La situazione economica del nostro paese ha degli evidenti problemi e questo è qualcosa di non trascurabile per tutti, ma oltre l’ovvietà, ad oggi, bisogna concentrarsi sul cercare risposte. È possibile rialzare il paese con piani univoci e specifici, come dovrebbe accadere secondo le proposte economiche provenienti da tutti i partititi attualmente in competizione?
Forse bisognerebbe differenziare le iniziative e puntare sulla complessità del sistema, pensare di intervenire sulle varie sfaccettature che l’Italia può fornire.
Il nostro paese non può investire su materie prime proprie, se non d’élite, come nel campo agroalimentare. Questo è sicuramente un bene su cui investire ma rappresenta solo un piccolo pezzo del puzzle.
L’industria italiana è sempre stata il top in molti campi, dall’architettura e dell’ingegneria meccanica, ma oramai le grandi aziende hanno sedi estere, più convenienti dal punto di vista fiscale rispetto alla nostra penisola.
Cosa resta? Molto altro in realtà, e tra questo “altro” c’è il macro insieme della cultura.
Si badi bene, la cultura non è una grande azienda dove si investe un capitale e si cerca di guadagnarne un altro superiore.
Pensiamo ai musei, dal più piccolo comunale fino agli Uffizi: è possibile guadagnare con i biglietti di ingresso una cifra più alta del valore di una ipotetica “venere di Botticelli”?
In più non è facile risanare i normali costi di esercizio: consumi, personale e d’energia solo con i guadagni dei biglietti d’ingresso. Un museo va sovvenzionato!
I costi dei musei non sono facili da risanare, economicamente non sono pensati per il guadagno ma la creazione di cultura paga solo chi sa guardare in là nel futuro. Un popolo altamente scolarizzato vive meglio, ma per fare questo bisogna investire sull’istruzione e aspettare che questa frutti per una o più generazioni. Ed è solo un piccolo esempio.
Questo non significa che non ci siano modi per valorizzare e rendere fruibile ciò che abbiamo.
Ovviamente bisogna puntare sull’unicità territoriale e l’esempio della nostra regione è più che calzante. In quanti hanno città romane, o castelli medievali o chiese monumentali. Noi abbiamo tutto questo ma anche monumenti unici.
Portiamo i turisti a conoscere il particolare, ciò che è unico e ci identifica come regione, è sicuramente più accattivante.
Facciamo qualche esempio archeologico per l’Abruzzo:
La necropoli di Fossa con i suoi menhir e i suoi tumuli tra IX e VIII a.C.
I carri e i corredi delle tombe della necropoli di Campovalano nel VII, VI sec. a.C.
Il guerriero di Capestrano, capofila di una serie di statue in pietra di VII sec a.C. che nessuna altra regione può vantare.
E per terminare i letti in osso di II, I sec. a.C. vere e proprie opere d’arte create dagli artigiani abruzzesi con materiali di riciclo e venduti in tutto l’Impero Romano. Con decorazioni composte dalle fatiche dell’eroe più rappresentativo dei popoli italici, Eracle alla greca o Ercole alla latina. Un esempio è sicuramente il letto della tomba 520 di Fossa, solo uno dei meravigliosi tesori custoditi nel museo di Villa Frjgeri a Chieti.
Insomma, per risollevare le sorti del paese ogni ambito può offrite il suo valore, ed ovviamente la cultura non è da meno. Le varie regioni, come l’Abruzzo dovrebbero puntare molto di più sul patrimonio che le caratterizza e le distingue, investendo sulla valorizzazione e rendendo facile ed accessibile la fruizione. Creando programmi semplici, accattivanti, creativi ma consapevoli. Così da far del bene alla nostra economia e accrescere il sapere della nostra nazione.
Dott.ssa Andrea Di Giovanni





