Una delle materie che mi ha sempre affascinato è la filosofia: al liceo era la materia umanistica che preferivo di gran lunga: non solo è stato molto interessante conoscere l’opinione di pensatori di ogni epoca sui grandi temi della vita, soprattutto è stato molto utile imparare i loro processi di ragionamento e comprendere che teoricamente tutti gli individui sono ragionatori, ma molti di meno sono ragionevoli…
Veniamo ai nostri giorni e ai processi di interazione velocissima sui social, un’interazione che spesso si avvale di slogan e di livelli di argomentazione che hanno la profondità dell’attuale livello dell’acqua nelle risaie vercellesi, cioè zero: è solo capziosità degli interlocutori, oppure è anche ignoranza? Purtroppo credo che sia un sinolo di entrambe le cose.
L’argomentazione dei propri punti di vista è guidata da un più o meno articolato metodo di ragionamento, giusto o sbagliato che sia, che dovrebbe basarsi sulla conoscenza dell’argomento di cui si espone la propria posizione. A tal proposito si leggono le peripezie mentali (io le chiamerei come degli utensili dentati da falegname) di opinionisti accademicamente titolati (ma l’opinionista è davvero un mestiere?) che stravolgono le leggi della logica e potrebbero fare a gara con i lemuri dagli occhiali. La mia domanda è: alla luce di ciò, come si muoverebbero oggi i grandi padri del pensiero?
Platone, Aristotele, Cartesio, Spinoza, Kant, Hegel, Bergson, Sartre, Eco, solo per citarne qualcuno: come sarebbero state condizionate le loro teorie dall’esperienza di interazione social? Voglio guardare il bicchiere mezzo pieno: avrebbero avuto moltissimi più spunti di ragionamento.
Veniamo a Socrate e alla sua massima più famosa: “so di non sapere”. Nella hit parade dei metodi di ragionamento da social è agli ultimi posti: una volta noi italiani eravamo un popolo di santi, poeti, navigatori, a cui avevamo aggiunto la qualifica di commissari tecnici della Nazionale di calcio. Oggi invece spaziamo facilmente dalla virologia alla geopolitica, con divagazioni sulla chimica e sull’alta finanza: Wikipedia scansati! In questo purtroppo siamo in ottima compagnia degli abitanti di tutte le nazioni del mondo…
Davanti ad una tastiera, a volte in modo aggressivo e protetti da anonimato, discettiamo di qualunque argomento, spesso senza porci il minimo problema di costruirci un’opinione basata su fatti e numeri oggettivi, invece che solo su tweet e titoli di giornale: sia chiaro che non ne faccio una questione di titoli di studio, ma di metodo di costrutto mentale.
Purtroppo ciò che ho descritto è vero senza tema di smentita, per questo la filosofia (socratica in particolare) andrebbe fatta studiare non solo nei licei: impartirebbe un sano stimolo alla mente per acquisire metodicamente informazioni e per utilizzarle in un percorso mentale da seguire per costruire la propria opinione.
Ad aggravare la situazione poi ci sono gli exploit di rappresentanti istituzionali che parlano dei “fratelli libici di Beirut”, del “tunnel del Brennero”, che dicono a Draghi “…vadi alla UE…”, e mi fermo qui per amor di patria: il successo di questi ignoranti in politica è fondamentalmente dovuto al torpore in cui si trovano tanti neuroni, ma voglio pensare che il risveglio non sia lontano.
Quando il fluire delle sinapsi riprenderà ad essere abbastanza intenso, non saremo più sazi di sapere: le pillole di pseudo-informazioni di cui oggi ci alimentiamo torneranno ad essere solo degli stuzzichini per la nostra mente e andremo di nuovo alla ricerca delle portate principali, cioè delle informazioni più concrete e affidabili.
E il “sapere di non sapere” ci stimolerà a compensare questo continuo gap conoscitivo: non vinceremo mai contro l’universo (in continua espansione) dello scibile, ma almeno ne riprenderemo consapevolezza…
Gerardo Altieri





