Non ci può essere utenza se c’è piena dipendenza

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Il poliedrico Diego Abatantuono, nei panni del mirabolante Mago di Segrate, era solito esternare le proprie “mistiche visioni” annunciandole con la frase: “Vedo, prevedo e stravedo”. Ebbene, non immagino frase migliore per esprimere ciò che immagino nel momento in cui mi siedo a riflettere su quello che sta accadendo a noi comuni cittadini, consumatori prima che utenti di energie sulle quali abbiamo, ormai da decenni, fondato tutto il funzionamento, il benessere, l’economia e lo sviluppo della nostra società.

Che si tratti di problemi di effettiva carenza estrattiva o di distribuzione, di scelte lucide o di conseguenze indesiderate delle grandi manovre geopolitiche in atto, di azioni speculative o di specchietti per polli… pardon… per allodole, l’unica cosa certa è che le bollette stanno salendo vertiginosamente per tutti. Famiglie e aziende si ritrovano costi più che triplicati, proposte unilaterali di variazioni tariffarie (con tanto di scuse e solidarietà per le disgrazie incombenti) e conti correnti prosciugati senza avere molte alternative alle quali appigliarsi.

Non si tratta, infatti, di essere propriamente “utenti” di questa o quell’azienda, per cui a fronte di scelte del fornitore che cambiano un piano tariffario o una modalità di erogazione del servizio, il cittadino (o l’imprenditore) può semplicemente rivolgersi altrove e risolvere, almeno in parte, il problema. Questo scenario rischia di mettere in evidenza che, a certe condizioni e in un certo qual modo, la veste di “utenti” è una pura costruzione teorica mentre la realtà ci mostra come siamo tutti “dipendenti” (e non nel senso di addetti assunti e stipendiati) nel modo più assoluto e pericoloso. 

Ciò che preoccupa maggiormente, almeno coloro che riescono a guardare più in là del proprio naso, va oltre l’incremento delle spese a carico dei fruitori di energie. I “terrorizzatori” di professione (prevalentemente assiepati nelle file di politici/politicanti e giornalisti/giornalai) continuano, infatti, a dipingere, a tinte cupe, un prossimo autunno nel quale saremo alle prese con le interruzioni dei servizi e delle forniture energetiche, i razionamenti e i flussi a singhiozzo, oltre che un ulteriore aumento dei prezzi a carico degli utilizzatori finali. E siccome certe aspettative si autorealizzano, soprattutto se i soggetti che predicono sono gli stessi in grado di determinare gli eventi, temo che il quadro possa considerarsi verosimile.

La violenza con la quale tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi è direttamente proporzionale alla prepotenza di tutti coloro che hanno “pieno merito” della situazione di emergenza che è stata generata, ufficialmente da tensioni geopolitiche e guerre di potere, in un folle quanto insensato (almeno per le persone comuni) braccio di ferro tra potenze mondiali vecchie e nuove, o meglio, moribonde e pimpanti. Si profila, all’orizzonte, una nuova guerra bianca, che tanto bianca poi non sarà, capace di fare molte più vittime di alcune guerre tradizionali. Soprattutto se nel conto delle vittime dovremo considerare anche i milioni di esseri umani che si ritroveranno, dopo anni passati a galleggiare appena al di sopra della soglia di povertà, a sgomitare per sopravvivere. Persone che una volta si sarebbero definiti “alla canna del gas” ma che, detto oggi, rappresenterebbe paradossalmente un vero e proprio augurio.

Cassandro Ripitt