Prendendo in prestito i titoli di due famose canzoni italiane, più che alla “nostalgia canaglia”, preferisco pensare alla “celeste nostalgia”: ci leggo un’accezione positiva rispetto alla prima definizione.
Sin da ragazzotto speravo di provare “celeste nostalgia” nella mia vita futura: essa sarebbe nata da ricordi felici, da vissuto positivo, ripensato in un contesto presente sereno, con magari solo una punta di “nostalgia canaglia” per il rimpianto di cose che avrebbero potuto essere e che invece, per scelta o per il fato avverso, non sono state. Per mia fortuna, sta andando così.
A questo sentimento ovviamente non si dà abbastanza peso all’inizio del nostro percorso terreno: non c’è nulla andato perso e che non è più per noi, poi cresciamo e qualcosa inizia a mancarci, ma forse non è ancora chiaro che si tratti di nostalgia. Poi qualche episodio notevole, a volte anche traumatico, manifesta in modo evidente il significato di questo sentimento.
Personalmente le prime forme di nostalgia (ma non ne avevo completa coscienza) le ho avute al liceo, quando la spensieratezza dei periodi scolastici precedenti erano solo un ricordo: le versioni di latino, la letteratura italiana, la lingua straniera non mi mettevano esattamente a mio agio (per fortuna la parte scientifica non mi creava problemi).
L’evento che mi ha fatto comprendere in tutta la sua evidenza cosa volesse dire provare nostalgia è stato il trasferimento a Roma per gli studi universitari: non solo mi ero iscritto ad una facoltà sadomaso (ingegneria), ma ero a più di 4 ore di macchina da casa! L’euforia delle prime settimane della nuova vita nella metropoli è ben presto scomparsa a causa della cruda quotidianità: le levatacce mattutine per prendere il posto in aula, la spropositata quantità di tempo passata sui mezzi pubblici, i pasti non esattamente in linea con le leccornie che trovavo a casa, ecc.
Nostalgia di casa: eccome! È in questi frangenti che ho imparato che la nostalgia ha accezioni positive: se la si prova, vuol dire che si è vissuto qualcosa di prezioso, di piacevole, di unico. Ciò vuol dire anche che la nostalgia può essere uno stimolo a vivere la vita in modo indimenticabile, costruirla come una collezione di esperienze memorabili da ricordare con piacere: se non vivessimo in questo modo, la nostra vita andrebbe sprecata e sarebbe solo piena di rimpianti.
Proseguendo il mio cammino, NON ho avuto nostalgia degli studi universitari: li ho intrapresi perché servivano a raggiungere i miei obbiettivi di vita, non perché fossi un cultore della materia (in effetti tanti miei compagni di studi mi chiedevano che ci facessi lì, invece di essere alla facoltà di economia…). Ho avuto sin da subito la fortuna di lavorare nel settore automobilistico, la mia più forte passione: è anche questo il motivo per cui il periodo universitario non mi manca molto, escluse alcune persone che ho incontrato e che ho perso di vista (per fortuna altri invece sono ben presenti nel mio mondo attuale – Sergio e Lino in primis!).
Nostalgia di casa: l’ho mitigata andandoci il più possibile, compatibilmente con le mie sedi lavorative, cercando di coltivare così la base iniziale della mia vita che, pur modificata dall’evolversi dei tempi, rimane quella dei sapori, degli odori, dei paesaggi e di buona parte delle persone che per me sono comprese nel concetto di “casa”.
Voglio continuare a creare “opportunità nostalgiche”, perché vorrà dire che sto utilizzando in modo degno il dono della vita che ho ricevuto: un ulteriore stimolo a cercare esperienze nuove, così da costruire anche uno splendido passato senza rimpianti, ma degno di nostalgia…
Gerardo Altieri






