L’inaspettato ritorno alle università locali

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Ricordo ancora l’esodo degli studenti che, una volta finite le scuole superiori, si spostavano in massa nelle grandi città per vivere la prima esperienza fuori di casa. 

Per gli italiani, era una cosa normale: “mio figlio prende il diploma. Poi lo mando a Roma, o Milano, per fargli fare l’università. O perché no: a Firenze. Gli faccio fare una bella esperienza, tornerà a casa con un pezzo di carta importante in mano e troverà un lavoro”. Più o meno il ragionamento era questo, quindici anni fa. 

All’inizio degli anni 2000, poco dopo l’ingresso nell’Euro, gli italiani potevano spendere anche 20.000 euro l’anno per garantire al figlio un’istruzione di un certo livello, in una città di un certo livello. Parliamo di circa 100.000 Euro in cinque anni di formazione. 

In realtà molti ragazzi fuggivano dalle case dei genitori non per studiare, ma per bisbocciare a non finire in barba alle speranze di famiglia di festeggiare presto una laurea. Eh, no. A volte, le cose non andavano sempre come dovevano. Ricordo perfettamente che alcuni amici inventavano di sana pianta la loro carriera universitaria. Facevano cioè credere ai genitori che gli esami andassero a gonfie vele, quando in realtà non era assolutamente così. Ma poi, come sempre accade nella vita, i nodi vengono al pettine. 

Ricordo che un amico organizzò addirittura una festa di laurea a Roma, facendo credere a tutta la sua città d’origine che all’università aveva dato tutti gli esami! Due giorni prima della festa crollò e disse la verità ai suoi genitori. Suo padre e sua madre rimasero senza parole, scoprendo di aver investito 60.000 euro per nulla… Storia vera! Come è vero che chi andava a Milano a studiare poi riusciva a trovare lavoro più facilmente! Tanti sono i ragazzi di provincia diventati bravi professionisti nelle più importanti città d’Italia. 

Le famiglie italiane, dopo l’ingresso nella moneta unica, si scoprono maledettamente vulnerabili e con una marea di spese a cui far fronte. Il costo della vita raddoppia in una manciata di mesi nel 2002, ed è questo il duro prezzo da pagare per parlare finalmente di Europa come di un unico sistema. 

Fino al 2008 viaggiare studiando era considerata una normale prassi per la classe medio borghese italiana. Classe che, con la crisi di questi anni, inizia ad avere serie difficoltà. 

Il divario fra ricchi e poveri, infatti, aumenta.

Nel 2009, poi, arriva il terremoto a L’Aquila. È una cicatrice mai veramente rimarginata per gli italiani. Gli studenti fuori sede che erano a L’Aquila si ritrovarono in un colpo solo dal vivere il primo meraviglioso viaggio di studio a vivere una tragedia senza precedenti che mai avrebbero dimenticato. Il sisma di una delle città più belle del Centro Italia colpì proprio gli studenti. Morirono in tanti. 

Molti, li conoscevamo. 

Questo capitolo della nostra storia ci fa rivalutare tutte le cose belle che si possono avere in casa propria senza necessariamente spingere i figli a 100, 200 chilometri da casa. Ecco quindi che a partire dal 2010 avviene una sorta di contro pensiero: se prima il viaggio per gli studenti era una quasi prassi, ora le famiglie cercano di sfruttare appieno quel che la città natale ha da offrire. Le famiglie riscoprono il piacere (anche economico) di avere un figlio a casa con il quale poter dialogare. 

Anche in termini lavorativi! Una buona strategia, visto che l’Italia è una economia basata su imprese a conduzione familiare!

La ripresa non può che ripartire da qui. 

Sono gli anni, questi, in cui ai figli viene inculcato il mantra “Lavoro fisso. Vita serena. Famiglia vicina, meno problemi”. 

Nel 2019 cambia tutto, ancora. 

La pandemia è solo l’ultimo colpo di scena di un decennio che, diciamocelo, ci ha fatto faticare parecchio per ritrovare la giusta armonia. Armonia che però svanisce sempre in una bolletta, in un incidente di percorso, in un lavoro mai davvero appagante, in un senso di insofferenza per non aver provato una vita diversa. 

L’emergenza sanitaria spinge gli studenti a rimanere definitivamente a casa. 

Si punta molto sulla formazione online. 

Questo permette alle famiglie di risparmiare molto sui costi vivi di un trasferimento, ma dall’altro canto i ragazzi non hanno mai la “life experience” che potrebbero avere stando fuori, come succedeva prima. Il fatto è che le risorse sono molte meno rispetto al 2002. 

Molte famiglie arrancano, in Italia. 

Quando Mario Monti, ex premier, disse: “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, del resto, diciamo la verità: che monotonia un posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare, avere delle sfide. Purché siano in condizioni accettabili”, probabilmente fece accapponare la pelle a moltissimi italiani. 

Ma come: qui c’è gente che deve fare i calcoli per andare a mangiar fuori il sabato sera e il premier parla di “monotonia” nel lavoro? 

Diciamocelo: quella di Monti fu un’uscita un po’ così. 

Oggi sono in pochi quelli che possono permettersi due o tre viaggi all’anno, con tutte le spese che ci sono. Sono in pochi quelli che possono garantire una vita fuori ai propri figli. 

La difficile situazione internazionale, poi, ha definitivamente confermato che viaggiare per cercare cose migliori non è sempre la strategia giusta. 

L’Italia è da sempre un popolo esterofilo. Guardiamo spesso al giardino altrui, ma oggi ci stiamo rendendo conto che anche altrove ci sono le erbacce. 

Titoli come Gomorra, Skam Italia, ci mostrano ciò che siamo. 

Breaking Bed ci fa scoprire che la droga, lo spaccio, ci sono anche negli Stati Uniti. 

Nella serie televisiva Dark, ambientata in Germania, non fa che piovere. 

E il cielo è così grigio che potrebbe spezzare il cuore di qualunque italiano.

Aldilà delle serie, tutta la rete ci fa scoprire ciò che è l’estero è, non ciò che vorremmo che fosse.  

Stiamo scoprendo che il bello e il brutto sono ovunque. 

Ma allora, gli italiani, a che punto stanno di questo viaggio?

Parliamoci chiaramente: gli stipendi sono troppo bassi, ancora, per il peso specifico dell’Euro. Le Partite Iva pagano come pochi in Europa. I lavori saltuari non garantiscono una continuità economica ai nuclei familiari. Gli italiani hanno bisogno di una maggiore stabilità. I governi di sinistra, centro e destra saltano continuamente nel nostro Paese. Come si fa a dettare una vera linea, di questo passo? 

I nostri figli nascono così con un senso del limite che a volte diventa senso di impotenza. Con un pizzico di budget in più la medio borghesia italiana potrebbe tornare a volare. Fermiamoci alla stazione di servizio più vicina. Tiriamo una boccata d’aria. Respiriamo. E capiamo quale sia la strada giusta da prendere per il prossimo viaggio. Quello che i nostri i nostri ragazzi percorreranno. 

E poi, leggiamoci i “i pastori” di Gabriele D’Annunzio. 

Settembre andiamo. È tempo di migrare. 
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Marco Cassini