Anche se l’altro ieri Elon Musk si è schierato contro lo smart working dei manager Tesla e a quanto sembra in una email indirizzata ai propri manager ha esortato tutti a lavorare in sede almeno quaranta ore a settimana. Il mondo del lavoro ha subito a fronte del lockdown una forte scossa verso forme di lavoro più smart.
Ovviamente non si può generalizzare ma molte aziende hanno cambiato il proprio asset lavorativo, permettendo alle proprie risorse di lavorare direttamente da casa o comunque dall’esterno, con vantaggi e/o svantaggi prima di tutto quello di rimodulare le proprie sedi con indubbi risparmi dal punto di vista dei canoni di locazione, dei costi energetici ed altro.
Certo il dubbio resta sulle performance di produzione ma sicuramente in un’ottica di cambiamento ecosostenibile della società, andranno approfonditi anche i temi sullo smart working e sulla condivisione del posto di lavoro, smaterializzandolo dalla scrivania degli anni Cinquanta.
Tale processo ha poi anche permesso di vivere la città in modo del tutto nuovo, aprendo anche alla possibilità di tornare a riabitare i borghi, soprattutto se limitrofi e logisticamente collegati alle realtà produttive e cittadine.
Cambia il lavoro, cambia il modo di vivere e il luogo in cui vivere e ciò deve accompagnarsi anche al cambiamento legato alla mobilità con forme di sviluppo di nuova mobilità sostenibile e che vada a trasformarsi riducendo il più possibile le emissioni di CO2.
Si sta così avendo in diversi casi la riscoperta dei borghi, delle seconde case, magari delle case dei nonni e dei genitori, un tempo abbandonate o rilegate a meta estiva.
Vi sono paesi e borghi antichi che hanno abbracciato la nuova esigenza emergente, tanti sono i casi virtuosi.
Nella mia esperienza, seppur vivendo a Roma e lavorando un po ovunque in Italia – dove mi porta il mare – spesso rifuggo nella casa di famiglia ad Offida, sulle colline picene, dove amministrazioni civiche virtuose studiano spesso manovre per agevolare il ritorno a vivere il borgo. Di qualche anno fa, era il 2018, l’iniziativa dell’esonero dalla tassazione comunale per dieci anni dedicata ai nuovi residenti, manovra voluta dall’Amministrazione Comunale per contrastare il disagio insediativo. Disagio che alla fine è particolarmente ripagato dalla alta qualità della vita che i borghi storici come Offida sanno restituire ai propri cittadini.
Vi sono anche tante iniziative culturali ed artistiche che stanno nascendo per la rivalutazione dei borghi e delle residenze insistenti. Una alla quale sto partecipando, tramite la dimora offidana della mia famiglia, è “6 dimore in cerca d’autore”, un progetto di promozione culturale che si propone di esaltare la bellezza e il valore artistico delle dimore storiche della Vallata del Tronto e del territorio piceno, per contribuire in modo innovativo alla rinascita di una terra gravemente colpita dal sisma del 2016 – 2017 e messa ulteriormente alla prova dalla pandemia da Covid-19.
Progetti, questi, che permettono tramite varie forme turistico culturali di promuovere i borghi mettendone in evidenza le peculiarità e promuovendo l’insediamento che sia stabile, temporaneo o semplicemente turistico.
E torniamo alla sostenibilità, che va di pari passo con lo sviluppo di nuove forme di lavoro, di trasporto e appunto di mobilità lenta che permetta il rispetto dell’ecosistema e di realtà artistiche e storiche come quella dei borghi. Sembra contrastare ciò lo sviluppo o la produttività. No. Son convinto del contrario, una vita più sana, infatti, ci permette di vivere meglio, di lavorare aumentando concentrazione e produttività e questo rende al contrario veloce l’elaborazione del dato e l’ottimizzazione del lavoro.
Avv. Antonio Bufalari





