Io non sono di quelli che credono all’economia bucolica, quella in cui non c’è bisogno di sviluppo, ma basta solo produrre il necessario al sostentamento vitale. No, i soldi non sono lo sterco del diavolo, ma non devono essere nemmeno il fine principale a cui dedicare la propria vita!
Sin dai tempi antichi ci sono stati pensatori di spessore che hanno gridato alla pericolosità del fascino del denaro, ma abbiamo imparato col tempo che esso è una parte importante per il nostro percorso terreno: io lo considero come il lubrificante per un motore a scoppio (sì, sono irrecuperabilmente un car guy…).
In un motore non è necessario avere una quantità infinita di lubrificante, ma quella necessaria al suo funzionamento e della qualità adeguata. Mutatis mutandis, I soldi che circolano non devono essere troppi, sennò si genera inflazione, devono poi essere di qualità, cioè non generati da mere speculazioni finanziarie, ma da attività fisiche o di concetto che possano creare valore aggiunto per le persone.
Il denaro deve necessariamente avere anche delle connotazioni meritocratiche: ad es. due calzolai che nel passato producevano lo stesso tipo di scarpe venivano pagati diversamente, perché uno era più veloce e/o più bravo nel tagliare le pelli e cucirle. Qui iniziano le discussioni (a volte pretestuose): allora il calzolaio meno bravo doveva morire di fame? No: faceva scarpe meno pregiate per persone meno abbienti, guadagnando di meno, oppure andava a lavorare per il calzolaio più bravo, che gli insegnava a lavorare meglio, ma che tratteneva una parte dei ricavi generati dal calzolaio che lavorava per lui.
Su questo argomento, in una società che non tiene abbastanza conto della meritocrazia si scatena l’inferno: ai polemisti che dicono che siamo tutti uguali (che a casa nostra negli ultimi anni si è tradotto in un deleterio e utopistico: “1 vale 1”), io rispondo che lo siamo solo davanti a Nostro Signore. Una quantità maggiore di denaro serve a premiare coloro che in un’attività manuale o intellettiva forniscono valore aggiunto rispetto ad altri: è uno stimolo per tutti a dare il meglio di sè, altrimenti si va incontro ad un appiattimento verso il basso. Avete presente i premi produzione dati a pioggia ai dipendenti statali? Bene: ricordatevene quando subite un disservizio da qualche ufficio pubblico…
Per amore di chiarezza, non sono per la liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro, così come non sono assolutamente contrario ai guadagni che scaturiscono dagli investimenti finanziari, ma c’è bisogno di regole che delimitino la strada entro la quale devono camminare queste tematiche. Sempre usando una metafora, per me la strada deve essere larga e ad alto scorrimento, invece in Italia abbiamo poco più che una strada di campagna con dei dirupi da entrambi i lati.
Tornando al denaro, credo che a volte gli si diano colpe che non sono sue, ma del consumismo: si confonde cioè causa ed effetto. Una riflessione oggettiva del tenore di vita attuale ci palesa il fatto che coloro che davvero non sanno cosa mettere sulla tavola sono in numero decisamente inferiore rispetto a solo qualche decennio fa. Allora perché tante persone si sentono “povere”?
Perché forse non si sta completamente in pace con sé stessi e ci si sfoga inseguendo la felicità (spesso solo di facciata) del vicino di casa o dell’amico che ha fatto carriera, che sfoggia beni materiali oggettivamente superflui.
La mia passione per le automobili mi ha portato a possedere vetture importanti, ma quando non ce le avevo, non pensavo di essere sfortunato o inferiore ad altri, ma cercavo di capire cosa fare per arrivare a possederle. Per inciso, non le volevo per fare la ruota di pavone, ma per il loro valore tecnologico.
Il denaro di per sé non è un problema o un pericolo per la società, ma lo è il rapporto che ognuno di noi instaura con esso: è su quello che bisogna lavorare! Sono davvero indispensabili per il nostro benessere psichico gli orologi che costano come un’automobile di media categoria? Dormiremmo davvero meglio se possedessimo un’automobile di alto livello che costa più di un box metropolitano in cui custodirla? Saremmo dei reietti della società moderna se non andassimo almeno una volta alla settimana a cena fuori? Io dico di no, e voi?
Gerardo Altieri





