Accademia del Musical Theatre, la “fabbrica” dei talenti è a Pescara

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«Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama; ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare: col sudore!»  Fame, Saranno Famosi

Pescara, Accademia del Musical Theatre, un posto pieno di colore nascosto tra palazzi in costruzione, viavai di persone che lavorano, traffico cittadino. Non ci si aspetta di trovarsi di fronte a tanta arte entrando nel parcheggio antistante l’entrata e invece varcando la soglia inizia un viaggio emozionante. I giovani talenti che la frequentano animano le stanze con leggerezza passando da uno laboratorio all’altro, si preparano, cantano, ballano, recitano.  Nei loro occhi si legge l’entusiasmo, la tensione, l’eccitazione, la gioia, la paura. Sentimenti che convogliano nell’interpretazione del momento, si muovono corpi e diventano anima che sinuosa avanza. L’Accademia esiste perché qualcuno l’ha fatta nascere mettendoci tutta la forza necessaria, creando le fondamenta, credendoci profondamente, fornendo i mezzi per arrivare a raggiungere traguardi. Ma come si crea una scuola di discipline artistiche lo spiega Silvano Torrieri, attore, coach e fondatore dell’Accademia.   

Per chi come me, che ha avuto la possibilità di vivere un’esperienza formativa, ma soprattutto umana, importante con il maestro Giorgio Strehler, riuscire a mettere insieme cultura, competenza, professionalità, non è stato facile, considerando tra l’altro di essere in una città di provincia, dove leggende metropolitane la fanno da padrona.

Come si costruisce e si mette in scena un progetto, che sia teatrale, musicale o di danza? 

Si parte da un’esigenza primordiale interiore come abitanti del tempo presente, per poi veicolare la stessa, attraverso il teatro o la musica o la danza o tutte e tre le discipline allo stesso tempo, a un messaggio che emozioni e che faccia riflettere. Per dirla con le parole del mio maestro: “Il teatro è la parabola del mondo”.

Attualmente state lavorando all’atto unico di Giada Trebeschi “La Confessione” che parla di uno stupro di guerra e andrà in scena il 28 maggio all’ Auditorium Cerulli a Pescara. Con quale stato d’animo i ragazzi si sono immersi nelle prove di recitazione? 

Toccare o sfiorare temi importanti come quelli che racconteremo con questo spettacolo, non è certo facile. I giovani, i ragazzi dell’Accademia, si sentono coinvolti e stravolti, spensierati e pensierosi. Si sentono responsabilizzati e ne accettano il compito con grande entusiasmo. 

In scena, ai ragazzi dell’Accademia è stato chiesto di impersonificare personaggi del sesso opposto, la particolarità dello spettacolo è da ricercare proprio in questa originale scelta. Qual è il significato profondo nascosto dell’interpretazione invertita dei ruoli maschile-femminile che desidera far emergere dalla rappresentazione teatrale?

In teatro possiamo raccontare la vita rappresentandola, possiamo vederla e comprenderla. Spesso però, facciamo fatica a capire quanto dolore o gioia possano infliggerci gli altri. Permettere a una donna di interpretare un ruolo maschile e viceversa, un uomo un ruolo femminile, ci ha permesso di poter affrontare il dolore, l’incomprensione, con un rispetto “superiore”. Ci ha permesso di capire come uomini e donne di questo mondo, che siamo unicamente e indistintamente essere umani. 

Ciò che lega i ragazzi è la passione che mettono nella recitazione, nella danza, nel canto. Quanto sono importanti la sinergia e la collaborazione? Che rilevanza ha, invece, la competizione?  

La passione deve per necessità diventare professionalità, consapevolezza, disponibilità umana, è questo che riesce a rendere i ragazzi uniti, rendendoli più forti in un mondo un po’ trasandato e allo stesso tempo molto competitivo. Quello che cerco di trasmettere a loro, è quanto sia importante una sana competizione, cioè quella che deve rendere ognuno di noi sopra ogni altra cosa, uomini e donne di un futuro migliore.

Qual è il sogno che regalate ai giovani talenti che desiderano avvicinarsi alla realtà dell’Accademia?

Quello di sentirsi fieri di ciò che si è e di ciò che si può donare agli altri. Di essere spietati, ma umili del proprio successo.

Svestirsi della propria identità per riemergere in un’altra in modo significativo, vuol dire provare a capire stando dall’altra parte, cercare di entrare nell’intimo più profondo di un altro essere umano, con tutti i conflitti che questo può avere, in un susseguirsi di emozioni di resa e di nuova nascita.  Un banco di prova importante per i giovani attori dell’AMT che fin dalle prime prove, hanno avuto l’esigenza di “cambiare pelle”. 

Attraverso la recitazione tirare fuori ciò che si ha dentro, andare a toccare corde immacolate, far riemergere sentimenti assopiti in un momento emozionale di forte tensione ma anche liberatorio e terapeutico.

Non resta che andare a vedere lo spettacolo fermandosi poi a parlare con i protagonisti. Solo così si può provare a capire quanto lavoro in termini di introspezione, profondità e impatto emotivo è stato fatto, quanto sudore e ore di prove, quanto sacrificio da parte di chi ama l’arte della recitazione ed è disposto a mettere tutto ciò che ha in campo, a spogliarsi per far emergere la parte più nascosta che ha dentro. Siamo tutti attori in vita, replicare sulla scena è un percorso che si costruisce con il tempo, la dedizione e le privazioni. 

Una bella lezione da seguire quella dell’Accademia del Musical Theatre, in scena sabato 28 maggio alle ore 21,15 CASA DELLE ARTI Auditorium Cerulli a Pescara.  

«A New York esiste una scuola dove ogni sogno è possibile.» Fame, Saranno famosi

Maria Zaccagnini

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