Uno scudetto che spinge a confronti nord-sud

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 Il calcio come metafora. 

È volato via in un attimo, questo campionato. E tante sono le immagini che ricorderemo. 

L’inter perde davvero il tricolore con il clamoroso errore di Radu. Un portiere che, almeno da quel che mi dicono a Milano, era già con la valigia pronta per andar via prima  ancora di essere titolare nel famoso recupero di campionato contro il Bologna. Se vincevano quella, i nerazzurri avrebbero vinto lo scudetto. 

Altra immagine: il Napoli perde clamorosamente contro l’Empoli nel suo momento più bello, più sognante. 

Diciamolo: quanto manca al campionato italiano una squadra del sud vincere il titolo? 

Il Napoli perde sempre la testa sul più bello. Ma lo fanno apposta? Fino alla partita con l’Empoli Spalletti era diventato (quasi) il nuovo condottiero della città partenopea, ma poi l’allenatore toscano si scopre improvvisamente debole nella gestione dei grandi calciatori. Come al solito, direbbero a Roma, visto quel che successe con Francesco Totti.

Il Napoli cavalca un sogno. Che si spezza a Empoli, in quasi dieci minuti di gioco. Scoppia un putiferio, la squadra finisce in ritiro (simbolico), Lucianone Spalletti si incazza col suo presidente, e anche stavolta il Napoli vince l’anno prossimo. 

La Roma, nel frattempo, in preda ai tumulti ormonali della nuova coppa per i settimi in classifica di tutti i campionati europei, la Conference League, celebra la finale raggiunta col Feyenord con 15 mila spettatori pronti a invadere Tirana per assistere i giallorossi in questa impresa. Ma…È veramente un’impresa? I detrattori della Lupa sostengono che si stia facendo troppo rumore per nulla: alla fine si tratta di una piccola coppa no? 

Se sentite José Mourinho, è una coppa che va conquistata e basta. Ed è importante come la Champions, per la squadra capitolina. 

Per Roma è un piccolo traguardo. Non solo calcistico. Sono anni durissimi, questi, per la città eterna. 

Dalle parti del Pigneto e Prenestina l’emergenza dei rifiuti è tutt’altro che risolta, come testimoniano le nostre fotografie che vi proponiamo in esclusiva. Lo spaccio sembra aver riacquistato forza nelle zone più popolari. E la nuova metropolitana non ha certo dato lo slancio internazionale che tutti speravano. 

Roma vorrebbe tanto tornare a farsi amare anche dai turisti che, cosa assurda, non la preferiscono a Parigi o Londra. 

Aldilà dell’emergenza rifiuti, quel che colpisce della Capitale è il non essere al passo coi tempi. 

Un esempio extra calcio? Se vi fermate proprio davanti alla Stazione Tiburtina, noterete che l’enorme tangenziale dove spesso bivaccavano spacciatori e ladruncoli è stata buttata giù. Ottimo, no? Beh, no: al posto del cemento, davanti alla nuova Stazione Tiburtina (ma sembra già vecchissima: le enormi “nuvole” che spuntano dalla struttura si sono già annerite! Perché!), cosa hanno fatto? Cemento, sempre cemento. Al posto di una tangenziale sono stati costruiti parcheggi su parcheggi, e una enorme isola di asfalto. Consultandomi con un architetto di uno dei più importanti studi di architettura al mondo, ho ottenuto una critica amorevole e sincera: “Roma sta ancora a un modello anni ’80.  Buttano giù la tangenziale e cosa hanno fatto al posto della strada? Un enorme parcheggio. Ma non era meglio un parco? L’Europa realizza architetture moderne e green che disincentivano l’uso dell’automobile. La città eterna a quanto pare ha altri canoni. È una visione un po’ datata. Roma merita ben altro”. 

La febbricitante attesa della finale di Conference League è l’emblema di una città grande che non vive in grande. 

Ma allora… Questo campionato…Chi diavolo lo ha vinto? 

Il diavolo, appunto. Il Milan. Una delle squadre più giovani del sistema calcio odierno. 

Una squadra che vive in simbiosi con una città, Milano, che si trasforma dal giorno alla notte. Una città un tempo industriale e grigia, ma che ora conta un parco quasi ogni 500 metri. Una città che costruisce velocemente, e altrettanto velocemente distrugge. Da City Life a Piazza Gae Aulenti, parchi curatissimi e verdi immersi nella metropoli, la città lombarda supera ancora una volta la concorrenza di tutti e vince. Stavolta quasi a sorpresa. 

Mancano ancora 4 anni, ma l’atmosfera delle Nuove Olimpiadi invernali del 2026 sta pian piano prendendo piede. Per le strade, già si vedono i cantieri della città che sarà. Una città che ha diversi cinema ancora aperti, e che proiettano in lingua originale anziché con il doppiaggio. Credetemi, quando un film lo si vede in lingua, beh.. È un’altra cosa. 

Milano che corre, ma a volte cade a terra e si fa male, come è accaduto con i seri problemi della sua Film Commission. Spesso la città della moda ha delle cadute di stile clamorose: succede quando scoprono che la mafia è anche qui. 

Milano comunque corre e vuole centralizzare anche l’arte del cinema, oltre che della moda. Ma che ancora non ci riesce perché il cinema da sempre si fa a Roma e Roma è magica. 

Milano, la città simbolo di Luchino Visconti, che accoglie registi di grandissimo valore come Maurizio Nichetti e Gabriele Salvatores. 

Milano rossonera, Milano nerazzurra. Milano verde. 

Milano veloce, come un treno del metrò. 

Milano che vince, e poi si piazza anche seconda con l’Inter. 

Ha vinto lei lo scudetto. Chissà se vincerà la scommessa di essere il nuovo centro culturale degli anni ’20. 

Per farlo, dovrà staccarsi del tutto dalla parte buia del nostro Paese.

Marco Cassini