di domande e bellezza.
Gli esseri umani girano con il naso all’insù da un bel po’ di tempo e da altrettanto cercano di capire i segreti degli astri.
Partiamo da molto lontano, nel Neolitico Sahariano nel sito di Nabta Playa, che nelle sue attestazioni più antiche risale a circa dieci mila anni fa. Delle trenta strutture presenti ce quella che viene definita “circolo Calendariale” un cerchio creato da menhir in pietra infissi nel terreno alcune delle pietre interne al circolo presentano un orientamento rivolto al sorgere del sole nel solstizio di circa seimila anni fa.
Rendiamoci conte di ciò che significa. Seimila anni fa un popolo studia e comprende il viaggio del sole non soltanto nel tuo percorso giornaliero ma in quello annuale, riuscendo a definire quel giorno in cui il sole rimane di più nel cielo.
Facciamo un salto e spostiamoci nell’età del bronzo (II millennio a.C.) nel territorio dell’attuale Germania nei pressi della cittadina di Nebra.
Nel 1999 viene rinvenuto, da scavi clandestini, un disco in metallo con applicazioni in oro rappresentante il corso della luna e le stelle.
La placca serviva a leggere il cielo, il primo libro astronomico della storia, segnando solstizio ed equinozio unito al corso della luna e della costellazione delle Pleiadi.
Non serva nemmeno che io arrivi ai filosofi e alle loro interpretazioni del mondo e del cielo notturno, citerà solo Ipazia di Alessandria che, sebbene non si siano ancora scoperti suoi testi conservati, si pensa sia riuscita a calcolare e capire l’andamento ellittico dell’orbita della terra intorno al sole.
Il cielo è qualcosa che ha sempre attratto e chi venne prima di noi capì molto più di ciò che immaginiamo. Come disse Montanelli “un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani”.
In questi tempi di odio e confusione cerchiamo di essere meno contemporanei possibili e torniamo a quel passato che tanto ci fa sentire piccoli. È che la storia sia per tutti come le stelle osservate in una tranquilla sera d’estate con il naso all’insù. Uniche, bellissime, sacre e piene di domande senza risposta.
Dott.ssa Andrea Di Giovanni





