L’uomo nasce errante. Il viaggio primaria spinta per l’evoluzione

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Viaggiare è un sogno che accomuna molte persone, la voglia di conoscere in effetti è una di quelle cose che ci ha permesso di evolverci, la ceca bramosia dell’Ulisse dantesco. Quel bisogno di scoprire nuove cose, nuovi colori, odori, sapori, paesaggi, persone, usi, culture. 

Il viaggio apre la mente e le prospettive, null’altro ha questo effetto sugli esseri umani. Ci permette di uscire da noi stessi e capire che esistono altre realtà e che in effetti, non ne esiste una giusta, sono tutte giuste così come sono. 

La nostra estrema interconnessione odierna è sicuramente stata permessa da quegli uomini che per primi hanno affrontato l’ignoto oltre il loro confine del visibile, attraversando mari e montagne, valichi e fiumi.

Paura? Sicuramente ne hanno avuta tanta! Ma sono partiti lo stesso.

L’interconnessione nella preistoria è qualcosa di imprescindibile! Se, citando Umberto Galimberti, non possiamo immaginare il medioevo senza la parola Dio e la modernità senza la parola denaro mi sento di dire che sarebbe impossibile immaginare la preistoria senza parole come viaggio, migrazione, movimento, percorsi.

L’uomo nasce errante. Sfrutta risorse che, come lui, si esauriscono nel giro di poco tempo o si spostano sul territorio. Vivere secondo il ciclo della natura significa muoversi con lei, inseguendo i frutti delle stagioni. Questo è ciò che fa l’uomo nella preistoria. Certo tiene dei punti fermi. Ripari sotto pareti di roccia, falesie o grotte, ottimi per rifugiarsi o per ricaricare le riserve di selce per creare strumenti utili alla vita: coltelli, grattatoi, punteruoli, lamelle e via verso una tecnologia sempre più precisa e complessa.

Ma abbiamo già parlato di come l’essere umano subisce un arresto nel periodo neolitico e si stanzia nei suoi primi insediamenti fissi. Ciò gli impedì di viaggiare? Assolutamente no!

Nel luogo designato per il proprio insediamento si sta sicuramente bene, c’è cibo e acqua, anche argilla per produrre manufatti ceramici, fauna e flora in abbondanza…ma manca sempre qualcosa! 

Ed è così che, archetipi di pionieri, si parte alla scoperta delle vie migliori per accedere alle risorse mancanti. In ricognizione per cercare le vie più brevi ed agevoli da percorrere per sé stessi e magari per il gruppo umano che si tenta di raggiungere. Fratelli o alleati al di là di barriere naturali mai troppo impervie.

Spesso chi non studia questa parte della storia fa fatica ad immaginare quanto complessa e sviluppata fosse l’economia e la rete di scambi, capillare per tutto il mondo o quasi. Beni lontanissimi raggiungevano il nostro territorio e la nostra regione già nel paleolitico superiore, ben 40.000 anni fa!

Potete immaginare come nella protostoria, periodo che va dal IV/III al I millennio a.C. questo sistema fosse ormai rodato e consolidato.

Chiudo con un esempio autoctono. La conca aquilana, abitata da quel popolo che abitualmente chiamiamo Vestini (nome che nesce con il bisogno romano di denominarli, non sappiamo come si chiamassero prima di Roma) si può dire che sia totalmente a baste pastorizia già dalla fine dell’età del Bronzo. Tredici secoli prima della nascita di Cristo, nell’Abruzzo montano, non si coltivano più, praticamente per nulla, i cereali. Tutti i pochi terreni in pianura sono sfruttati per i pascoli, perché?

La risposta è semplice ma importante: la rete economica è talmente ben sviluppata che, solo con la vendita dei prodotti derivanti dall’allevamento (soprattutto la lana), ci si può permettere di avere tutto. Anche beni, non di prima necessità come ambra, rame, stagno e successivamente anche pasta vitrea e avorio.

Che meraviglioso periodo, così sottovalutato. Ma è proprio la protostoria il seno delle grandi civiltà, la madre degli stati e delle nazioni. Non trascuriamo l’importanza dell’antico più antico solo perché non abbiamo scenari noti a cui ricondurli con la mente. 

Creiamoci idee e immagini corrette per dare lustro e dignità a ciò che ci ha permesso e ci permette di essere ciò che siamo. Evoluti (anche se non sempre) e libri di conoscere il mondo è l’essere umano, senza vincoli e confini, reali o presunti che siano.

Dott.ssa Andrea Di Giovanni