“Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”
Hölderlin
Ciò che è davvero importante per la nostra specie “evoluta”, è una vita sostenibile, che vada oltre gli archetipi e i modelli sociali trasmessi e che oggi non sono più sostenibili. Il vecchio paradigma “mors tua, vita mea” deve essere trasformato in una forma positiva, perché ormai non ha più motivo di esistere. Abbiamo necessità di un nuovo paradigma, l’unico che continuerà a garantirci un futuro: “vita tua, vita mea”.
Dai Paesi di tutto il mondo arrivano appelli per fermare l’aggressione militare. Bambini, donne e uomini stanno perdendo la vita ora dopo ora, sono già milioni le persone in fuga dal terrore.
Questa emergenza senza precedenti ci fa capire che abbiamo un’urgenza, quella di comprendere la necessità di pace: occorrono compassione, gentilezza e speranza, insieme ad azioni risolute, di fronte a queste sfide comuni. Il rischio maggiore è che le persone si sentano impotenti e si de-responsabilizzino rispetto agli eventi in corso; la forza più grande, al contrario, è la possibilità di cooperare perchè insieme si può realmente essere più forti. In modo direttamente proporzionale alle manifestazione di forze distruttrici presenti in questo momento, altrettanti sono i gesti di persone e gruppi per la pace, per dare voce all’aspirazione millenaria all’amore e all’armonia, da parte di un’umanità che non si riconosce più in chi nega i diritti fondamentali dell’uomo, e invoca la non-violenza.
Siamo tutti con la mente e il cuore colmi di dolore e di ribellione verso questa invasione armata. Viviamo, e siamo, una società che si occupa della cura, protezione e del miglioramento della salute umana. La guerra sta seminando morte e distruzione, nessuno può restare indifferente, tutti dobbiamo mobilitarci a sostegno dei popoli che non vogliono la guerra. Dobbiamo farlo in tutte le forme possibili: con la parola, con gli scritti, con la protesta di piazza.
Ma dobbiamo anche riflettere sulle cause e le condizioni che hanno prodotto la catastrofe attuale e soprattutto sull’aspetto di fondo che caratterizza questo tragico fenomeno: il mondo è strettamente interconnesso, tagli una maglia e tutta la rete ha un contraccolpo. Lo vediamo dalle difficoltà che hanno i governi occidentali a stabilire sanzioni, poiché le sanzioni, in virtù dell’interconnessione economica e finanziaria, causano effetti negativi anche sui sanzionatori. Prendiamo atto quindi che l’umanità è in un’unica rete di relazioni, è un “superorganismo” che va visto con lo stesso sguardo sistemico con cui noi vediamo il singolo essere umano. Non ci può essere la salute e il benessere di un popolo a danno di un altro popolo, così come la Psiconeuroendocrinoimmunologia ci insegna che la salute individuale non tollera supremazie di una parte sul tutto. La visione riduzionista nelle scienze della salute è storicamente cresciuta alimentando e alimentandosi della visione e della prassi mercantile, realizzata da soggetti che puntano al proprio ristretto interesse, al massimo profitto, che in politica estera si è tradotto in politiche imperialiste e di dominio, che ci hanno già “regalato” due guerre mondiali e una quantità enorme e ininterrotta di guerre locali.
Le decisioni unanimi dell’Europa sulle sanzioni e sul rifornimento di armi hanno spinto i commentatori e i leader politici a parlare di salto in avanti dell’unità europea. Non credo che si possano costruire gli Stati Uniti d’Europa dietro i cannoni. Ci vuole ben altro. Ci vuole un progetto di nuova società che identifichi e progressivamente rimuova le cause che hanno portato a questo punto di estremo pericolo per tutta l’umanità.
Dona amore, armonia, consapevolezza, educazione, pace, rispetto, sensibilità, vita.
Francesco Ruiz





