Dalla strada al museo

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Storie di rinascita tra arte e coraggio

Rinascere attraverso l’arte dopo anni passati nell’ombra, a fuggire dallo sguardo insistente degli altri fatto di scherno, compassione, e pietà. E riuscire ad emergere dall’invisibilità imposta dalla società o voluta, facendo venir fuori non solo bisogni materiali, ma anche passioni e desideri. 

È quanto successo a quattro senzatetto di Palermo che grazie alla Caritas, hanno ripreso in mano la loro vita, diventando guide turistiche all’interno di alcuni dei più importanti musei della città.

Quattro persone che senza nemmeno immaginarlo hanno perso tutto e si sono ritrovate senza alternative se non quella di vivere per strada tra degrado e gelo, tra la paura di non essere più niente e il coraggio di provare a rimettersi in piedi.

Il coraggio di rimettersi in piedi.

Il progetto, simile alle iniziative portate avanti a partire dal 2019 in molti stati europei in cui i clochard sono stati formati per diventare guide turistiche con nuove e inusuali punti di vista delle loro città, ha restituito a queste persone non solo un senso, ma anche un modo per reintegrarsi nella società. 

I quattro senzatetto – che dal 2023 diventeranno almeno 10 – che vivono nei dormitori della Caritas, selezionati e formati da esperti, hanno preso servizio come guide speciali al momento solo all’interno del Museo Diocesano e di Palazzo Abatellis, ma presto si potranno trovare anche presso la galleria d’Arte Moderna della città. 

Un’iniziativa che si spera possa essere di esempio anche per altri virtuosi musei d’Italia, che diffonderebbero così non solo una nuova prospettiva sulle opere d’arte, ma anche sulla vita dei senzatetto. Il racconto di questi capolavori infatti spesso viene interiorizzato fondendosi con le storie e i punti di vista di chi li racconta. Ecco che il famoso dipinto del XV secolo “Il Trionfo della morte”, diventa così non solo occasione per parlare dell’arte siciliana e dell’influenza che ha avuto su alcuni dei più importanti pittori al mondo come Picasso con la sua “Guernica”, ma anche per riflettere sulla condizione dell’essere umano, sull’ineluttabilità del fato e della morte che non fa sconti in base alla classe sociale.

Così anche “l’Annunciata” di Antonello da Messina del XV secolo, raffigurante la Vergine, diventa opportunità per parlare sì dell’incredibile sensibilità del suo pittore che con un gioco prospettico di mani e sguardi ha saputo raffigurare il pudore di Maria e la sua voglia di tenere lontana la curiosità dello spettatore dal suo “segreto”, ma anche per parlare di paure, pudore e distanze umane.

Un percorso intenso sia per coloro che sono stati coinvolti nel progetto – che vedono spesso per la prima volta il bello della città in cui vivono al di là della sporcizia, del freddo e della miseria – sia per i visitatori dei musei.  

Un’opportunità di grande impatto sociale che potrebbe valere molto per le migliaia di persone che popolano le strade più buie delle nostre città che a volte aspettano solo l’opportunità per ritrovare la luce.

Silvia Francese

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