Roberto Corvaglia co-founder di Tagfor: L’uovo di colombo in salsa digitale.
Sono passati oltre 100 anni da Piggly Wiggly, la drogheria che diventò il primo supermercato al mondo. Clarence Saunders, ideando il self-service diede il via a un tipo di commercio diverso, stravolgendo e rinnovando completamente il sistema del retail. Dal 1916 ad oggi sono stati fatti passi da gigante in questo settore, ma a ingigantirsi sono stati anche i costi. Molteplici i servizi offerti, ormai non abbiamo più bisogno di uscire, per avere a casa la nostra spesa basta avere l’App. L’acquisto online è smart, una risorsa per chi ha poco tempo a disposizione e risolve sicuramente una parte di problemi, ma scendere in città a comprare il pane, la frutta, i prodotti per la casa e tutto ciò di cui abbiamo bisogno non è forse più bello? È il modo in cui impieghiamo il nostro tempo a non avere prezzo. Scegliere alimenti e confezioni avendo modo di guardarli, constatarne la freschezza, ammirarne i packaging, lasciar andare la fantasia e immaginarne l’utilizzo finale. Purtroppo il periodo di clausura ci ha precluso queste attività che invece sono importanti per chi compra ma anche per chi vende. E si ricorre alla rete che oggi spadroneggia con un’impennata delle vendite mentre i negozi in città ripartono a fatica. In questo momento il commercio di prossimità ha bisogno di una spinta, a Pescara ci ha pensato l’associazione Abruzzo4med che, con il progetto Torno in Centro, ripropone il sistema di sviluppo di local marketing Tagfor. L’idea nata a Caneva (Pn), attraverso un sistema digitalizzato è riuscita ad aprire un varco a favore dello scambio tangibile tra cittadino e commerciante con potenziamento di presenza reale dei clienti. In partenariato con le PPAA e con le associazioni di categoria, punta a riallacciare il rapporto di fiducia perso nel tempo tra acquirente e venditore stabilendo tra loro una interconnessione. Creare una rete di collegamenti attraverso i quali vengano fornite informazioni necessarie agli acquisti, oltre a scontistiche relative, punti accumulati e concorsi a premi, attraverso una proposta interattiva e digitale. Che cos’è Tagfor e in che modo sostiene il commercio di prossimità? Lo abbiamo chiesto a Roberto Corvaglia co-founder di Tagfor. Tagfor è una sfida. Piccoli contro grandi, Davide contro Golia.Tagfor è il risultato della nostra visione nella quale i piccoli negozianti indipendenti possano cogliere le opportunità della trasformazione digitale cercando di colmare il gap tra il commercio di prossimità e la GDO. In maniera semplice, immediata, ma efficace. Promozione reciproca tra negozianti e fidelizzazione dei clienti con un sistema unificato in modo da far vivere agli stessi l’esperienza di acquisto come in un centro commerciale virtuale. Perché gli outlet cercano di riprodurre una finta realtà in cui far vivere l’esperienza di acquisto e noi non possiamo cercare di mettere in squadra le realtà che già sono legate dalla vicinanza? La nostra avventura è nata dall’ascolto, e continua nello stesso modo: incontri con i negozianti dove emergono spunti, idee, critiche, che spesso si tramutano in progetti, modifiche, aggiustamenti. Il commercio di prossimità non è loro: è nostro, delle nostre città, delle amministrazioni. La crisi è un problema sociale e trasversale. Quali sono i risultati? I risultati sono davvero importanti.
Abbiamo centinaia di esercenti in diverse zone d’Italia, ma soprattutto abbiamo diversi nuclei coesi che si aiutano reciprocamente e questo ci rende orgogliosi. Un case history che ci sta a cuore? Un paesino dell’Appennino Emiliano, 3.500 abitanti dove sostanzialmente il nostro sistema permette a clienti e turisti (in particolare nel periodo estivo) di percepire organizzazione e poter godere di sconti sugli acquisti effettuati all’interno di tutti i negozi aderenti. Con un controvalore di oltre 700.000€ di acquisti effettuati in un anno, 40.000 transazioni, oltre 25 milioni di spot, gli amici dell’Associazione negozianti di Bedonia e la relativa amministrazione sono oramai un fiore all’occhiello. Perché Tagfor è un’idea vincente?
Perché è semplice, immediata, percepibile, integrata. L’uovo di colombo in salsa digitale. La presenza dei tablet all’interno dei negozi di vicinato in prossimità della cassa permette ai clienti e visitatori di percepire l’appartenenza ad un gruppo organizzato. La possibilità di utilizzo di App o Card permette di abbracciare il millenial come la persona anziana. La parte visuale fa il resto: d’altronde, il modo migliore per promuovere i vini di una bottiglieria è presso la pescheria, e questo è facile da comprendere per chiunque.
Le amministrazioni pubbliche coinvolte nel progetto vedono in Tagfor un valido strumento a supporto degli esercenti e del territorio, pensa che questo rappresenti per loro un punto di partenza o un traguardo?
Assolutamente un punto di partenza. Progettualità è la parola chiave in questo momento: servono soluzioni trasversali, integrate dove noi possiamo fare una parte. Da un lato ci viene chiesto di allargare il campo d’azione: gestione buoni sociali, welfare a disposizione di aziende che permettano ai loro dipendenti di spendere nei negozi convenzionati e così via.
Ma per la risoluzione del problema serve un approccio strutturale, dove tutti gli attori si attivino. Serve un’azione corale in tutti i sensi: “Torno in centro!” Economia solidale che coinvolge offerta turistica, comunicazioni socio-culturali, manifestazioni e rilancio del territorio. Il sodalizio tra pubblica amministrazione, associazioni di categoria e privato può giocare una carta vincente? Lo vedremo nei prossimi mesi con l’auspicio che la ripresa ci sia, forte e fiera e che le strette di mano e gli incontri reali tornino a occupare il quotidiano di ognuno di noi.
Maria Zaccagnini





