Evoluzione educativa: qualcosa è andato storto…

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Voglio condividere con voi una mia elementare e non esaustiva considerazione sociologica: credo che gli individui oggi si dividano in 3 grossi gruppi, gli educati, i maleducati e i passivi.

Nel passato vedevo una forte polarizzazione verso i primi due gruppi: la maggior parte delle persone si comportava in modo educato e nel rispetto delle norme sociali di base, poi c’erano i pochi maleducati, di qualunque censo, che se ne infischiavano delle regole di convivenza sociale e facevano quello che più gli aggradava. Oggi è comparso il terzo gruppo, quello dei passivi: sono coloro che non applicano più di tanto le regole di base del bon ton, piuttosto si comportano come membri di un branco di pesci all’interno della corrente. Ad es. se c’è una fila ordinata, la persona educata la rispetta (insieme al passivo), mentre il cafone prova ad aggirarla con dei sotterfugi: il passivo prima rimane ad osservare, poi segue il furbo per ottenere lo stesso effimero vantaggio. Questi esempi si possono tradurre in tutte le esperienze quotidiane, dal parcheggio in seconda fila al tono di voce in un ristorante, all’utilizzo convulsivo della seconda persona singolare per rivolgersi a chiunque, ecc. 

Le origini di questa cambiamenti comportamentali vengono fatte risalire, a seconda dei sociologi e della loro bandiera politica, ai movimenti comunisti degli anni ’70 oppure alle TV commerciali; invece per ciò che riguarda l’utilizzo del “tu”, viene ascritto all’inglesizzazione del costrutto linguistico (però nella lingua inglese non è mai esistita la forma “lei”…).

Il mio retroterra culturale mi porta quasi sempre ad essere pragmatico e, analizzando le condizioni al contorno, mi sono chiesto quanto questa lacuna educativa sia dovuta alla decrescita della natalità e alla maggior disponibilità finanziaria di ogni famiglia rispetto a qualche decennio fa. I risultati degli studi al riguardo sono discordanti, ma il mio pragmatismo mi dice che un figlio unico ha a disposizione tutta l’attenzione dei genitori (e la loro disponibilità finanziaria): ciò spesso sfocia nel soddisfare i desideri dei figli con una frequenza più elevata. Questo processo però con il tempo non si è limitato ai soli figli unici, in quanto c’è stato spirito di emulazione dei genitori con più di un figlio: in pratica un circolo vizioso, alimentato anche dal mito che i genitori devono essere amici dei figli. Io dico di no: il difficile mestiere del genitore non prevede tra i vari compiti quello di essere amici dei figli, perché l’instaurazione del dialogo non affonda per forza le radici “nell’amicizia”. Non dimentichiamo la sempre più frequente sindrome di Peter Pan, che affligge la popolazione adulta: quante persone 50-60enni hanno lo stile di vita dei loro figli? Quale esempio gli viene dato se non un basso livello di responsabilità accompagnato da un certo senso di superficialità?

Ovviamente tutto ciò è stato esportato anche tra le mura scolastiche: troppe volte si sente di genitori che aggrediscono insegnanti che hanno osato riprendere il/la loro erede o non hanno dato dei voti superlativi ai loro pargoli. La reazione delle istituzioni scolastiche però le rende corree del pessimo esempio dei genitori: troppe volte queste vicende vengono minimizzate per il quieto vivere di tutti.

Ultimo, ma non ultimo, la diminuzione del comune senso civico, che non trasmette nessun dovere sociale: l’esempio lampante è l’affluenza alle urne delle tornate elettorali degli ultimi anni. Nella tornata del 12 giugno solo la metà degli aventi diritto si sono recati alle urne per eleggere gli organi amministrativi locali: evidentemente è sempre meno chiaro quanto sia importante informarsi sui programmi, esprimere il voto e successivamente monitorare l’implementazione dei programmi di cui sopra. Scusate la battuta polemica, ma la riprova di ciò è il sempre più nutrito gruppo vacanze di persone superficiali che occupa gli scranni parlamentari: purtroppo sono lo specchio del loro elettorato superficiale e/o inetto e/o frustrato. Ad es., vi ricordate di un ministro che l’8 marzo scorso si è fatta fotografare con i piedi appoggiati su una scrivania? Oppure vi ricordate di un leader politico che ha candidamente ammesso che non ha mai aperto un libro di matematica? Quest’ultimo è vero che ha il titolo professionale di avvocato, ma ciò non giustifica queste sue scellerate e superficiali affermazioni!

Potremmo disquisire anche delle tendenze dell’abbigliamento: per certi estremismi estetici c’è chi parla di avanguardie stilistiche, io la chiamo la notte buia del buongusto!

Parliamo anche di scontrini e ricevute fiscali: il qualunquismo delle persone superficiali porta ad etichettare tutti i lavoratori autonomi come evasori, ma quante di queste persone superficiali chiede poi la ricevuta al ristorante o lo scontrino dal fruttivendolo?

Che si fa? Si abdica allo status quo? Nemmeno per sogno! Chi di noi non abdica a questo declino educativo deve pensare che la maggioranza delle persone ha ancora vivo quel sano senso del rispetto degli altri, ma che questo senso è assopito dai tranquillanti della furbizia e della superficialità, e poi sfocia nella maleducazione.

Tutti noi abbiamo il dovere di non mollare sull’educazione e sul senso civico: ne va del futuro delle nostre prossime generazioni. Vi ricordate la legge dei grandi numeri? Non saremo mai i soli a non parcheggiare in seconda fila, così come non saremo mai i soli a raccogliere gli escrementi dei nostri cani, ma saremo invece un costante stimolo per quel cromosoma assopito del rispetto degli altri…

Gerardo Altieri