Collasso economico, rincari e le scelte d’acquisto

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È tutto un equilibrio sopra la follia” 

Nella vita, ci sono momenti in cui si ha davvero bisogno di mangiare qualcosa di buono. E in quei momenti, a seconda che uno entri in un buon ristorante o meno, l’esistenza può prendere un corso del tutto differente. È come cadere da questa o da quella parte di un muro.”

Haruki Murakami

La crisi economica è iniziata prima della pandemia, e ha alleggerito un po’ per volta le tasche degli italiani fin a quasi svuotarle.

La grave situazione in cui versa l’Europa orientale colpisce il complesso e delicato sistema economico già di per sé deteriorato. Corsie di supermercati svuotate, fermo degli autotrasportatori, caro carburante e energia, temi attuali che preoccupano. 

Una lievitazione che tocca tutti i settori, in particolare quello alimentare e mette   in difficoltà i consumatori. Vivere oggi significa anche contrastare il fattore giornaliero degli aumenti: c’è bisogno di raccogliere nuovi stimoli e farsi strada nella giungla quotidiana, nonostante tutto. Ma se è vero che il caro prezzi incide in modo devastante sulle casse degli italiani è anche vero che si riesce comunque a vivere dignitosamente e spendere, seppur con attenzione, per ciò che si desidera.  Il ceto medio va scomparendo e il divario tra ricco e povero diventa sempre più ampio, nonostante questo l’attenzione alla salute e al benessere è sempre costante. Si spende in modo oculato per prodotti più costosi ma qualitativamente superiori. Si mangia in posti dove l’eccellenza è di casa, si beve dell’ottimo vino d’annata. Questo perché l’attenzione alla qualità non si perde e, anche se la fetta è piccola, c’è sempre una parte di gente che non ci rinuncerà: mangiare poco ma buono. Il cibo assume valore identitario, una fetta di prosciutto ma che sia quello buono o di formaggio ma di qualità, questo stile di vita piace perché legato al benessere, all’amore per la natura e per l’organismo.  Botteghe di prodotti tipici molto frequentate che rappresentano la qualità; olio extravergine d’oliva, vini doc, salumi, dolci, caffè, cioccolato.  Bisogno di sanare, colmare certi vuoti, tranquillizzarsi con una buona cena e un ottimo bicchiere a fine giornata, può far dormire meglio sapendo che l’indomani ci sarà da combattere di nuovo. I consumatori che invece svuotano gli scaffali dei supermercati per paura di restare senza qualsiasi tipo di prodotto alimentare e non, spendendo sicuramente di più, scelgono la quantità.

Amanti del cibo buono e accumulatori seriali, persone che tentano la fortuna al gioco destinando gran parte del tempo a un’attività fruttuosa solo alle casse dello Stato, fruitori della tecnologia più avanzata, telefonia, schermo al plasma. Ristoranti sempre pieni, centri commerciali pieni, supermercati pieni.  C’è crisi.

In tutto questo disordine l’italianità ci lascia scegliere, cosa che altrove, la storia ci insegna non succede e non è mai successa.  La vita è un’altalena che va su e giù, tutto sta a saperci stare seduti sopra e non rischiare di cadere.

 “L’ho detto tante volte: prendiamone meno. Meno! Ma che sia vino. A me mi bastano due dita. Magari un dito solo: un mignolo! Ma che sia un mignolo di vino!” (Totò – La banda degli onesti).

Maria Zaccagnini