La guerra in Ucraina: energetica e ambientale

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Lo shock iniziale di una guerra nel cuore dell’Europa, in un paese interconnesso con la Comunità come l’Ucraina, non accenna a passare perché il conflitto continua. E per i danni creati per una pura questione di potere economico e geopolitico ad un paese democratico e in ascesa. Non sarà possibile cancellare l’orrore di quanto visto fino a qui, i morti e il trauma della popolazione: di chi è rimasto a combattere per la propria libertà sotto le bombe anche per noi; come di chi è scappato dalla propria casa e dal proprio paese per mettere in salvo bambini innocenti. Come accaduto in precedenza anche questo conflitto potrebbe, se duraturo, avere l’esito di cancellare intere generazioni di uomini ucraini. Le conseguenze saranno lunghe e impredittibili al momento. Perché la guerra è ancora accesa sul campo: forse i russi non si aspettavano tanta resistenza sul campo dagli ucraini e neppure la risposta compatta anche se non immediata dell’Europa.

In questo conflitto che sembra un flashback sul Novecento si assiste ad un contrasto tra il vecchio mondo e il nuovo modo (chissà se diventerà mondo) di pensare. È innegabile che le motivazioni che hanno spinto la Russia lo scorso 24 febbraio siano economiche e stringenti: il gas, l’oro russo, senza l’Ucraina, o peggio con Ucraina nell’Europa e poi nella NATO era a rischio. Almeno nella sua funzione di ‘legare’ in primis due paesi della Comunità, in ordine di approvvigionamenti, Germania e Italia, ai buoni e semi servili rapporti con Mosca. Il tutto almeno per il prossimo ventennio, perché questo ricatto russo non poteva ripetersi all’infinito, e non perché il gas sia in esaurimento. Il dibattitto e le azioni sulla transizione ecologica tagliano fuori la Russia dal ruolo di superpotenza ricattatrice mondiale per aprile quello a cui l’aveva destinata Obama: potenza regionale. Perché poi oggi c’è da chiedersi se quello a cui l’aveva destinata l’Europa – mettere “qualcosa” tra noi e la Cina – valga ancora la pena di esistere e non sia meglio trattare con il colosso cinese direttamente.

Questo rigurgito da Guerra Fredda, questo voler tornare alla Grande Russia, per non essere tagliati fuori dalla geopolitica, forse dettato anche da una certa debolezza interna del n.1 del Cremlino, potrebbe accelerare l’epilogo della sanguinosa storia politica dell’ultimo zar. Quello a cui ci ha costretto inseguendo la sua confort zone politica – per esempio parlare di aumentare la produzione del carbone o l’incubo nucleare – potevano sembrare un pessimo scherzo o la trama di un disaster movie pochi mesi dopo l’estenuante trattativa della Cop 26.

Ma non si può non tornare non solo alla follia umana di un potenziale attacco nucleare, e l’escalation che ne deriverebbe. La continua minaccia dell’eventuale disastro alleggia su questo conflitto, parallelamente alle azioni militari volutamente vicine alle diverse centrali. Come un elefantiaco kamikaze che gioca a fare il funambolo sul filo della storia. Come il più classico dei “muoia Sansone e tutti i Filistei”. Da adolescente ricordo quei bambini che d’estate arrivavano da Chernobyl con tutto il corredo di problemi fisici e di paura, tutti i segni di quello che avevano vissuto dall’incidente. Provocarne uno sarebbe inumano. E allora non si può che essere dalla parte dell’Ucraina e a favore di un mondo che progredisca libero, anche dalle minacce energetiche.

Angela Oliva

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