La guerra fa schifo!

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Per chi ha la mia età, poco più o poco meno, le guerre che lontanamente ricordiamo, sono quelle delle Falkland del 1982, quella del Golfo del 1990, e, forse, la più emotiva, perché proprio di fronte alla nostra costa Adriatica quella Jugoslava del 1991. 

Ma quella che abbiamo sotto gli occhi ora, nell’anno Domini 2022, l’invasione russa in Ucraina, è la prima guerra che vediamo e ascoltiamo attimo per attimo in tutto il suo orrore. 

È la prima guerra che viviamo in una sorta di diretta come fosse un grande fratello. Solo che non c’è regia, non ci sono montaggi e non c’è censura che tenga per lenire l’orrore. 

Questa è una guerra, che più delle altre, non si sta combattendo solo con le bombe. Questa è una guerra che viaggia su Facebook, Twitter, Instagram, TikTok. Questa guerra si sta combattendo anche, e soprattutto, con le parole e con le immagini che arrivano dai vari fronti. 

Nella comunicazione ci sono delle parole che producono modifiche istantanee nel cervello di chi ascolta o legge, come i verbi di azione per esempio: correre, afferrare, cogliere, e così via, che attivano nel cervello le stesse aree che si accendono quando la persona compie realmente l’azione descritta. 

Questo significa che per il nostro cervello pensare un’azione o compierla è la stessa cosa e, di conseguenza, può provocare reazioni comportamentali prevedibili e misurabili.

Quanti di voi sanno che in Italia c’è un Reggimento, il “28mo Pavia”, costituito per “operazioni psicologiche” e che queste operazioni vengono chiamate più semplicemente “operazioni di informazione”?

Nel nostro cervello, “Operazioni di informazione” fa un effetto diverso rispetto a “operazioni psicologiche”.

il “28mo Pavia”, o l’equivalente USA, Russo, Cinese, Ucraino, ecc., hanno la funzione di studiare tecniche e tattiche che riguardano la psicologia della comunicazione e tutto quello che serve a condizionare le informazioni per procurarsi vantaggi prima, durante e dopo un conflitto.

In questa “guerra”, che stiamo seguendo in diretta: tv, social, internet, ecc. ecc., ci sono degli interpreti che ci fanno pensare che di comunicazione persuasiva e manipolazione delle parole, e delle persone, se ne intendono, e pure tanto!

Secondo Putin e il suo Ministro Lavrov, è in corso una “Operazione speciale”, che suona meglio alle orecchie di chi ascolta o agli occhi di chi legge, rispetto a “invasione di un altro Paese”.

Lavrov: “Non abbiamo in mente di attaccare altri paesi. E prima di tutto non abbiamo attaccato l’Ucraina”. È solo un’”operazione speciale”.

Che poi, secondo il Professore di scienze cognitive George Lakoff, è un errore enorme, Lavrov e Putin, utilizzare la negazione “NON” in quanto non viene compresa dalla nostra parte cosciente, e allora il cervello rinforza ciò che noi vogliamo negare: “Non abbiamo attaccato l’Ucraina” il nostro cervello capisce “abbiamo attaccato …” capite?

Anche quando si parla delle migliaia di “caduti”, che è meglio di “morti ammazzati”, possono essere declinati in maniere diverse: se sono della “nostra” parte, allora sono vittime civili. Se sono degli “altri”, allora sono “militanti”.

E visto che la guerra fa schifo, e nel 2022 fa schifo ancora di più, capita, che ci si uccida anche dalla stessa parte, per sbaglio he, ma visto che è mostruoso dire “le nostre bombe intelligenti hanno ammazzato i nostri soldati”, allora è meglio parlare di: “fuoco amico”.

Quando leggete che questa guerra doveva durare solo due o tre giorni al massimo e ci sono stati “esiti non previsti delle operazioni speciali in corso”, vi stanno dicendo che “mentre stavamo uccidendo gente, ne abbiamo massacrata un po’ più di quel che era stato preventivato” oppure “ops, abbiamo per sbaglio colpito un ospedale pediatrico con donne in procinto di partorire”

Ma questo schifo di guerra non utilizza solo le “parole”, ma anche il dress code dei contendenti.

Si capisce anche dall’abbigliamento utilizzato e dalla prossemica che i due Presidenti hanno strategie di comunicazione diverse.

In video o in foto, un antico Putin si mostra sempre distante da tutti i collaboratori, con uno sguardo freddo e distaccato. 

Il messaggio è chiarissimo: “Assenza totale di empatia”. È solo Lui che ha la valigetta con il bottone rosso. Tutto passa per le Sue mani, e nessuno potrà mai persuaderlo a cambiare idea. E, semmai dovesse accadere, sarà solo e unicamente “la sua volontà”

Di contro, utilizza una più moderna comunicazione Zelensky, e la sua vice, che si presenta sempre in mimetica, attorniato dai suoi ministri e di fatto “annullando le distanze di ruolo”, e lavora sull’empatia, anche quando sollecita l’Europa ad inviare armi e a chiudere le rotte di volo sopra l’Ucraina, lo fa come chi sta combattendo in trincea. 

E questa è una mossa potentissima che attiva, nel cervello di chi lo guarda e lo ascolta, una risposta empatica fortissima. 

 

In conclusione questa guerra in Ucraina ci sta riportando indietro di cento anni ma con una maggiore attenzione, da parte dei contendenti, alla propaganda con tutti gli strumenti che la comunicazione mette a disposizione. 

Questo ci deve portare a fare sempre più attenzione, a ragionare con la nostra testa, a leggere e capire tutte le informazioni che giornalmente ci arrivano dai territori in conflitto e che molto spesso sono condizionate dai social media.

Vi ricordate la ragazzina con il lecca, lecca e il fucile che ha emozionato tutto il mondo?

Ecco, era “solo” una foto scenografica scattata dal papà fotografo professionista.

Ma quella foto ha scatenato un polverone di reazioni emotive e di rabbia, tutte giuste per carità, ma era sempre e solo una foto artistica. 

LA GUERRA È UNA MONTAGNA DI MERDA!

Maurizio Battistelli

Formatore e Business & Sport Coach