Nella “Milano da Bere” dei gli anni ’80 del secolo scorso, uno dei must dei famosi “Yuppies” era la Saab Cabrio e la Saab 9000: ma che fine ha fatto la Saab?

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SAAB significa Svenska Aeroplan AktieBolaget ed era un’azienda svedese nata per produrre aerei, come indicato nel nome stesso della società (Aeroplani Svedesi Società per Azioni), che nel 1949 mise in vendita la sua prima autovettura, la 92, il cui design si rifaceva chiaramente a quello delle ali degli aerei dell’epoca. A livello motoristico non era esattamente all’avanguardia, ma già era forte il messaggio in termini di design: costruire vetture con una fortissima personalità che richiamasse le linee delle ali d’aereo.

Negli anni successivi sono stati lanciati altri modelli, ma quello che ha fatto conoscere l’azienda in tutto il mondo è stata la 99, la cui versione Turbo, lanciata nel 1977, ne fece la prima auto di grande produzione con il turbo. I giornali dell’epoca la magnificarono, perché il turbocompressore, questa “chiocciola delle meraviglie”, riusciva a far sviluppare al motore 2.000 a benzina una potenza che all’epoca era più vicina a quella di un 3.000 aspirato. Questa vettura aveva una guida molto particolare, in quanto fino a circa 3.500 giri/min si comportava come una vettura “normale”, dopo dava un calcione nella schiena con un salto di coppia che rendeva la guida estremamente divertente per i parametri dell’epoca. Il tutto comportava un consumo di benzina assolutamente elevato, ma quella era un’altra storia…

Negli anni successivi fu lanciata la Saab 900, importante evoluzione della 99, da una costola della quale nacque la vettura più iconica del marchio: la 900 Cabriolet. Questo modello fu presentato nel 1986 ed era inizialmente stata pensata per il mercato USA, ma l’accoglienza entusiastica ricevuta la fece decollare anche in Europa e Giappone. In Italia i calciatori più in vista la possedevano, assieme ai professionisti più affermati: non potevi non possedere una Cabrio, sennò non contavi abbastanza: era bellissima, molto veloce (il motore era il 2.0 turbo 16 valvole da 175 cv) e tanto costosa.

Parallelamente nel 1984 fu lanciata l’ammiraglia 9000, nata dal progetto comune con il gruppo Fiat che generò anche le splendide Lancia Thema e Alfa Romeo 164. Anche questa vettura fu investita immediatamente da un grosso successo, in quanto, oltre ad avere delle caratteristiche estetiche, tecniche e dinamiche superlative (montava il potentissimo 2.0 da 175 cv), non era soggetta a balzelli italiani come IVA raddoppiata e indeducibilità fiscale per le vetture oltre 2.000 cc di cilindrata.

Torniamo alla Cabrio, che nel frattempo aveva una serie di evoluzioni, in parallelo al modello d’origine. Nel 1993 venne presentata la nuova 900, basata su un pianale Opel Vectra, in quanto la General Motors (proprietaria del marchio Opel) aveva acquisito nel 1990 il 51% delle azioni della società svedese: a dispetto del pianale d’origine, la vettura manteneva la sua fortissima personalità stilistica sia dentro che fuori e questo permise di replicare il successo della primogenita. Il motore rimaneva sempre un 2.0, ma con una gestione della sovralimentazione molto più evoluta: il ritardo di risposta era diminuito e spariva del tutto già poco dopo i 2.000 giri/min, contemporaneamente l’allungo guadagnava di veemenza. In sintesi, la personalità sportiva Saab rimaneva intatta.

Nel 1998 venne invece lanciata la nuova ammiraglia Saab, la 9-5. Contrariamente alla 9000, l’estetica seguiva i canoni classici di una berlina 4 porte di rappresentanza, pur mantenendo una spiccata personalità, ma non quanto quella della 9000.

Nel 2000 GM acquisisce il 100% del pacchetto azionario, con l’intento di integrare sempre di più il marchio all’interno della propria galassia: purtroppo fu l’inizio della fine. Col passare del tempo gli svedesi persero sempre più indipendenza progettuale e strategica: nel 2002 si fece in tempo a lanciare la nuova 9-3 e la relativa cabrio del 2003, ma si iniziavano a vedere all’orizzonte nuvole minacciose. Le vetture del marchio non avevano più quei contenuti esclusivi e distintivi rispetto ad altri prodotti della capogruppo GM e i clienti premium la mettevano sempre meno nella shopping list. Nel 2009, nonostante il già pianificato imminente lancio della nuova ammiraglia 9-5, GM decise di chiudere l’azienda, ma qualche settimana prima che ciò avvenisse, arrivò un “cavaliere bianco” olandese che la rilevò: il suo nome è Victor Muller. Egli era proprietario di una piccola azienda che produceva vetture sportive in piccola serie su meccanica Audi: vista la ribellione mediatica sui social degli appassioni del marchio, Muller decise di non permettere questa eutanasia. Purtroppo bastò poco più di un anno per comprendere che la scellerata gestione GM aveva lasciato solo macerie e nel 2011 la produzione cessò e fu la fine di questo glorioso marchio.

Oggi le Saab contano ancora tanti estimatori che animano club dedicati, per i quali vengono prodotti in Svezia, dalla ORIO AB, tutti i ricambi necessari per le loro vetture, ma il mito del marchio del grifone non tornerà più, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi appassionati.

Chissà se il must motoristico della prossima “Milano da bere” sarà una vettura elettrica: ai posteri l’ardua sentenza…

Gerardo Altieri